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Eldorato, quando il vero oro è l'accoglienza

In occasione della Giornata mondiale del migrante, del 27 settembre, le porte della Basilica Superiore di San Francesco d'Assisi sono avvolte da oltre 20 metri di coperte termiche. Il progetto artistico di Giovanni De Gara nasce nel 2018: un viaggio partito dall’Abbazia di San Miniato al Monte a Firenze per tenere alta l'attenzione sul tema dell'accoglienza

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

L'istallazione sarà visibile fino al 27 settembre ma per comprendere il progetto che De Gara porta avanti con grande determinazione dal 2018, bisogna iniziare dalla leggenda di Eldorado, nata da un fraintendimento. La mitica terra, che si credeva favolosamente ricca d’oro e di pietre preziose, fu cercata per tutto il XVI secolo. Un vero e proprio sbaglio: i primi colonizzatori spagnoli della Colombia pensavano fosse un luogo, molto probabilmente si trattava invece di un rito sacro. Poi c'è il nome, con la sua radice ebraica "El" che fa riferimento a Dio. Ma è lo stesso artista ad entrare nei particolari del suo progetto e della scelta di trasformare Eldorado in Eldorato, spiegando come il miraggio di una terra fantastica trasformi ogni cosa:

Ascolta l'intervista a Giovanni De Gara

R. - E' un po' quello che succede ai profughi e migranti che partono per attraversare il mare senza sapere dove andranno pensando di arrivare in una terra dove troveranno lavoro e benessere.

R. - Ma poi, nella migliore delle ipotesi, quello  che trovano - se sopravvivono - è una copertina termica. Quindi, diciamo che è un po'  questa illusione che dà al nome un significato di contraffazione. Allo stesso tempo, Eldorato porta il suffisso "El", che deriva dall'ebraico El, che è la radice di Eloim - Dio - e quindi Eldorato è anche "Dio dorato", in quanto si è sempre usato l'oro in passato per raffigurarlo proprio perché era il materiale più  pregiato e più luminoso. Secondo me, di questi tempi, si raffigura meglio Dio con questa coperta termica, che è un oro povero, che accoglie tutti e che salva tutti. Quindi, il vero oro della Chiesa è il messaggio di fraternità di salvezza e di accoglienza.

 Il progetto però  nasce già qualche anno fa...

R. - Nasce a giugno del 2018. Era stato presentato a marzo ma poi è partito qualche giorno dopo la chiusura dei porti. Così dal 28 giugno e per due anni ho attraversato tutta l'Italia. Ho fatto circa settanta chiese cristiane - sia cattoliche che protestanti - e anche edifici simbolici...comunque prevalentemente chiese perché mi interessa molto che la Chiesa sia aperta e che dia un segno forte di accoglienza senza fare distinzioni.

 Papa Francesco è sempre stato molto coerente sul tema dell'accoglienza...

R. - Certo, infatti questo progetto se non ci fosse stato Papa Francesco forse non lo avrei portato fino a questo punto. E' proprio perché per lui è un tema fondamentale che ho deciso di andare  avanti. Gli ho scritto a fine luglio facendogli un resoconto di tutto e chiedendogli quale chiesa potrei fare a Roma...che poi dovrebbe essere l'ultima  tappa dopo Assisi.

Avete già la risposta?

R. - La risposta ancora non ce l'ho avuta perché gli ho scritto insieme all'abate di San Miniato al Monte - l'abate che ha guidato gli esercizi spirituali l'anno scorso - a fine luglio, e quindi ancora non abbiamo avuto una risposta, ma confidiamo che a breve ci dovrebbe arrivare.

26 settembre 2020, 12:30