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Mostra del Cinema di Venezia 2020: il Premio Bresson a Pupi Avati

Il prestigioso riconoscimento della Fondazione Ente dello Spettacolo, giunto alla 21esima edizione, è stato consegnato al Lido di Venezia all’81enne regista emiliano, che in 54 anni di carriera ha “scandagliato le dimensioni più autentiche dell’essere umano – spiega il presidente Feds monsignor Milani - e ne ha ricercato il senso spirituale”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Da “La casa dalle finestre che ridono” a “Regalo di Natale”, da “Una gita scolastica” all’ultimo film “Il signor diavolo”, Pupi Avati, immaginifico e prolifico regista emiliano, allievo di Fellini e Pasolini, riceve alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia il Premio Bresson della Fondazione Ente dello Spettacolo, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. L’81enne Avati, che è anche scrittore e produttore cinematografico, “sa cercare dentro l'uomo tutte le sue dimensioni” spiega il presidente Feds monsignor Davide Milani nelle motivazioni del premio, giunto alla 21esima edizione. “Che non sono solo quelle legate ai sentimenti, agli affetti, alle reazioni umane – chiarisce monsignor Milani - ma dentro il cuore dell'uomo c'è la rivelazione di Dio, l'apertura alla dimensione più profonda, quella trascendente. Pupi Avati, in ogni genere che ha esplorato, dall’horror, alla commedia sentimentale, familiare, ai film drammatici, sempre ha saputo rappresentare la donna e l’uomo nella sua verità”.

Il direttore della Mostra Barbera: grande affabulatore

Nelle passate edizioni il premio, intitolato al regista francese Robert Bresson, scomparso nel 1999, è stato attribuito, tra gli altri, a Giuseppe Tornatore, Manoel de Oliveira, Theo Angelopoulos, Wim Wenders, Aleksandr Sokurov, Jean-Pierre e Luc Dardenne, Ken Loach, Gianni Amelio, Liliana Cavani e Lucrecia Martel. Un riconoscimento prestigioso, che ha il Patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Alla premiazione di quest’anno, anche il direttore della Mostra, Alberto Barbera, e il presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto. Barbera spiega che Pupi Avati lo ha sempre affascinato “perché è un grandissimo affabulatore, un grande raccontastorie di tutti i tipi”.

Da sinistra, il direttore della Mostra Alberto Barbera, monsignor Milani, Pupi Avanti e il presidente della Biennale Roberto Cicutto. Foto Margherita Bagnara
Da sinistra, il direttore della Mostra Alberto Barbera, monsignor Milani, Pupi Avanti e il presidente della Biennale Roberto Cicutto. Foto Margherita Bagnara

Una Mostra-test, si può tornare a fare festival

Sulla Mostra, una delle prime rassegne internazionali in presenza di pubblico al tempo della pandemia, Barbera chiarisce che “non è stata una scommessa, abbiamo deciso che la mostra andava fatta, con tutte le precauzioni possibili che hanno fatto stare tutti tranquilli”. Anche se non vuole già fare un bilancio, visto che la Mostra si chiude il 12 settembre, il direttore è soddisfatto, per aver “sentito la grande felicità di tutti. Gli stranieri non credevano che sarebbe stato possibile trovarsi in una sala, anche se con meno persone, e ritrovare la visione in un Festival. E’ stata un’edizione test, che fa capire che si può tornare al cinema, tornare a girare film, e organizzare grandi eventi come un festival, senza eccessive preoccupazioni. Il cinema non può restare fermo”.

Monsignor Milani: nei suoi film la grazia dell'ombra delle cose

Nella lettura delle motivazioni del premio, monsignor Milani ricorda che in 54 anni di carriera, ad accomunare opere diversissime “è il desiderio di raccontare luci e ombre del mondo evocato, che si tratti della provincia emiliana o di un passato dolce e rimpianto, delle peripezie familiari e di quelle dell’anima”. La filmografia di Pupi Avati, spiega il presidente Feds “è un’inesauribile lavoro di educazione allo sguardo, in grado di modificare la realtà osservata, di rinnovarla e fecondare l’immaginazione, affinché possa scorgere la grazia dell’ombra delle cose”.

