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Violenze in Nigeria, don Fidelis: “Ascoltiamo i giovani”

Almeno 12 i manifestanti morti a Lagos in Nigeria nelle proteste che non si fermano contro le violenze della polizia. Inutili finora gli appelli al dialogo. Tra le voci più insistenti quella della Chiesa. Don Joseph Fidelis nella nostra intervista sottolinea come sia un diritto dei giovani l’essere ascoltati, denunciando al tempo stesso atti violenti contro chiese cristiane

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Dopo l'Onu anche il presidente della Commissione dell'Unione africana, Moussa Faki Mahamat, ha "condannato con forza" le violenze contro i manifestanti in Nigeria ed ha invitato a "privilegiare il dialogo". Martedì scorso l’esercito e la polizia nigeriani, stando a quanto riportano le agenzie internazionali, hanno represso due manifestazioni di protesta a Lagos, aprendo il fuoco sulla folla. Secondo il bilancio fornito da Amnesty International, ci sono stati almeno 12 morti. Decine i feriti. Le forze armate nigeriane hanno respinto le accuse di aver sparato sui manifestanti, definendole “fake news”.

Lo scioglimento della Sars 

I manifestanti hanno chiesto già da settimane la soppressione del reparto speciale anti-rapina (Sars), un corpo scelto accusato di aver violato costantemente la legge nel corso degli anni, commettendo violenze e omicidi ai danni dei cittadini. Sebbene il presidente Muhammadu Buhari abbia annunciato lunedì scorso lo scioglimento della Sars, i disordini in piazza sono continuati ed è aumentato il numero di vittime. “La Sars è stata sciolta, ma è stato costituito un nuovo gruppo e questo i giovani non lo accettano”, spiega nella nostra intervista don Joseph Bature Fidelis, della diocesi di Maiduguri. “Negli ultimi tre giorni un gruppo ha iniziato a manifestare contro questi giovani e sono aumentate le violenze - aggiunge il sacerdote nigeriano -, i ragazzi erano disarmati e portavano solo le bandiere del Paese”.

Le richieste dei giovani

Ma cosa chiedono esattamente i manifestanti? “All’inizio lo scioglimento della Sars, ma adesso si sono aggiunte molte altre richieste, compreso un risarcimento per i familiari delle vittime ed un processo per i poliziotti”, afferma don Fidelis.

Ascolta l'intervista a don Joseph Fidelis

Tra i manifestanti c’è il timore che il gruppo possa solo aver cambiato nome, tanto che l’hashtag usato sui social per coordinarsi #endSars è tramutato in poche ore in #endSwat, dal nome del nuovo corpo. I giovani chiedono non solo che venga prevista una maggiore formazione per i poliziotti, ma anche che vengano aumentati i loro stipendi, così da sfavorire corruzione e violenza nel Paese africano.

Il ruolo della Chiesa 

“La Chiesa invita sempre al dialogo, lavora per costruire la pace e lo fa anche in questa occasione”, aggiunge don Fidelis parlando del ruolo dei religiosi cristiani nel Paese. “Il presidente della Conferenza Episcopale Nigeriana, l'arcivescovo Augustine Obiora Akubeze, ha già scritto una lettera chiedendo al Governo di ascoltare questi ragazzi perché la loro richiesta è vera". C'è però un rischio. "Alcune bande di ragazzi hanno approfittato di queste tensioni, dando già fuoco a due chiese. Il timore è che la violenza porti ad un conflitto anche religioso, mentre la Chiesa - conclude il sacerdote nigeriano - è impegnata anche in questa occasione a favorire il dialogo, il confronto tra il Governo ed i manifestanti". 

22 ottobre 2020, 12:36