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Intelligenza Artificiale, un’arma contro la fame

Se ne parla oggi on-line nella conferenza internazionale “AI, food for all”, promossa dai firmatari dell’appello di febbraio per un uso etico dell’intelligenza artificiale: Pontificia Accademia per la Vita, Fao, Ibm e Microsoft. Monsignor Paglia: “La tecnologia è una grande risorsa per rendere il mondo più abitabile”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

La tecnologia che popola la “galassia digitale” è “un dono di Dio”, anche se non sempre è facile “prevederne gli effetti” e “definirne le responsabilità”. Papa Francesco ha parlato così delle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale a fine febbraio, alla plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, che si svolgeva insieme al convegno “The ‘good’ Algorithm?”. E come dono, se usato in modo etico, l’Intelligenza Artificiale può aiutare l’uomo a vincere la sfida del cibo per tutti.

L’ Appello di Fao, Ibm, Microsoft e Pav

Ne sono convinti i primi firmatari dell’appello “Call for an AI ethics”, frutto concreto del convegno di febbraio, cioè il direttore generale della Fao Qu Dongyu, il vicepresidente di Ibm John Kelly II, il presidente di Microsoft Brad Smith, e il presidente dell’Accademia per la Vita, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che oggi pomeriggio alle 15, ora di Roma, si ritroveranno on-line nella conferenza internazionale “AI, food for all. Dialogue and experiences”. Questo il link per registrarsi e partecipare al webinar.

Intelligenza Artificiale al servizio dell’uomo, non per sostituirlo

In un’ora e mezzo di dibattito, verrà ribadito anzitutto l’obiettivo dell’Appello: garantire un futuro in cui l’innovazione digitale e il progresso tecnologico siano al servizio del genio e della creatività umana e non della loro graduale sostituzione. Verranno poi presentate soluzioni concrete alla crisi alimentare grazie ad un uso etico dell’IA e verrà infine indicato un percorso virtuoso per il post pandemia di Covid-19.

I protagonisti dell'appello "Call for an AI ethics" e della conferenza del 24 settembre
I protagonisti dell'appello "Call for an AI ethics" e della conferenza del 24 settembre

Paglia: scienza e umanesimo uniti per un futuro migliore

“Abbiamo le risorse per rendere questo pianeta più abitabile, senza sfruttarlo in modo indiscriminato, come ci chiede il Papa” è la convinzione del presidente della Pontificia Accademia per la Vita, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che a Vatican News ricorda il valore dell’appello di febbraio e di questa nuova tappa.

Ascolta l'intervista a monsignor Vincenzo Paglia

R. - Con la Fao, con Microsoft e IBM, nello scorso febbraio a Roma, abbiamo firmato una “Call for an AI ethics”, per uno sviluppo ed un uso dell'intelligenza artificiale a favore dell'intera famiglia umana e non di qualche fortunato o di pochi. Scienza e cultura umanistica debbono unirsi e fondersi con le culture, i saperi, le tradizioni dei popoli in tutto il mondo, per dare a tutta l'umanità un futuro diverso e migliore. La Chiesa si pone su questa strada e noi lo indichiamo appunto con questo appuntamento, convinti che la tecnologia deve venire usata in maniera etica, per affrontare e risolvere le carenze anche alimentari. In questo senso la Chiesa si sente impegnata, in un mondo dove per la prima volta si possono sfamare più di 9 miliardi di persone, ma più di mezzo miliardo soffre ancora la fame.

Oggi concretamente cosa accadrà?

R. – Riprenderemo il dialogo con il presidente di Microsoft, Brad Smith, con il vicepresidente di Ibm John Kelly II, e il direttore generale della Fao Qu Dongyu. Il tema sarà l’alimentazione e l’intelligenza artificiale. In effetti, la maledizione della fame è un pozzo senza fondo di dolore dove anche il mistero di Dio rimane invischiato, dove la vita umana è esposta al suo limite biologico e alla violenza del peccato. Da quando la provvista di cibo per l'intero pianeta è diventata scientificamente e tecnicamente sostenibile, le nostre statistiche, purtroppo, sono diventate insostenibili. C'è troppa gente che non può sedere a questa mensa comune del nostro pianeta, e non è più sopportabile.