Il regista Pupi Avati nel dialogo con la giornalista Tiziana Ferrario
Il regista Pupi Avati nel dialogo con la giornalista Tiziana Ferrario

Pupi Avati: la mia ricerca di raccontare la felicità

Stimolato dalle domande della giornalista Tiziana Ferrario, il regista premiato sintetizza il senso del suo lavoro con “la ricerca di raccontare la felicità”, e parla anche del suo rapporto con la fede, “che è la ricerca della felicità”, confessando che per lui pregare “è un grande sacrificio”. “Se riesco – confida - vado a messa tutte le sere, e cerco di ritrovare le condizioni attraverso le quali mia madre gioiva e si riconciliava col mondo. Se avverto la presenza di qualcuno di sopra, mi sento amato”.

Un premio dedicato al un regista unico, Robert Bresson

A Vatican News Pupi Avati spiega che il Premio Bresson lo lusinga e lo inorgoglisce, per il valore dei colleghi che lo hanno preceduto.

Ascolta l'intervista a Pupi Avati

R. - E’ un premio del tutto speciale dedicato ad un regista del tutto speciale, totalmente alternativo nella storia del cinema mondiale, perché Robert Bresson è stato veramente uno dei registi più coraggiosi, più riflessivi, nei riguardi del grande mistero che è l'essere umano e quindi più affascinanti. Sosteneva che il cinema mostrava quello che la realtà non ti fa vedere e questa è una sensazione fantastica, perché è quella per la quale, avendo visto “8 e mezzo”, io mi sono deciso a fare il cinema. E poi diceva anche che lui voleva credere ostinatamente, malgrado la ragione, all'immortalità, a questo per sempre. E questa è anche una delle mie convinzioni, perché la mia fede è fatta di questo. Di voler credere ostinatamente, malgrado tutto tenda - soprattutto questo proselitismo laico - a convincermi che il credere sia pura irragionevolezza. E invece io sono legato a questo patto, con questa fede che è traballante, che è incerta, e che però tutti i giorni si riproduce dentro di me, E questo era Robert Bresson. Quindi un premio dedicato a un essere così particolare, così speciale, che è rimasto nella storia del cinema mondiale, malgrado questi pregiudizi che ci sono nei riguardi di chi allarga la vista e va oltre la realtà, fa di questo premio un premio davvero prezioso.

Nelle motivazioni del premio, si definiscono le sue opere un lavoro di educazione allo sguardo, per fecondare l'immaginazione affinché possa scorgere la grazia dell'ombra delle cose. Ci si ritrova in questa descrizione?

R.- E’ una descrizione che assomiglia a quello che avrei voluto fare. Non so se l'ho fatto ma certamente assomiglia a quello che è stato il mio progetto di vita.

Un primo piano del regista Pupi Avati nel suo studio. Foto Karen Di Paola
Un primo piano del regista Pupi Avati nel suo studio. Foto Karen Di Paola

Si dice anche che lei ricerca nell'uomo, penetrando i suoi sentimenti nascosti e le sue pulsioni più inconfessabili, il senso spirituale…

R. - Sì, è vero, non mi interessa quello che vedo, ispirandomi proprio a quello che ha detto Bresson. Io cerco la parte più segreta, più misteriosa, più intima dell'uomo normale, che ha un legittimo desiderio di felicità. Ognuno di noi è portatore di un talento che c'è stato dato dall'alto. Deve andare a cercare e trovarlo. Io quando faccio questi corsi, ne faccio tanti, di recitazione, di regia o comunque formativi, parlo di differenza fra passione e talento. Noi siamo tutti portatori di un talento: lo dobbiamo trovare come si andava a cercare il Sacro Graal.

Un suo prossimo film dovrebbe essere su Dante. Racconterà anche la sua fede, con la forza della sua immaginazione?

R. - Racconterò come si arrivi alla forma di poesia più alta attraverso il dolore. Il dolore, purtroppo è una terapia che tutti vorrebbero evitare. Però è un passaggio obbligato Dante a 5 anni perde la madre, a 9 anni incontra una bambina, sua coetanea, della quale si innamora e che solo dopo 9 anni lo saluterà. E che dopo qualche anno si sposa con un altro, Simone de' Bardi e a 24 anni questa ragazza morirà. Lui viene esiliato, perché entra in politica, e condannato al rogo e alla decapitazione. Quindi passerà la gran parte della sua vita fuggendo scappando e questo è un dolore continuo. Il dolore produce poesia, produce conoscenza, produce quella fragilità, quella vulnerabilità che sono essenziali alla produzione di poesia.

Crede che riuscirà prima o poi a scoprire la bellezza della preghiera che ancora le manca come ha detto nell'incontro col vescovo Pompili, pubblicato sulla “Rivista del Cinematografo”?

