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Tagikistan,  Emomali Rakhmon rieletto presidente Tagikistan, Emomali Rakhmon rieletto presidente  (NAKIB)

Presidenziali in Tagikistan, Rakhmon confermato

Il presidente tagiko Emomali Rakhmon è stato riconfermato alla guida del Paese, secondo i risultati preliminari delle elezioni di ieri. Intervista al professor Marco Lombardi dell’Università Cattolica

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

Ancora sette anni alla presidenza per Rakhmom, che ottiene oltre il 90 per cento dei consensi e si appresta a diventare il leader più longevo dei Paesi ex sovietici. Presidente dal 1992, il 68enne presidente tagiko è stato riconfermato per il suo quinto mandato consecutivo. Per Marco Lombardi, direttore del dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica, il risultato di questa elezione non è inaspettato e queste alte percentuali si trovano oggi in tutti questi Paesi dell’Asia centrale, ex Paesi satelliti della dissolta Unione Sovietica.

Ascolta l'intervista al professor Lombardi

Opposizione simbolica

Da più parti viste come elezioni scontate, alle presidenziali di ieri, oltre a Emomali Rakhmon, supportato dalla Federazione dei sindacati indipendenti, l'Unione dei giovani e il Partito democratico popolare del Tagikistan, c’erano altri 4 candidati: Rustam Latifzoda del Partito Agrario, Abduhalim Ghafforov del Partito Socialista, Rustam Rahmatzoda del Partito della Riforma Economica e Miroj Abdulloyev del Partito Comunista. L'unico partito considerato di opposizione, quello dei socialdemocratici, ha boicottato il voto. Nessuna elezione è mai stata riconosciuta come equa dagli osservatori dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa OSCE).

Il confronto col Kirghizistan

Il professor Lombardi, nella sua intervista a Vatican News, analizza anche il risultato delle presidenziali tagike alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni in Kirghizistan: “Al di là di questo perdurare del potere per lungo tempo, quello che sta dinamizzando un po’ tutti i Paesi, ed è quello che cambia rispetto al passato, è una progressiva mobilitazione delle piazze. Il Kirghizistan in questi ultimi giorni ha fatto pensare a moti molto simili alla cosiddetta guerra dei tulipani del 2005, agli scontri violentissimi del 2010 e agli attuali molto vicini a una guerra civile”.

Il Paese più povero dell’Asia centrale

Considerato il Paese più povero dell’Asia centrale e dell’ex Unione Sovietica, il Tagikistan conta circa 9 milioni di abitanti. Alle urne, secondo i dati fino ad ora diffusi, si è recato l’85 per cento dei 4,9 milioni di elettori registrati. Centinaia di migliaia di tagiki lavorano in Russia o in Kazakistan, soprattutto nei cantieri, per poter inviare denaro alle proprie famiglie. Ma la pandemia di coronavirus ha ulteriormente gravato sull’economia tagika, perché molti degli immigrati all’estero hanno perso il lavoro. Il Paese, al confine con l'Afghanistan, tra il 1992 e il 1997 ha vissuto una guerra civile tra il potere filocomunista e i ribelli fondamentalisti musulmani, che ha provocato più di 100mila morti.

12 ottobre 2020, 13:08