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Belarus. L’Ue minaccia sanzioni e Minsk l’uso di armi letali

L’Ue pronta a sanzionare la Belarus di Lukashenko, che risponde alle manifestazioni di piazza con gli arresti. Sullo sfondo il rischio che la protesta possa estremizzarsi e portare le forze dell’ordine ad utilizzare armi letali

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

La crisi in Belarus prosegue senza regredire e sempre più sul filo di minacce, dichiarate e gravi. Da una parte quelle dell’Unione Europea, che ieri aveva avvertito il presidente Lukashenko di essere pronta a sanzionare anche lui, oltre ad altre entità e funzionari di alto rango; dall’altra quelle di Minsk di usare ‘armi letali’ contro i manifestanti, che, dalle contestate elezioni del 9 agosto scorso, scendono pacificamente in piazza per chiedere un nuovo voto e che Lukashenko lasci il potere, che detiene da 26 anni.  Le proteste, finora, hanno visto la dura reazione delle forze dell’ordine, intervenute con cannoni ad acqua e arrestando oltre settemila persone. Una violenza condannata fortemente dall’Ue, che chiede il rilascio dei detenuti arbitrariamente e annuncia misure restrittive, peraltro già imposte in precedenza a una quarantina di persone ritenute “responsabili della natura fraudolenta delle elezioni presidenziali e della repressione violenta delle proteste”.

Le sanzioni Ue potrebbero rivelarsi controproducenti

Le sanzioni dichiarate potrebbero, però, rivelarsi, oltre che tardive, anche controproducenti. Lo conferma Orietta Moscatelli, caporedattore esteri di Askanews, analista di Limes ed esperta di Russia e di area ex sovietica. Per la Moscatelli, in questo momento, tali provvedimenti farebbero “più bene all’Ue, che ritroverebbe una linea comune, una comunità, almeno apparente, di intenti, dopo la fase di evidenti imbarazzanti divisioni”. Queste misure potrebbero però risultare controproducenti – spiega – anche  “perché la lista di quelle poche decine di persone interessate dalle sanzioni non avrebbe conseguenze particolari”. “Forse potrebbe essere un messaggio – aggiunge  – a quella controparte non dichiarata che è la Russia, che sta chiaramente cercando una sua soluzione. L’Unione Europea starebbe quindi anche delimitando lo spazio di quelli che possono essere tenuti dentro a un eventuale dialogo. Certamente però – è l’analisi – è una misura un po' tardiva, incerta, molto cauta e, quantomeno, incompleta”.

Ascolta l'intervista a Orietta Moscatelli

Forte il rischio di arrivare ad un sanguinoso conflitto

La domanda che ci si pone è: quali speranze di successo possono avere le pacifiche proteste? “Quel che è certo – continua la Moscatelli – è che proseguiranno, salvo vere svolte a livello di confronto, non solo tra regime e opposizione, ma anche con le richieste della piazza”. La domanda di cambiamento è divenuta “corale”. Ai giovani in piazza si sono unite anche le generazioni precedenti, tutti chiedono rispetto. La vera svolta, è l’indicazione della giornalista, potrebbe essere all’interno della riforma della Costituzione della Belarus, “alla quale,  in realtà, sembra che stia lavorando più la Russia che Minsk”. Il vero punto è che il rischio di conflitto è netto sullo sfondo e “cresce man mano che si allungano i tempi”. “E’ un processo difficilmente revocabile – aggiunge – ed è anche difficile immaginare che continueremo a vedere all'infinito questi manifestanti così pacifici, così educati”. La Moscatelli si basa anche sulle notizie che arrivano da chi protesta in piazza, così come da colleghi presenti a Minsk, che parlano anche di una parte di manifestanti, seppur minoritaria, che però comincia a tendere verso l’estremizzazione della protesta attuale, il che  “darebbe al regime lo spunto per una ulteriore ondata di repressione violenta che, a quel punto, sfocerebbe per forza in un conflitto, non solo interno, ma anche tra  le  parti politiche esterne che, al momento, stanno con grande difficoltà cercando di ritrovare gli spazi di confronto, come  Ue e Russia”.  

13 ottobre 2020, 15:22