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Ancora incertezze sul ritorno a scuola Ancora incertezze sul ritorno a scuola  (ANSA)

Scuola, Cisl e Agesc: manca un piano per il rientro dopo il coronavirus

La ministra Azzolina assicura che il ritorno sarà in "piena sicurezza". Maddalena Gissi della Cisl Scuola dice che "ad oggi si apre uno scenario molto incerto. Servono risorse per aumentare l'organico". Per Giancarlo Frare, presidente dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche "la scuola cattolica ha dato disponibilità di spazi per un maggiore scambio tra istituti statali e paritari"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

"Stiamo lavorando per un ritorno a scuola di tutti in piena sicurezza”. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Nella notte vertice tra il governo, i sindacati e le associazioni dei genitori sul ritorno nelle aule a settembre, dopo l’epidemia di coronavirus. Oltre alle mascherine ci sarà la possibilità di usare le visiere, per andare incontro alle esigenze di studenti con difficoltà respiratorie e ipoacusici. Il Comitato tecnico scientifico sta valutando anche la possibilità di dividere i banchi, con divisori, anche per garantire maggiore sicurezza. Forti perplessità soprattutto su questo ultimo punto da parte dei sindacati, che chiedono al governo di allestire un piano entro fine giugno.

Per la Cisl il rischio è che gli alunni più fragili siano penalizzati

Maddalena Gissi della Cisl Scuola dice di essere “molto preoccupata. Ad oggi si apre uno scenario molto incerto. Al momento non si sono certezze su come riprenderà la scuola a settembre. Lo scenario è parziale. C'è una richiesta alle regioni per conoscere le metrature e gli eventuali edifici da mettere a disposizione. Cosa che il Ministero dovrebbe avere da anni, tant'è che ha una Direzione generale sull'edilizia scolastica per la conoscenza dei suoi spazi. Quindi mi sembra strano - prosegue - che vada fatta un’ennesima richiesta alle regioni per una ricognizione. E poi c'è l'idea su un rientro a scuola ridimensionato, quindi con le ore da 40 minuti. Questo significa dimezzare l'attività didattica, ancora una volta a discapito, dei ragazzi, dei bambini, degli adolescenti. Questo comporta un abbandono dei più fragili, di quelli che hanno un maggiore difficoltà e che hanno bisogno di tempi più lunghi".

Ascolta l'intervista a Maddalena Gissi

Necessarie più risorse

“C’è l'idea che comunque le classi non dovranno essere smembrate, ma eventualmente i bambini potranno indossare le visiere invece che le mascherine, E poi eventualmente ci saranno separatori in plexiglass nelle classi, che però contengono comunque un numero elevato di alunni. E' una non soluzione – afferma ancora Gissi – Le classi con 15-18 alunni potrebbero essere considerate la normalità. Per il resto, serve organizzare gruppi laboratorio, dividendo le classi, ma per fare questo c’è bisogno di più unità in organico. Non certo il raddoppio dell’organico, intendo 20 unità - 30 mila unità. Era un’attività che nel post coronavirus si poteva fare, ma servono le risorse”.

L'Agesc chiede di non dividere le classi

Anche l’Agesc, l’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, è molto perplessa sui risultati del vertice di questa notte sul post coronavirus. Il presidente Giancarlo Frare dice che “serve puntare sul valore dei ragazzi, sulle loro necessità di avere una classe normale in una scuola che deve trovare le soluzioni adeguate, perché la socializzazione insieme con l'istruzione crea le nuove generazioni del nostro Paese. Si trovino le soluzioni tecniche, ma si torni in classe. Il mondo della scuola cattolica ha dato anche la disponibilità di spazi per un maggiore scambio tra istituti scolastici statali e paritari. Lasciamo all'autonomia scolastica la possibilità di organizzarsi per dare risposta alle famiglie e ai ragazzi. Ma il governo faccia in fretta perché si è in forte ritardo. Servono risorse, senza parcellizzare le classi. E poi va fatto notare che delle norme che verranno messe in campo ancora si conoscono solo pochi dettagli”.

Ascolta l'intervista a Giancarlo Frare
05 giugno 2020, 12:21