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Un villaggio per orfani in Tanzania

Non è lontano dal Lago Victoria il Villaggio San Francesco. Costruito su un terreno di proprietà della Chiesa, accoglie 49 bambini dai 3 ai 12 anni, tutti orfani, alcuni albini. Aperto nel 2018, è il frutto di un progetto nato più di 10 anni fa

Jean Charles Putzolu – Vatican news

Francesco Testa, artista e musicista napoletano, sentiva la necessità di dare un senso alla sua vita dopo un viaggio di due settimane in Tanzania. È così che è nata “AfricainTesta”, l’associazione che ha costruito e che oggi finanzia il villaggio affidato alle suore della Congregazione delle Piccole Missionarie Eucaristiche (Pme).

Qui si sentono le grida e le risate dei bambini mentre giocano dopo le lezioni. Perché il Villaggio non è soltanto un centro di accoglienza per ragazzi in situazioni di particolare difficoltà. È un luogo di vita, una casa. E anche una scuola, con i suoi insegnanti per imparare un mestiere da grandi. Un giorno dovranno lasciare il villaggio, volare con le proprie ali, lavorare e sostenere una famiglia. Il progetto di Francesco e delle tante persone che lo hanno finora accompagnato prevede questo: offrire un mestiere che garantirà un futuro dignitoso a tutti i bambini che attraverseranno il Villaggio San Francesco. A due anni dell’apertura nessuno dei bambini ha ancora lasciato il villaggio per il mondo del lavoro, è presto. Il più grande oggi ha solo 12 anni, ma lo sguardo di tutti è fissato all’orizzonte.

Il progetto di AfricainTesta ha ricevuto da subito il sostegno dell’arcidiocesi di Muanza e del suo vescovo, monsignor Renatus Leonard Nkwande. Non solo perché nel villaggio si dà ai bambini la possibilità di “affrontare la vita con coraggio e serenità”, come precisa suor Anna, ma anche perché qui sono accolti e protetti bambini albini che in alcune parti della Tanzania, sono perseguitati e uccisi e le loro ossa usate come portafortuna. Una pratica che sembrava quasi scomparsa, ma che da qualche tempo ha ripreso a diffondersi. Con la scuola, con l’educazione e la formazione  –  è la speranza di monsignor Nkwande- si possono superare questi pregiudizi.

Le voci dei bambini

“Mamma è andata a comprare la verdura e non è tornata più, se la Polizia la prende la mette in carcere perché ci ha abbandonati”, dice Jonhatan quando racconta la sua storia. Suor Arta, suor Jenniffer e suor Anna sono sempre al loro fianco, all’ascolto dei drammi che hanno vissuto. La mamma di Esta è morta di Aids, fra le sue braccia. Fino a quando non è stata accolta nel villaggio, Esta non era più andata a scuola. Altri, Jofrei, Elisabeth e Winfrida, raccontano che lavoravano con le mucche e le capre. La scuola veniva dopo, e solo se c’era tempo. Le missionarie vivono con i bambini lo spirito francescano, nel desiderio di una “rigenerazione amorosa dell’umanità”, dice suor Anna.

Non esiste una routine nel villaggio, ogni giorno è diverso anche se il ritmo ha degli orari da rispettare, come la sveglia, la mattina alle 6.00, la colazione e l’inno nazionale e le lezioni fino alle 16.30. Dopo il villaggio si anima con giochi, canti, musica. C’è chi si dà da fare nell’orto o nei vari laboratori che permette ai bambini di prendere confidenza con alcune tipologie di attività professionali. E ridono, nonostante le tante storie dolorose che molti portano nel cuore. Storie di abbandono, di fame, di sacrifici.

Nella scuola del villaggio
Nella scuola del villaggio

Il villaggio è anche per te

Nel Villaggio, è stata costruita anche una casa per ospiti, per chi vuole donare il suo tempo e trascorrere un periodo di volontariato. Vengono medici, pediatri e dentisti per offrire cure ai bambini e per entrare in contatto con un’altra realtà. Questa realtà che 15 anni fa ha colpito in pieno Francesco nel suo primo viaggio e che intende fare vedere ad altri, invitandoli a lasciare, per un paio di settimane, il proprio “divano”, per usare le parole di Papa Francesco ai giovani, e compiere uno “sforzo tenace per raggiungere mete importanti”.

Il cantiere per la costruzione di nuove strutture nel villaggio
Il cantiere per la costruzione di nuove strutture nel villaggio

Ci sono voluti circa quattrocento mila euro per costruire il Villaggio San Francesco. L’associazione AfricainTesta onlus ha una fitta rete di amici e donatori. A Napoli, ogni anno Francesco raduna altri cantanti e musicisti per organizzare un concerto a favore del villaggio. Ogni anno, sono necessari dai 40 ai 45 mila euro per assicurare il suo funzionamento, per lo stipendio di 13 dipendenti e insegnanti, per i pasti e le cure dei bambini. Quest’anno, la situazione si è fatta più complicata. A causa della pandemia non si è potuto organizzare il concerto. Allora Francesco e tutti i membri dell’associazione si mobilitano per trovare i fondi necessari. A Balili, il villaggio sta continuando a crescere; un nuovo cantiere è stato aperto par la costruzione di altre sette strutture. Ci sarà una mensa, due dormitori per ospitare 40 persone, una sala conferenze e altri tre edifici per le attività produttive. Questa nuova parte del villaggio è destinata a preparare il futuro dei bambini, ma non solo: è lì che la popolazione locale troverà uno spazio per imparare un mestiere.

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12 ottobre 2020, 09:00