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Mali: i militari a Bamako Mali: i militari a Bamako  (AFP or licensors)

Mali: il colonnello Goita alla guida della giunta golpista

E’ il colonnello dell'Esercito, Assimi Goita, il nuovo uomo forte del Mali. E lui che ha guidato il colpo di Stato che ha costretto alle dimissioni il presidente Boubakar Keita, sciogliendo parlamento e governo. Nonostante la promessa dei golpisti di favorire la transizione civile nel Paese con libere elezioni, la comunità internazionale si schiera contro i militari e chiede il ripristino delle istituzioni democratiche

Elvira Ragosta e Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

Il colonnello Assimi Goita si è proclamato ieri leader del Comitato nazionale per la salvezza del popolo, la giunta militare dei golpisti, ribadendo l’obiettivo di portare il Mali ad elezioni in tempo ragionevole e ripristinare la stabilità. Dichiarazioni che non hanno placato l’unanime condanna della comunità internazionale al colpo di Stato. I Paesi africani hanno isolato il nuovo Mali, chiedendo la liberazione dei leader arrestati, tra i quali l’esautorato presidente Keita. Stesso tono nella condanna espressa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che ha esortato inoltre i militari a rientrare nelle caserme, sottolineando l’urgente necessità di ripristinare in Mali lo stato di diritto e l'ordine costituzionale. Fa sentire la sua voce la Francia. Il presidente Macron ha chiesto che il potere sia restituito ai civili. I prossimi giorni scioglieranno l’enigma sul futuro del Mali, da mesi alle prese con le proteste popolari contro crisi economica, corruzione e violenza dei gruppi jihadisti. L’opposizione, che ha guidato le dimostrazioni antigovernative, ha fatto sapere che collaborerà con la giunta militare.

Una crisi che viene da lontano

Per padre Filippo Ivardi, direttore della rivista Nigrizia, quella del Mali è una crisi che viene da lontano. “Il Paese vive nel caos a partire dal 2012, anno del precedente colpo di Stato militare.

Ascolta l'intervista a padre Filippo Ivardi

In questo caso – dice nell’intervista a Vatican news - si è aperta una crisi che viene dal Nord del Paese, legata al progressivo rientro dalla Libia dei militari indipendentisti tuareg dopo la caduta di Gheddafi. A questi si sono aggiunti gruppi jihadisti, che hanno reso soprattutto la zona settentrionale molto instabile, una zona teatro ancora oggi della violenza jihadista. Da lì arriva la condizione di malessere della popolazione, oggi sempre più colpita dal Covid-19, mentre la situazione economica è allo sbando”.

(ultimo aggiornamento 20.08.2020 ore 8.20)

19 agosto 2020, 11:59