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Asia del Sud, Unicef: per inondazioni e virus a rischio più di 4 milioni di bambini

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia lancia l’allarme: in India, Bangladesh, Nepal e Bhutan, dopo settimane di piogge monsoniche torrenziali, inondazioni e frane, con più di 700 morti, serve nuovo personale sanitario, perché molti sono impegnati per la pandemia, e più aiuti internazionali

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Quasi una tempesta perfetta, in Paesi abituati, quelli dell’Asia meridionale, a fare i conti con le piogge monsoniche che però in questi mesi hanno superato per forza e durata quelle degli anni passati, aggiungendo i loro drammatici effetti, inondazioni, frane e crolli di case, ponti e strade, a quelli della pandemia. L’Unicef lancia l’allarme per India, Bangladesh, Nepal e Bhutan. Oltre ai 700 morti e alle decine di scomparsi, aumentano gli annegamenti dei bambini.

In India colpiti quasi due milioni e mezzo di bambini

In India, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia stima che oltre 6 milioni di persone siano state colpite dalle inondazioni, e circa 2,4 milioni sono bambini. In Bangladesh sono 1,3 milioni i piccoli, su 2,4 milioni di persone colpite, con 548.816 famiglie che hanno perso la casa. In Nepal, le forti piogge monsoniche 100 persone sono morte, 48 sono scomparse e si teme il peggio, e 5 mila bambini sono stati colpiti da frane e inondazioni.

Un bambino in India utilizza l'acqua fornita dall'Unicef per lavarsi le mani. UNICEF/Singh
Un bambino in India utilizza l'acqua fornita dall'Unicef per lavarsi le mani. UNICEF/Singh

E la pandemia accelera, in India e Bangladesh

E purtroppo, ricorda l’Unicef, i casi di Covid-19 stanno accelerando in alcune delle aree colpite. In India ci sono più di 30mila nuovi contagiati al giorno, e il Bangladesh ha raggiunto i 210 mila casi totali. Il Fondo dell’Onu, sul campo, lavora in stretto coordinamento con i governi e partner umanitari per sostenere i bisogni immediati dei bambini colpiti e delle loro famiglie. Le necessità più urgenti per i bambini sono l'acqua pulita, le forniture igieniche per prevenire la diffusione di malattie, le scorte di cibo e luoghi sicuri, nei centri di evacuazione, per farli giocare. Il portavoce dell’Unicef per l’ltalia, Andrea Iacomini, spiega così a Vatican News i motivi dell’allarme:

Ascolta l'intervista ad Andrea Iacomini (Unicef)

R.- Siamo molto preoccupati, perché 4 milioni di bambini sono a rischio a causa delle inondazioni e altri ancora per il Covid-19. Abbiamo 700 persone morte e decine scomparse, in India, Bangladesh, Nepal e Bhutan. In Bangladesh ci sono due milioni e mezzo di persone colpite dalle inondazioni, e un milione e mezzo sono bambini. Mezzo milione di famiglie ha perso la casa, e la situazione non è migliore in India dove 6 milioni di persone sono colpite dalle inondazioni e due milioni e mezzo sono bambini. Quello che ci preoccupa di più è il Nepal dove dal 9 luglio le forti piogge monsoniche hanno causato inondazioni e frane in molte parti del Paese. Hanno colpito 20 distretti, con 100 persone morte, 48 scomparse e soprattutto 5000 bambini colpiti e circa 7500 sfollati.  È chiaro che due settimane di piogge monsoniche torrenziali in questi Paesi devono essere affrontate con aiuti salvavita, e tutto questo si incrocia con le complicanze della pandemia da Covid-19 che è in corso, con gli sforzi di contenimento e prevenzione. Quindi è fondamentale tenere distanziamento sociale, lavare le mani per ridurre al minimo il contagio, ma tutto questo, a sua volta,  si somma ai grandi disagi portati dalle piogge monsoniche. Con zone inaccessibili, danni a strade, ponti e ferrovie, e soprattutto con la necessità di acqua pulita per i bambini e di forniture igieniche.

Come riesce sul campo l'Unicef a distribuire aiuti, a dare sostegno e vicinanza ai bambini e far comunque rispettare le misure di prevenzione per il contagio da Covid-19?

R.- Abbiamo creato degli spazi a misura di bambino nei distretti più colpiti. Abbiamo sostenuto i servizi sanitari per la salute soprattutto materna e infantile, cercando anche di continuare a mantenere alto lo standard di risposta al Covid-19. In molti Stati abbiamo cercato di dare una risposta anche a tutte le epidemie della zona. Perché comunque, dopo le alluvioni, sicuramente, oltre all'acqua e alla fornitura di servizi igienici che facciamo quotidianamente in tutte queste aree, è necessario anche ripristinare le misure per fronteggiare quelle epidemie, che si sommano al Covid-19, e i nostri funzionari e operatori, sono sul campo cercando di offrire più aiuto possibile. Ma serve nuovo personale sanitario che si vada ad aggiungere a quello già presente, che si occupa, per la maggioranza, della crisi del Covid. Perché chiaramente, in un’emergenza come questa, legata alle inondazioni e alle pioggie monsoniche è necessario un surpus di attenzione.

Aiuti dell'Unicef in India. Foto UNICEF/Vishwanathan
Aiuti dell'Unicef in India. Foto UNICEF/Vishwanathan

Nei rifugi e nei centri di evacuazione riuscite a creare per i bambini spazi per giocare, che sono vitali per loro?

R.- Li abbiamo costruiti e li continuiamo a costruire: sono i cosiddetti “spazi a misura di bambino”. Lo facevamo prima del Covid e lo facciamo anche ora. Sono vere e proprie tende attrezzatissime, dove i bambini continuare ad avere la loro normalità, continuare ad andare a scuola, a fare la loro vita. Non è facile in questi contesti, però è quello che fanno i nostri operatori sul campo tutti i giorni, mantenendo le giuste norme di stanziamento che sono fondamentali.

Queste catastrofi naturali sembrano anche di proporzioni inaspettate e ampliate rispetto agli anni passati, quindi anche i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione…

R.- Non c’è dubbio. In una regione nella quale è familiare l’impatto delle condizioni meteorologiche, sono addirittura più estreme di prima. Le forti piogge monsoniche, le inondazioni, le frane: sembra proprio una tempesta perfetta per i bambini e le famiglie colpite, sommata al Covid. Ci sono segnalazioni continue di annegamenti di bambini, e questo precedentemente non avveniva. Vuol dire veramente che la crisi globale legata all'ambiente si fa sentire soprattutto in queste zone, che sono sì attrezzate, ma non lo sono mai abbastanza per via della povertà e delle grandi sacche di miseria.

Cosa chiede l'Unicef alla comunità internazionale?

R.- Un maggiore aiuto e sostegno in termini di fondi, perché queste zone sono fortemente sottofinanziate, e perché sono purtroppo delle zone dove adesso è fondamentale pianificare attraverso personale, attraverso una raccolta fondi più globale. Perché vanno ricostruite infrastrutture, tessuti sanitari che purtroppo già erano abbastanza fatiscenti, con un'attenzione, accanto a quella per il Covid anche alle catastrofi naturali che inevitabilmente colpiscono per primi i bambini, che sono le vittime innocenti di tutto questo.

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L' Asia meridionale tra inondazioni e pandemia
24 luglio 2020, 16:18