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Russia: il Kurks riportato in superficie nel 2001 Russia: il Kurks riportato in superficie nel 2001 

Russia: venti anni fa la tragedia del sottomarino Kursk

Era il 12 agosto del 2000, quando il sottomarino nucleare russo K-141 Kursk, durante un’esercitazione militare, affondò nel mare di Barents a causa di due esplosioni avvenute a bordo per cause imprecisate. In seguito alle deflagrazioni morì la maggior parte dei 118 marinai che costituivano l’equipaggio. Altri 23 ufficiali superstiti, mentre in superficie si faceva di tutto per salvarli grazie anche alla cooperazione internazionale, perirono ore dopo per asfissia

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

La tragedia del Kursk rappresenta una delle pagine più dolorose della Russia postsovietica. Il 12 agosto 2000 era un giorno di un periodo della storia recente mondiale, in cui la comunità internazionale cercava di costruire su nuove basi i rapporti con Mosca, voltando pagina sul difficile periodo della ‘guerra fredda’. In quel giorno, durante un’esercitazione militare nel Mare di Barents, a nord della Russia, il sottomarino nucleare, a causa di due esplosioni, si inabissò ad una profondità di circa 100 metri. Vani furono i tentativi di salvare i sopravvissuti a bordo, nonostante la cooperazione di Norvegia e Gran Bretagna, e qualche giorno dopo, quando si riuscì ad arrivare al relitto e ad aprire i portelloni del sottomarino, purtroppo si prese atto che a bordo non c’era più alcun sopravvissuto. Fu una corsa disperata contro il tempo. Si immaginava che le riserve di ossigeno fossero sufficienti a mantenere in vita 23 ufficiali scampati alle esplosioni. A quel tempo, ricorda Giuseppe D’Amato, esperto dell’area ex sovietica e dell’est Europa, la Russia non aveva una tecnologia adeguata ad effettuare salvataggi di quel genere nelle profondità marine e fu importante l’aiuto dall’estero.

Ascolta l'intervista integrale a Giuseppe D'Amato

I rapporti con la nuova Russia

L’aspetto, se così si può dire, positivo di quella tragedia, commenta Giuseppe D’Amato, fu che la comunità internazionale, l’occidente in particolare, guardò a Mosca con spirito di collaborazione. Erano trascorsi appena nove anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e la guerra fredda era un ricordo di altri tempi. Si cercava, dunque, di costruire una rete di rapporti nuovi con l’ex grande potenza. Ma qualsiasi tentativo di dialogare in modo nuovo venne messo in crisi dal lavoro d’inchiesta su quanto era occorso al Kursk. La commissione russa concluse, il 29 giugno 2002, che le esplosioni furono causate da un siluro da esercitazione difettoso, che innescò reazioni a catena su altri siluri. Ma inizialmente fu ipotizzato che il Kursk avesse avuto una collisione con un qualche natante non russo, non identificato.

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12 agosto 2020, 13:28