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Vatican News
Afghanistan, bambini in un campo di sfollati interni a Khost Afghanistan, bambini in un campo di sfollati interni a Khost  (AFP or licensors)

Afghanistan, l’importanza delle donazioni internazionali

Al via a Ginevra la conferenza internazionale dei donatori per l’Afghanistan. L’Alto commissario Onu per i rifugiati invita la comunità internazionale a sostenere il Paese, che vive un contesto di crescente violenza dopo l'annuncio del ritiro delle truppe Usa e lo stallo dei negoziati di pace. Luca Lo Presti di Pangea onlus: c’è paura e incertezza per il futuro, ma anche tanta voglia di costruire

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

Il mondo non smetta di aiutare l’Afghanistan. E’ quanto chiede Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, dopo una visita di 5 giorni nel Paese. "Il futuro di milioni di afghani dipende tanto dal successo dei negoziati di pace quanto dall'impegno della comunità internazionale a favore dello sviluppo dell’Afghanistan" ha dichiarato Grandi. In queste ore si apre in Svizzera la conferenza virtuale dei donatori, una due giorni in cui i ministri di una settantina di Paesi e i rappresentanti delle organizzazioni non governative dovrebbero impegnare miliardi di dollari per salvaguardare i progetti di sviluppo in Afghanistan. Il Paese resta nell’instabilità, mentre i colloqui tra il governo afghano e i talebani sono in stallo e dopo l’annuncio del presidente statunitense in carica Trump di ridurre le forze americane in Afghanistan. Solo nel corso di quest’anno circa 300mila afghani sono stati costretti a fuggire dalla violenza, mentre sono 3 milioni gli sfollati e tantissimi i cittadini privati dei mezzi di sussistenza a causa della pandemia. Sostenere l’Afghanistan è sempre importante, non solo in questo momento, sottolinea a Vatican News Luca Lo Presti, presidente di Pangea, onlus italiana presente nel Paese dal 2002 con operatori locali e porta avanti progetti di sviluppo per donne e bambini e di microcredito: “Il problema vero è che in questi anni i fondi per la popolazione sono arrivati, ma non ce n’è percezione. Se consideriamo che solo a Kabul la maggior parte delle strade sono asfaltate e le donazioni dei governi verso le scuole non si vedono perché gli insegnanti non ricevono lo stipendio e le scuole pubbliche sono bloccate”.

Ascolta l'intervista a Luca Lo Presti

La violenza dell’Isis

Sabato 21 novembre, nel giorno degli incontri di Doha tra il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, la delegazione del governo afghano e i negoziatori talebani, il terrore dell’Isis ha colpito a Kabul. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco missilistico sul centro della capitale che ha causato la morte di 10 persone e il ferimento di un’altra cinquantina. Oltre 20 i razzi lanciati, in particolare nella ‘zona verde’, area in cui si trovano le sedi del governo e le rappresentanze diplomatiche straniere. Anche il personale della onlus Pangea si è trovato vicinissimo all’esplosione di uno di questi razzi. “I nostri operatori stavano andando in uno dei nostri ‘Centri donna’ e per fortuna nessuno è rimasto vittima dell’attentato. C’è tanta paura, ma le ragazze che lavorano per Pangea sono molto coraggiose. Ieri parlavamo di come modificare il nostro progetto per lavorare con maggiore sicurezza; c’è tanta incertezza per il futuro, ci sono attentati, rapimenti, ma c’è anche tanta voglia di costruire. Proprio in questo momento non possiamo permetterci di lasciare soli donne e i bambini, che sono sempre gli anelli deboli”.

La fragilità dell'economia afghana 

L'economia dell'Afghanistan, già compromessa da anni di guerra ed instabilità, è destinata a contrarsi di almeno il 5,5% quest'anno a causa dell'impatto della pandemia da Covid-19, secondo quanto sottolineato  dalla Banca Mondiale in un recente rapporto. In una situazione di fragilità che interessa diversi aspetti, da quello sociale a quello economico e sanitario, l’economia del Paese, per il presidente della onlus Pangea, può ripartire solo partendo solo dal basso: “Pangea non guarda ai grandi numeri, ma guarda all’economia delle famiglie, che sono alla fame. Nei primi mesi della pandemia anche i nostri progetti sono stati modificati e abbiamo cominciato a fare distribuzione dei pasti quotidiane alle persone più bisognose. Ora finalmente torniamo a fare microcredito perché le donne, anche nel corso della prima fase di emergenza della pandemia, continuavano a chiederci piccoli prestiti per poter mettere su attività che potessero dare sostegno alla famiglia”.

La storia di Layla

Proprio sul microcredito e sulla formazione punta l’azione della onlus, che ricorda, tra le tante, la storia di Layla, una donna afghana che grazie a un piccolo prestito è riuscita a cambiare la sua vita e quella della sua famiglia. Con il prestito Layla ha acquistato un carretto per la vendita ambulante di legumi e ortaggi. La sua piccola attività si è sviluppata nel tempo, diventando un negozio che oggi gestisce con la sua famiglia, mentre lei stessa è diventata una delle responsabili di un progetto Pangea. E grazie al suo lavoro, le figlie di Layla studiano oggi all’università.

23 novembre 2020, 12:59