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La diga della discordia La diga della discordia  

Diga sul Nilo Azzurro: si cerca l’intesa tra Etiopia, Egitto e Sudan

Con la mediazione dell’Unione africana, è iniziata una tre giorni in videoconferenza tra i rappresentanti di Egitto, Etiopia e Sudan per discutere sulle questioni in sospeso che riguardano la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga che l’Etiopia sta costruendo dal 2011 sul Nilo Azzurro. Una questione che abbraccia diversi ambiti, politico, economico e ambientale. Ne abbiamo parlato con Raffaele Crocco dell’Atlante dei conflitti

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

Si tratta del più grande impianto idroelettrico dell'Africa con i suoi 6000 MW di potenza installata ed è causa di tensioni fra tre Paesi per il controllo delle riserve idriche. Mentre gli etiopi festeggiano i progressi nella costruzione della diga sul Nilo Blu, persistono le preoccupazioni di Egitto e Sudan sulla quantità di acqua del Nilo che affluirà verso i loro i territori. Per i negoziatori le questioni chiave riguardano la quantità di acqua che l'Etiopia rilascerà a valle in caso di siccità e come i paesi risolveranno eventuali controversie future. Con una capacità di 72 miliardi di metri cubi d’acqua, la diga è stata interamente finanziata dall’Etiopia per un valore di 4,6 miliardi di dollari.

Tre Stati a confronto

L’obiettivo del Paese africano è raggiungere la piena capacità di produzione di energia elettrica nel 2023. Fiducioso sull’esito positivo di questo nuovo capitolo di mediazione è il direttore de ‘L’atlante delle Guerre’, Raffaele Crocco, che nell’intervista a Vatican News dice: “Questo round di tre giorni arriva dopo un vertice, tenutosi il 27 luglio, chiesto da Sudan ed Egitto preoccupati per il fatto che l’Etiopia stesse riempiendo questo bacino che sta creando sul Nilo Azzurro. L’Etiopia è a monte del fiume e Sudan ed Egitto temono di avere una portata d’acqua sempre minore e non in grado di soddisfare le esigenze della popolazione, soprattutto egiziana, che dipende in gran parte proprio dalle acque del Nilo”.

Ascolta l’intervista a Raffaele Crocco:

Intesa vicina

Sembrano esserci comunque i termini per un accordo tra i tre Stati africani. “Già nell’incontro precedente – continua Crocco – era stata manifestata la volontà di arrivare a un’intesa sul controllo dei flussi dell’acqua e soprattutto su alcune azioni sussidiarie, come dei collegamenti elettrici che consentano a Sudan ed Egitto di godere dei frutti di questa grande diga, di questo grande bacino, che dovrebbe rappresentare per l’Etiopia la ripresa dell’economia e la ripresa di una vita normale dopo anni di guerra e di difficoltà. E’ una diga molto contestata perché il Nilo è il più grande fiume del mondo e le sue acque interessano ben 11 Paesi”.

I conflitti per l’acqua nel mondo

Lotta per l’acqua, controllo delle risorse idriche e sfruttamento del territorio sono spesso le cause di quelle che vengono chiamate le “guerre per l’acqua” e sono diverse le aree del mondo interessate da questo tipo di conflitti. “Difficile contarli – aggiunge il direttore di ‘Atlante dei conflitti’ - ma sono tantissimi. Non dobbiamo dimenticare che due miliardi di persone al mondo in questo momento non hanno alcun accesso all’acqua, nel senso che per avere l’acqua devono fare almeno trenta minuti a piedi per arrivare al primo pozzo disponibile. Il tema del futuro sarà l’acqua e il cibo e non a caso le due cose sono legate”.

Sulla scia della Laudato si'

In questo anno speciale dedicato da Papa Francesco all’Enciclica Laudato sì e alla cura della casa comune, sempre più importante diventa la necessità di intraprendere a livello globale la strada per una gestione giusta ed ecocompatibile delle risorse naturali, soprattutto dell’acqua. “La strada è quella di un riequilibrio globale dell’uso delle risorse e della distribuzione della ricchezza e dei diritti. Se non si passa attraverso questo, difficilmente si potrà avere una corretta distribuzione delle ricchezze idriche - termina Crocco- . E’ importante che il mondo avanzi complessivamente verso una maggiore giustizia. Non è possibile pensare che in Africa, dove il Prodotto interno lordo è stato in crescita per 25 anni fino ad oggi, ci siano ancora circa 600 milioni di persone che muoiono di fame o al di sotto della soglia di povertà. Non possiamo pensare che i diritti essenziali non vengano applicati né che la distribuzione del cibo non sia ancora corretta”.

03 agosto 2020, 15:26