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Papa Francesco in visita a Strasburgo, al Consiglio d'Europa (25 novembre 2014) Papa Francesco in visita a Strasburgo, al Consiglio d'Europa (25 novembre 2014) 

Il sogno di Francesco per un'Europa unita e solidale

Alla Radio Vaticana una trasmissione con Enrico Letta e padre Francesco Occhetta sull’importanza della visione di Francesco per l’Europa al tempo della pandemia. Il Papa, è stato sottolineato, aiuta i popoli europei a rifiutare lo “scontro di civiltà” e a impegnarsi per un futuro che metta al centro la fraternità

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Nel tempo drammatico della pandemia, Papa Francesco esorta l’Europa a rinnovare il sogno dei suoi “padri fondatori” e a trovare un nuovo slancio nella solidarietà. E’ quanto sottolineato nella trasmissione “La Finestra del Papa” di Radio Vaticana, condotta da Fabio Colagrande, nella quale – a partire dal messaggio di Francesco in occasione del 50.mo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l'Unione Europea – si sono confrontati Enrico Letta, presidente dell’Istituto Jacques Delors, padre Francesco Occhetta, direttore dei corsi di Dottrina Sociale della Fondazione Centesimus Annus, e il vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione, Alessandro Gisotti. “Mi ha colpito – ha detto Letta – il passaggio molto forte e importante nel quale Papa Francesco fa chiaramente riferimento al fatto che il discorso sull’Europa deve essere un discorso sul futuro, non deve essere un discorso sul passato”. Il Papa, ha proseguito l’ex presidente del Consiglio italiano, “ripete con grande forza che non dobbiamo fermarci a guardare il passato come fosse un album di ricordi”.

Dal canto suo, padre Francesco Occhetta ha centrato l’attenzione sui sogni del Papa evocati in questo ultimo messaggio come già in altri interventi del Pontefice sull’Europa. “Il sogno – ha detto – è ciò che è contrario all’incubo. Quando una persona sogna è perché è legata a desideri che non gli vengono dati ma sono messi nel cuore come creatura dal Creatore. Il sogno, dunque, è una categoria teologica importante”. Ecco perché, ha proseguito il gesuita, il Papa chiede che la comunità dei cristiani europei debba, muovendosi da questi sogni, “sbilanciarsi più sulla speranza che non sulle paure perché le paure fondamentalmente ci fanno chiudere”. Ma come rendere concreto questo sogno? “Anzitutto – è l’opinione del docente della Gregoriana – dando la parola a chi sta facendo la resistenza in questo momento storico: gli ammalati, gli operatori sanitari, gli operatori anche dei media, che pongono nello spazio pubblico parole vere e di speranza e non parole false. Loro li dobbiamo ascoltare. E poi dobbiamo sbilanciarci nell’ascoltare i giovani”.

Rimanendo sul momento storico che stiamo vivendo, contrassegnato dalla pandemia, Alessandro Gisotti ha messo in luce l’attualità dell’affermazione di Alcide De Gasperi, per il quale “solo se saremo uniti saremo forti, solo se saremo forti saremo liberi”. Un principio, ha osservato, che riporta al tema dell’unità e della solidarietà, tante volte richiamato da Papa Francesco. Quindi, soffermandosi sui nazionalismi che riemergono in Europa, il vicedirettore editoriale di media vaticani ha affermato che questi “non hanno risposte efficaci di fronte a un fenomeno che non conosce confini come la pandemia”. “Chiudersi in se stessi – ha proseguito – porta solo a contrapposizioni e conflitti, mentre va perseguita con pazienza e coraggio la via della fraternità, come ci chiede il Papa, da ultimo con la sua Enciclica Fratelli Tutti”. Sulla stessa linea la riflessione di padre Occhetta. “Noi come credenti – ha commentato – abbiamo contribuito a vivere e a far vivere l’Europa in una dimensione inclusiva”. Anche con questo Messaggio, ha aggiunto, “il Papa ci chiede di recuperare le silenziose radici cristiane che hanno nutrito e garantito non solo al continente spiritualità e cultura, ma anche memoria di fraternità”.

A Enrico Letta è stato chiesto un commento sul terribile attacco terroristico a Nizza che ha riproposto da parte di alcuni la questione dello “scontro di civiltà”. “Credo – ha detto il presidente dell’Istituto Jacques Delors – che dobbiamo fare di tutto perché non ci sia tale scontro, perché se così diventasse ci sarebbe la guerra”, “un futuro drammatico”. Per l’ex premier italiano, “c’è bisogno di fare di tutto perché i nostri Stati abbiano la forza per bloccare e prevenire attentati come quello di Nizza, ma al tempo stesso bisogna evitare di cadere nel grandissimo errore di tramutare questo in uno scontro di civiltà”.

31 ottobre 2020, 12:30