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A rischio l’accordo del 2015 sul nucleare iraniano

Gli Stati Uniti sono pronti, la prossima settimana, a presentare una risoluzione Onu sull'embargo delle armi contro l'Iran. Diversi Paesi, tra cui Cina e Russia, sono contrari. Se la risoluzione dovesse essere approvata, Teheran potrebbe non considerare più valido l’accordo raggiunto cinque anni fa a Vienna. Con noi Maurizio Simoncelli, vice presidente dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Mentre il mondo ricorda il 75.mo anniversario delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, cresce la tensione intorno a vicende legate alla questione nucleare iraniana. Gli Stati Uniti chiederanno la prossima settimana un voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su una bozza di risoluzione per estendere l'embargo delle armi per l'Iran, in scadenza il 18 ottobre. Lo ha annunciato il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. In caso di proroga dell’embargo, l’Iran potrebbe non rispettare più l’accordo sul nucleare raggiunto nel 2015. È probabile che la risoluzione non passerà, dal momento che gli altri membri del Consiglio dell’Onu, tra cui in particolare Cina e Russia, hanno già manifestato la loro contrarietà. “In un modo o nell'altro - ha comunque dichiarato Pompeo - garantiremo che l'embargo sulle armi venga esteso”. Pompeo ha anche ricordato che una clausola dell’accordo sul nucleare iraniano prevede che, in caso di non rispetto dei patti da parte di Teheran, possano essere ripristinate tutte le sanzioni nei confronti della Repubblica Islamica.

L’accordo sul nucleare iraniano e il ritiro degli Usa dall’intesa

Il 14 luglio 2015 l’Iran, la Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, hanno firmato a Vienna un accordo sul nucleare iraniano, il cosiddetto “Joint Comprehensive Plan of Action”. In base a questa intesa, l’Iran ha accettato di limitare e di ridurre le proprie attività nucleari. In cambio del rispetto dei propri impegni, Teheran avrebbe ottenuto la cessazione delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel 2018, gli Stati Uniti hanno annunciato unilateralmente l'uscita dall'accordo e hanno ripristinato sanzioni economiche unilaterali contro Teheran.

Cresce la tensione

Quello attuale, a livello internazionale, è un clima di tensione in cui su temi cruciali, come quelli relativi al disarmo nucleare, c’è poco spazio per negoziati e per il dialogo. È quanto sottolinea Maurizio Simoncelli, vice presidente dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, sottolineando che le decisioni unilaterali, come quelle prese dagli Stati Uniti nella vicenda sul nucleare iraniano, mettono ancora più in difficoltà le Nazioni Unite.

Ascolta l'intervista a Maurizio Simoncelli

R. - Siamo abituati ad una situazione internazionale indirizzata più alla conflittualità, almeno verbale. La politica condotta dall'amministrazione Trump si muove su una linea di embarghi e di decisioni unilaterali. Non dimentichiamo che la vicenda relativa all'Iran riguarda un accordo internazionale siglato in ambito Onu. L'agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea), che lavora su mandato delle Nazioni Unite, aveva più volte confermato che non risultavano violazioni da parte dell’Iran. Gli Stati Uniti invece sostengono il contrario e si sono ritirati dall’accordo. Quindi hanno imposto un embargo internazionale deciso in modo unilaterale. Noi oggi ci troviamo in una situazione internazionale diversa e di maggior tensione rispetto a quella di qualche anno fa..

Se l’embargo delle armi fosse esteso, come richiedono gli Stati Uniti, sarebbe fortemente pregiudicato e definitivamente compromesso l’accordo raggiunto nel 2015 a Vienna sul nucleare iraniano? È a rischio quell’intesa?

R. - Sicuramente. Sappiamo che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo. E hanno costretto altri Paesi a non avere rapporti commerciali con l’Iran. Teheran ha reso noto che, se gli accordi non verranno onorati, si ritirerà a sua volta da quell’intesa. E così si concluderà un accordo che, bene o male, qualche risultato lo aveva dato.

Ci sono possibilità concrete che l’embargo delle armi per l’Iran verrà prorogato?

R. - Io non credo che questo embargo, almeno da parte delle Nazioni Unite, possa essere reiterato. La situazione è molto differente rispetto a quando fu approvato. Sappiamo che la Russia la Cina si sono dichiarate contrarie e quindi, in base al sistema di decisione interno al Consiglio di Sicurezza, il veto  di queste due superpotenze farà sì che non verrà approvato. Quello che è ancora più preoccupante è il fatto che questi embarghi, decisi unilateralmente, mettono ancora più in difficoltà le Nazioni Unite, che meriterebbe invece di essere potenziate.

Sono passati 75 anni dalle bombe atomiche sganciate in Giappone ad Hiroshima e Nagasaki. Il mondo continua ad essere purtroppo minacciato dalle armi nucleari…

R. – Si, tra l’altro, sono tanti anni che non ci sono più colloqui effettivi, trattative e negoziati tra le grandi potenze. Cosa  che, invece, si riscontrava nel periodo della 'guerra fredda', in cui l'attenzione mondiale su questi temi era maggiore. C'erano trattative, c'erano negoziati e c’era un tentativo di dialogare. Ad oggi, questi tentativi di dialogo sembrano completamente spariti. Si va avanti a dichiarazioni, magari anche tramite Twitter da una parte e dall'altra. E questo con la produzione di armi sempre più potenti, precise e letali.

06 agosto 2020, 14:07