Cerca

Vatican News

Il Papa: la Carta dell'Onu, riferimento di giustizia e pace

A 75 anni dall'entrata in vigore dello Statuto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Francesco ribadisce che "occorre evitare la guerra assicurando il dominio del diritto e il ricorso al negoziato e all’arbitrato". A Roma si apre “Human Rights”, esposizione con 163 immagini dell’archivio fotografico dell’Onu che raccontano le missioni civili e militari dell’organizzazione

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

"Se vogliamo uno sviluppo umano integrale per tutti, occorre evitare la guerra assicurando il dominio del diritto e il ricorso al negoziato e all’arbitrato. La Carta delle Nazioni Unite, applicata con trasparenza e sincerità, è un punto di riferimento di giustizia e di pace". Con questo tweet Papa Francesco, sul suo account @Pontifex, ricorda il 75 esimo anniversario della nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).

"Human rights", le foto della storia dell'Onu in mostra a Roma

Un compleanno importante, festeggiato anche con le foto di 75 anni di vita, da quel 24 ottobre 1945 che segnò l’entrata in vigore dello Statuto dell’Onu, dopo la ratifica della maggioranza degli Stati firmatari, fino ad oggi. Nella giornata delle Nazioni Unite, apre a Roma la mostra “Human Rights. La Storia dell’Onu (e del Mondo) nelle più belle immagini della United Nations Photo Library”, visitabile fino al 28 novembre nello Spazio5, in via Crescenzio, a pochi passi da san Pietro.

Il Papa: la strada è il rafforzamento del multilateralismo

L’anniversario del 24 ottobre è stato preparato anche dalle parole di Papa Francesco alla 75esima Assemblea generale della Nazioni Unite, un mese fa, il 25 settembre, quando ha ricordato le due vie possbili che si prospettano al mondo nella crisi attuale, aggravata dal Covid-19. “Una porta al rafforzamento del multilateralismo – spiegava il Papa nel videomessaggio inviato all’Onu - espressione di una rinnovata corresponsabilità mondiale, di una solidarietà fondata sulla giustizia e nel compimento della pace e l'unità della famiglia umana, progetto di Dio sul mondo; l'altro, dà preferenza a atteggiamenti di autosufficienza, nazionalismo, protezionismo, individualismo e isolamento, tralasciando i più poveri, i più vulnerabili, gli abitanti delle periferie esistenziali. E certamente sarà dannoso per l'intera comunità, causando autolesionismo verso tutti”.

Il cardinale Parolin: rispondere alle speranze dei popoli

Prima di Francesco, il 22 settembre, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, aveva sottolineato, intervenendo alla commemorazione dei 75 anni di vita dell’Onu, che le Nazioni Unite restano necessarie per rispondere alle speranze dei popoli, di pace e armonia tra Stati, di difesa della dignità umana, vicinanza e cura di povertà e sofferenze e progresso della giustizia.

Le immagini dell’archivio delle Nazioni Unite

Protagoniste della mostra “Human Rights” sono 163 foto, di cui 60 stampate e le altre proposte in foto-proiezione sul grande schermo, scelte tra le 800mila conservate dall’archivio storico fotografico delle Nazioni Unite (di cui un quarto digitatilizzate e disponibili su richiesta), dal curatore Alessandro Luigi Perna, giornalista specializzato nella valorizzazione di archivi di immagini. Una mostra realizzata in occasione del 70 esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (10 dicembre 1948) ed esposta con successo tra l’autunno 2018 e la primavera 2019, presso “la Casa di Vetro” di Milano.

Afghnistan, il cartello dove passerà l'Autostrada asiatica progettata dall'Onu,  Un photo / WTU
Afghnistan, il cartello dove passerà l'Autostrada asiatica progettata dall'Onu, Un photo / WTU

Istantanee che hanno fatto storia

Tra le prime immagini, il presidente Usa Roosevelt e il primo ministro britannico Churchill discutono a bordo della nave da guerra “Prince of Wales”, dove hanno sottoscritto la Carta Atlantica. E’ il 14 agosto 1941, e nella mente dei leaders dei due stati fondatori dell’Onu sta prendendo forma la futura organizzazione. Che diventerà realtà nella conferenza di san Francisco, dal 25 aprile al 26 giugno 1945, nella Opera House, dove si vede, un una seconda immagine, un addetto dello staff aggiunge il cartello dell’Argentina nel posto riservato ai rappresentanti del Paese sudamericano. Tra i due eventi, il tragico buio della ragione portato in Europa dal nazismo, raffigurato dal volto terrorizzato, dai pantaloncini corti e dalle mani alzate del ragazzino ebreo del ghetto di Varsavia catturato dalle SS e costretto a marciare fino al luogo dove sarà trasferito in un campo di sterminio.

Il progetto “History & Photography”

Tutte le foto in mostra sono accompagnate da testi di taglio giornalistico, caratteristica di ogni esposizione del progetto “History & Photography”, che ha l’obiettivo di raccontare la storia con la fotografia (e la storia della fotografia) al grande pubblico e agli studenti, valorizzando gli archivi storici fotografici nazionali e internazionali. Le immagini sono testimonianze storiche delle più importanti missioni civili e militari che hanno visto l’Onu protagonista, dalla guerra di Corea alle guerre d’indipendenza africane, con i “caschi blu”, dalle infrastrutture per modernizzare l’Asia, come l’Autostrada asiatica internazionale, alle azioni umanitarie condotte soprattutto da agenzie dell’Onu come Unicef, Unhcr e Pam.