Durante l'incontro voi presenterete anche alcune esperienze concrete positive di utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nelle sfide ambientali globali. Può dirci qualcosa?

R. - Presenteremo due esperienze concrete di monitoraggio sulla utilizzazione delle risorse idriche, perché anche il tema dell'acqua è un tema delicatissimo. Diventa centrale per il futuro: non pochi studiosi parlano delle guerre del futuro come le guerre per l'acqua. Anche qui le risorse devono venire messe al servizio del bene comune e non per dominare o sfruttare in maniera indiscriminata sia la terra che i popoli. La tecnologia collegata al monitoraggio e alla distribuzione corretta delle risorse, del cibo e dell'acqua, è a sua volta una grande risorsa per rendere questo pianeta più abitabile, come Papa Francesco non smette di richiamare.

Il vostro auspicio era che si aggiungessero governi e nuove aziende a questo dibattito e a questa chiamata sull'etica nell'Intelligenza Artificiale. E’ stato così?

R. – Sì, abbiamo avuto già l'importante firma del governo italiano con la ministra Paola Pisano. Ora, dopo l'inevitabile stasi dovuta al lockdown, il nostro impegno riprende, per portare altri governi, aziende, università e società civile, per un grande impegno morale a livello planetario, perché la tecnica, in questo caso l'Intelligenza Artificiale, risponda a criteri etici, educativi ed anche giuridici per aiutare tutti ad un rinascimento umanistico e non ad una inciviltà che diverrebbe quella guidata dalla sola tecnica.

Con questo appello la Chiesa Cattolica dimostra un'apertura di credito e una fiducia verso la scienza e la tecnologia. Come vi ha detto Papa Francesco, la tecnologia è un dono da utilizzare, però in modo corretto…

R. – Certo. Il Papa lo ha scritto anche gli ultimamente nell’ Esortazione apostolica Querida Amazonia, e da 5 anni l'enciclica Laudato si indica questa strada. Lo sta ribadendo adesso nelle catechesi delle domeniche. In effetti, c'è una doppia riflessione da fare. Per un verso dobbiamo curare questa casa comune, che deve essere abitata. Per l'altro verso dobbiamo porre attenzione alla famiglia umana che la abita. E allora le relazioni tra i popoli, tra le persone e le relazioni tra i popoli e le persone e l'ambiente, sono grandi sfide che noi non possiamo non affrontare. L'una si lega all'altra. Del resto, è quello che noi come cristiani diciamo nel Credo, quando affermiamo che “aspettiamo il mondo che verrà”, non solo dopo la morte o dopo la fine dei tempi. Il mondo che verrà dobbiamo costruirlo fin da ora.

Anche in questo campo la Chiesa è chiamata a essere "in uscita", insomma. C'è il rischio di un incidente, come ricordava il Papa all'Angelus di domenica? Non c'è il pericolo di dover scendere a compromessi con il “modello tecnocratico” tanto criticato da Francesco?

R. – Appare sempre più, nella sua contraddizione, un neoliberismo tecnocratico, ma proprio per questo c'è bisogno di una dimensione umanistica che deve chiamare a raccolta tutta la tradizione della Chiesa, ma anche le altre tradizioni religiose e tutti coloro che credono nell'uomo, nell'umanesimo. In questo senso c'è una grande alleanza da fare e per questo dobbiamo uscire. Uscire con chi crede in altro modo, uscire con gli umanisti, con gli scienziati e certamente quando si esce non si è al coperto e al sicuro in tutto. Ci sporcheremo un po' le scarpe e tuttavia c’è anche poi il lucido per pulirlo, come esiste l'acqua per lavarsi le mani quando si stringono le mani a chi non le ha tutte pulite. In questo senso, credo sia indispensabile maggiore audacia e creatività, perché il futuro è da costruire e non possiamo costruirlo da soli. Non ce la faremo. Ecco perché è decisiva una grande alleanza per una fraternità universale, per un mondo che sia una casa comune di tutti. 

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"Call for an AI ethics", l'appello del 28 febbraio 2020
24 settembre 2020, 08:00