R. - Io spero, perché penso allo sguardo di mia sorella quando guarda, nel santuario di Bologna, la Madonna di San Luca. Vedere come mia sorella guarda quella Madonna e vedere quello che vede mia sorella nel pregare quella Madonna è la gioia veramente fatta persona. Ecco mi piacerebbe tanto riuscire un giorno a provare quell’ ebrezza.

Monsignor Domenico Pompili, Pupi Avati e monsignor Davide Milani
Monsignor Domenico Pompili, Pupi Avati e monsignor Davide Milani

Monsignor Milani: sa cercare tutte le dimensioni dell'umano

A monsignor Davide Milani il compito di spiegare a Vatican News le motivazioni dell’assegnazione della 21esima edizione del premio Bresson a Pupi Avati.

Ascolta l'intervista a monsignor Davide Milani

R.- Pupi Avati, in Italia forse il più grande in questo momento, riceve il Premio Bresson perché ha saputo e sa indagare l'animo dell'uomo alla ricerca della rivelazione del suo io più profondo, sa cercare dentro l'uomo tutte le dimensioni dell'umano. Che non sono solo quelle legate ai sentimenti, non sono solo quelle legate agli affetti, non sono solo quelle legate alle reazioni umane, ma dentro il cuore dell'uomo c'è la rivelazione di Dio, c’è l'apertura alla dimensione più profonda, alla dimensione trascendente. Pupi Avati in ogni genere che ha esplorato, dall’horror, alla commedia sentimentale, familiare, ai film drammatici, sempre ha saputo rappresentare la donna e l’uomo nella sua verità, per questo lo vogliamo premiare. C'è una frase di Bresson che quest'anno ci guida e che fa da motivo profondo al premio che diamo quest'anno che dice proprio questo: “Il cinema è quello strumento per indagare l'uomo per rivelare la sua verità più profonda”.

Monsignor Milani: perché il Premio Bresson a Pupi Avati

La presenza, nonostante la pandemia, della Fondazione ente dello spettacolo qui a Venezia che valore ha?

R. - Un valore di testimonianza. Noi crediamo che la vera ripresa del Paese non avverrà se riparte solo l'economia. L’economia e il Pil da soli non ripartono: deve ripartire prima l'uomo e siamo convinti che la cultura, il cinema siano lo strumento per rimettere in moto l'umano. Se l'uomo la mattina non ritrova le ragioni del vivere, i motivi per andare avanti e i significati più pieni dell'esperienza umana non si rimetterà mai in moto, non ripartiremo mai dopo la pandemia. Allora siamo qui per testimoniare il valore della cultura, il valore del cinema con l'anima, che è un po' lo scopo di Fondazione ente dello spettacolo. Siamo contenti che il nostro lavoro i 60 incontri organizzati qui a Venezia durante la 77esima edizione della mostra del cinema ci venga riconosciuto. Il mondo del cinema internazionale sta riconoscendo il grande lavoro di fondazione ente dello spettacolo, qui a Venezia e non solo.

Cosa bolle in pentola per l'autunno? Ci parli del Festival Terzo Millennio di quest'anno e dei prossimi progetti…

R.- Continueremo l'impegno con Terzo Millennio, il festival voluto da grande Papa Giovanni Paolo II. Avrà uno sguardo internazionale, come sempre, e stiamo selezionando film che raccontano di come la differenza religiosa è una spinta per il dialogo, e per l'unione. Certo siamo un po' preoccupati per la possibilità di avere ospiti internazionali anche da quei paesi che in questo momento vivono con maggiore difficoltà la pandemia. Per questo a dicembre avremo solo un’anteprima, mentre il Festival si svolgerà a marzo 2021. Quindi vedremo se allora le frontiere saranno aperte, per avere come al solito gli ospiti da tutto il mondo. Stiamo lavorando sul tema dei ragazzi, sul tema dell'educazione allo sguardo, perché vogliamo rendere consapevoli i più giovani e delle potenzialità e dell'audiovisivo, ma anche mettere in guardia dai rischi. Stiamo lavorando con gli insegnanti e stiamo pensando all'edizione 2021 degli altri nostri festival. Il Festival di Castiglione, Rdc incontra e il neonato Festival di Lecco di cui ripeteremo la seconda edizione.

Photogallery

Momenti della consegna del Premio Bresson 2020
09 settembre 2020, 17:00