Perna: l’Onu è cambiata, come la sensibilità del mondo

L’ esposizione, chiarisce il curatore, vuole anche raccontare “come è cambiata nel corso del tempo la sensibilità del pianeta nei confronti di alcune della questioni di fondo che animano le società contemporanee, come l’estrema povertà di alcuni Paesi, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la diffusione dei diritti umani e della democrazia, la giustizia, la questione femminile, il numero crescente di anziani, l’esplosione demografica, la sostenibilità ambientale, le migrazioni”. Ecco come Alessandro Luigi Perna presenta “Human Rights” a Vatican News.

Ascolta l'intervista ad Alessandro Luigi Perna

R.- Le 160 foto protagoniste della mostra spiegano perché nascono le Nazioni Unite, durante la Seconda Guerra Mondiale, per evitare che ci sia un nuovo disastro mondiale come quello del secondo conflitto con l'olocausto e nel contempo raccontano la storia dell'Onu, di come si è evoluta e di come si è evoluta la sensibilità del mondo. Perché l'Onu ha spesso risposto ai cambiamenti di sensibilità, di cultura che ci sono stati nelle società contemporanee, per cercare di risolvere i problemi che di volta in volta venivano sentiti come più pressanti nel corso del tempo. Nello stesso tempo racconta anche la storia del mondo, con un focus ovviamente sui Paesi dove l’Onu è intervenuta.

Come si riesce a cogliere, nel viaggio nel tempo che la mostra permette, come è cambiata la sensibilità del mondo sulla tutela della pace della, giustizia e dei diritti umani che sono la base dalla sua nascita dell’Onu?

R. – Dal fatto che mentre all’inizio l’Onu interviene soprattutto in Europa, per risolvere i danni che sono stati fatti della seconda guerra mondiale e poi amplia il proprio raggio d'azione, successivamente nascono tutta una serie di strutture dell'Onu che portano avanti differenti progetti nei vari ambiti, per esempio, la Fao che si occupa dell'alimentazione. Poi nascono tutta una serie di strutture come la Banca mondiale che aiuta lo sviluppo economico dei vari Paesi. Poi nascono una serie di iniziative a favore dell'emancipazione femminile, e da un certo punto diventa prioritaria la questione ecologica e quindi di nuovo c'è l'intervento dell’Onu. Poi diventa centrale ed essenziale affrontare le questioni della demografia e nello stesso tempo dell'invecchiamento della popolazione e nascono tutta una serie di iniziative. E nello stesso tempo cambia anche in qualche modo la struttura dell'Onu che è un grosso paradosso per certi versi.

Come emergono le contraddizioni politiche ed ideologiche dell'Onu, come quella dei paesi aderenti che non condividono i principi fondanti delle Nazioni Unite?

R. – L’Onu nasce con una forte spinta ideale che però poi deve fare i conti con la realtà. Nazioni Unite, in realtà, è il nome che Stati Uniti Gran Bretagna danno nella seconda guerra mondiale a quelli che comunemente sono chiamati alleati, un'alleanza contro il nazismo. Ma gli stessi Stati Uniti e Gran Bretagna che sono i Paesi, diciamo fondatori hanno delle contraddizioni enormi. Negli Stati Uniti c'è ancora discriminazione nei confronti delle persone di colore, che andrà avanti fino agli anni Sessanta e a livello culturale fino ad oggi. La Gran Bretagna è un impero coloniale. Quindi sebbene i due paesi fondano le Nazioni Unite per difendere la libertà, la democrazia, e i diritti individuali hanno in seno delle enormi contraddizioni. Queste contraddizioni poi si ingigantiscono quando entra nell’Onu anche l'Unione Sovietica che all'epoca era più grande dittatura del pianeta. All’Onu si vede parlare della gente che, guardando adesso indietro, sono delle figure ambigue. In generale, ricordiamoci poi che l’Onu non è una struttura democratica e per certi versi è un bene, perché la maggior parte dei paesi del pianeta, non sono democratici. E’ recente il dibattito se uscire dalla logica dell’ Onu e fare una Lega delle democrazie che è la direzione alla quale stanno pensando alcuni dei cosiddetti Paesi democratici, coinvolgendo L’India e la Corea del Sud.

Piccoli austriaci che attendono il cibo dell'Unicef, 1946, UN Photos
Piccoli austriaci che attendono il cibo dell'Unicef, 1946, UN Photos

Ci descriva due foto emblematiche di questa mostra…

R. - La prima, questi bambini austriaci che nel 1946 chiedono da mangiare: il primo intervento che fa l’Onu è soprattutto in Europa, dove ci sono milioni di profughi e bisogna assolutamente fare qualcosa per dare da mangiare alla popolazione, con milioni di bambini che sono orfani. Questa foto racconta anche di come l’Onu abbiamo sviluppato tutta una serie di attività che hanno aiutato lo sviluppo, l’emancipazione femminile, la lotta alle malattie endemiche, gli interventi a livello globale quando c’erano delle carestie per esempio in Africa. E poi un’altra foto emblematica è quella che mostra una ragazzina coreana, che porta sulle spalle un fratellino e dietro c’è un carrarmato. Siamo nella guerra di Corea, nel 1951, ed è il primo conflitto armato in cui truppe dell'Onu sono intervenute. Il primo di una serie di conflitti che poi progressivamente avranno un carattere diverso perché non più conflitti offensivi. L’Onu manderà le tue truppe per interporsi come forza di pace. La guerra in Corea è forse l’unico vero conflitto dell’Onu, perché poi avrà una logica militare diversa.

Gli orari di apertura di una mostra che è anche sul web

La mostra, aperta fino al 28 novembre, è visitabile il sabato dalle 11 alle 20, e dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20. Scuole e università possono accedere anche al mattino, previa prenotazione. Ma i professori e privati possono utilizzare le immagini in mostra per lezioni e presentazioni anche via web.

Photogallery

"Human Rights", la storia dell'Onu in 163 scatti
24 ottobre 2020, 08:30