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I manifestanti festeggiano l'esito del referendum a Plaza Italia nella capitale Santiago I manifestanti festeggiano l'esito del referendum a Plaza Italia nella capitale Santiago 

Cile: trionfa il sì ad una nuova Costituzione

La grande maggioranza dei cileni ha deciso, con un referendum, che un nuovo testo sostituirà quello in vigore, risalente ai tempi di Pinochet. Lo preparerà un'Assemblea costituente da eleggere nell'aprile 2021, per un cambiamento richiesto dai movimenti di piazza. Il presidente Piňera: l'unità ha prevalso sulla divisione

Michele Raviart - Città del Vaticano

Con una maggioranza del 78,3% i cittadini cileni hanno approvato la scelta di redigere una nuova Costituzione per il Paese, che andrà a sostituire quella ereditata da Pinochet. Un referendum – “plebisicito” per i cileni – nato dalle proteste di piazza che da un anno segnano la vita politica dello Stato sudamericano.

L'ultima eredità di Pinochet

Un movimento senza leader e senza partiti politici che chiede di mettere in discussione l’impianto socioeconomico neoliberista del Cile e le sue disuguaglianze, simboleggiate proprio dalla Costituzione approvata durante la dittatura che ha governato il Paese dal 1973 al 1990. Sebbene il testo sia stato più volte emendato per ridurre il ruolo dell’esecutivo e dei militari, per i manifestanti rimaneva un forte sbilanciamento del settore privato rispetto a quello pubblico, impedendo di fatto riforme nella sanità, nelle pensioni e nell’istruzione.

Una società diseguale

“Si avvia un percorso teso a chiudere con la dittatura”, spiega a Vatican News Raffaele Nocera, docente di storia dell’America Latina all’Università orientale di Napoli. “Il Cile”, aggiunge, “nonostante i risultati ottenuti in questi anni sul piano della lotta alla povertà e alla riduzione delle disparità continua ad essere un Paese profondamente diseguale, dove un quarto della ricchezza nazionale è in mano all’1% della popolazione”. “Questa società e questo modello economico è quella imposto attraverso la costituzione autoritaria voluta da Pinochet”, sottolinea, “una società piegata agli interessi del grande capitale”.

Ascolta l'intervista integrale a Raffaele Nocera

Ad aprile l'Assemblea costituente

Parallelamente alla scelta di riformare la Costituzione, i cileni hanno anche deciso che il nuovo testo sarà redatto da un’Assemblea costituente di 155 membri, che saranno eletti contestualmente alle elezioni amministrative dell’11 aprile 2021. L’Assemblea, che dovrà approvare la nuova Costituzione a maggioranza di due terzi, sarà composta al 50% da donne e avrà una quota di delegati in rappresentanza delle popolazioni indigene. Il testo finale dovrà essere poi approvato da un nuovo referendum nel secondo semestre del 2022.

"Un trionfo della democrazia"

“Ha trionfato la cittadinanza e la democrazia, l’unità sulla divisione, la pace sulla violenza e questo è un trionfo dei cileni - ha affermato il presidente Sebastian Piňera - che dovrebbe riempirci di gioia e speranza”. Lo stesso capo dello Stato aveva invitato i cittadini a votare, pur non esprimendo la sua preferenza, essendo i quattro partiti di destra al governo divisi sul referendum, al contrario dell’opposizione di sinistra favorevole al cambiamento.

Alta l'affluenza

E i cileni hanno risposto al suo appello: pltre la metà dei quasi 15 milioni di aventi diritto al voto ha infatti partecipato al referendum, in quello che è il migliore tasso di affluenza dal 2012, quando il voto ha cessato di essere obbligatorio. Gli elettori non sono stati fermati neanche dalle rigide restrizioni per arginare il coronavirus, che pure avevano rallentato le proteste dello scorso anno, in cui morirono 36 persone e centinaia furono i feriti negli scontri con le forze dell’ordine.

 

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26 ottobre 2020, 12:06