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Italia, fiera dell'automazione e del digitale per l'industria Italia, fiera dell'automazione e del digitale per l'industria  (ANSA)

Il Recovery Fund occasione di sviluppo per il Sud Italia

Al Mezzogiorno la situazione delle infrastrutture è precaria e l'arrivo dei fondi europei, in seguito alla crisi economica legata al coronavirus, può fare la differenza. L'economista Gaetano Fausto Esposito ai nostri microfoni rilancia: "Puntare su digitalizzazione, ferrovie e tutela dell'ambiente"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

La prossima settimana cruciale sarà per individuare le priorità per il Recovery Fund. Delineate infatti le linee guida ora bisogna capire come far diventare progetti concreti, di sviluppo i 209 miliardi, tra sussidi e prestiti, messi a disposizione dell’Europa. Per l’economista Gaetano Fausto Esposito, esperto di Commercio intrenazionale, si tratta di "una grande occasione per il Sud Italia, perché sicuramente avrà un forte impulso in termini di infrastrutture, di comunicazione”.

[ Audio Embed Ascolta l'intervista a Gaetano Fausto Esposito]

“Ricordiamo che abbiamo al Sud situazioni molto precarie dal punto di vista delle reti più avanzate per la trasmissione dei dati. E dato che il Recovery Fund pone una grande attenzione chiaramente a livello Paese a quello che è il tema della digitalizzazione, da questo punto di vista ci saranno delle prospettive interessanti - dice Esposito - Un'altra delle forti priorità del Recovery Fund è quello dell’ambiente. Sappiamo che a questo ambito verrà dedicato circa il 37% delle risorse del Recovery Fund. In molte realtà del Mezzogiorno le situazioni ambientali, i problemi del degrado incluso quello non soltanto da inquinamento ma quello idrogeologico, sono molto complessi. Quindi, sommando insieme le due priorità, ossia ambiente e digitalizzazione, che a livello Paese potrebbero fare circa il 60% della destinazione delle risorse del Recovery Fund, noi dovremmo avere anche nel Mezzogiorno un grande vantaggio. Ma direi che non è solo il Recovery che può dare questo tipo di spinta per lo sviluppo delle Mezzogiorno, ma il complesso della manovra di politica di crescita che è stata immaginata già con il piano del Sud".

La carenza di infrastrutture, soprattutto ferroviarie e autostradali, quanto ha inciso sull’arretratezza del Sud?

R. - La struttura del Mezzogiorno è fortemente parcellizzata in sistemi locali. Inoltre, consideriamo che il Mezzogiorno, pur avendo un sistema industriale meno presente rispetto a quanto riguarda il Centro-nord, ha comunque una forte caratterizzazione di ordine turistico. Soprattutto per quanto riguarda l'ambito internazionale, il sistema delle comunicazioni appare centrale. E nella misura in cui, noi speriamo terminato questo periodo non particolarmente favorevole per effetto della pandemia, la situazione possa ritornare alla normalità, sicuramente un migliore incremento delle infrastrutture potrà portare a una crescita dei movimenti in generale. In larga parte del Mezzogiorno dal punto di vista ferroviario, abbiamo fortissime carenze sul tema dell'Alta Velocità, e quindi questo, sotto molti aspetti, scoraggia tantissimo il movimento passeggeri. Al Sud abbiamo un sistema autostradale discreto, che però riguarda le principali dorsali, mentre invece larga parte delle località minori vengono tagliate fuori da questi flussi.

Ci sono altre filiere da sviluppare? Pensiamo a tutto il comparto del manifatturiero..

R. - Il Sud, a macchia di leopardo, ha dato segnali di vitalità interessanti. Generalmente si immagina che, nel Mezzogiorno, tutto il comparto e la filiera dell'agroalimentare siano quelle più presenti. E questo è vero. Però abbiamo anche eccellenze in alcuni settori specifici, pensiamo per esempio ad alcuni aspetti che riguardano il chimico, al farmaceutico, ad alcuni nuclei di vitalità interessanti che riguardano anche il settore della moda. Quindi abbiamo tutto un sistema che andrebbe meglio collegato, e che riguarda anche in maniera specifica il discorso della subfornitura di qualità. E questo grazie anche a un sistema di comunicazioni che renda meno complessi i collegamenti, e agevoli la possibilità di queste imprese di collegarsi con mercati più ampi. Nel Mezzogiorno abbiamo una capacità di vendita sui mercati internazionali ancora molto modesta, sebbene ci sia stato negli ultimi anni qualche timido segnale di apertura internazionale. Questo dipende anche dal fatto che c'è un isolamento di molte di queste imprese da quelli che sono i principali mercati internazionali, e quindi un incremento di potenzialità da questo punto di vista non può che giovare anche al complesso manifatturiero.

19 settembre 2020, 11:52