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Francis Collins Francis Collins  (AFP or licensors)

Il Premio Templeton a Francis Collins, scienziato e credente

Il medico e genetista statunitense, a capo del team che a inizio millennio ha decifrato il genoma umano, è stato insignito del Premio che ogni anno va a personalità che favoriscono il progresso nella ricerca o le scoperte sulle realtà spirituali. A Vatican News parla di sé: “Dio? La sua presenza la si legge nel libro della creazione, come le sue parole si leggono nella Bibbia”

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La scienza è “un’opportunità di preghiera”. A leggere questa affermazione, contenuta nel suo libro-manifesto “Il linguaggio di Dio”, pubblicato nel 2006 si riterrebbe l’autore uno studioso nel quale i percorsi della fede e della professione abbiano proceduto in parallelo da sempre. Ma ciò che crede oggi e da tempo Francis Collins, vincitore del Premio Templeton 2020, è stato frutto di una graduale conquista. “C'è un Dio e quel Dio si preoccupa per me? Ho evitato questa domanda per il mio primo quarto di secolo”, racconta di sé lo in quel libro l’uomo che nel 2003 è approdato col suo team alla decifrazione del genoma umano. Quella domanda, confida, “mi metteva a disagio. Non avevo niente su cui appoggiarmi per sapere dove avrei potuto trovare delle risposte e pensavo che forse non ce ne sarebbero state”.

“Onore incredibile”

Il suo libro descrive il viaggio di Collins dall'ateismo all'agnosticismo, alla fede cristiana. Un percorso suggellato nell'ottobre 2009 dalla nomina da parte di Benedetto XVI alla Pontificia Accademia delle Scienze. A Vatican News il genetista statunitense confessa la propria sorpresa per la consegna del Premio Templeton: "Non avrei mai pensato di avvicinarmi” al rango degli illustri predecessori – Madre Teresa, Billy Graham, l'arcivescovo Desmond Tutu fra gli altri – giacché non si è mai considerato un "esperto di teologia". Ma essere annoverato accanto a costoro, dice, è "un onore incredibile".

Nella creazione il segno di Dio

La motivazione del Premio Templeton sintetizza la statura di Collins, scienziato e credente, la sua capacità di dimostrare che “la fede religiosa può motivare e ispirare una ricerca scientifica rigorosa”, favorendo “l'integrazione tra fede e ragione”. Due mondi spesso ritenuti inconciliabili, che l’esperienza maturata da Collins coglie invece in dialogo. “Credo – afferma – che Dio ci abbia dato due libri. Il libro delle parole di Dio, la Bibbia che ho letto ogni giorno, e il libro delle opere di Dio, che è la creazione". Attraverso la scienza, sostiene, si può "apprezzare la grandezza della creazione di Dio", che secondo lui è una forma di adorazione. Per il medico americano la scienza indica che c'è un “Creatore che ha un'intelligenza incredibile, che è un fisico e un matematico piuttosto bravo, che ha anche lasciato ogni tipo di indicazione del fatto che il Creatore si interessa a noi e ci conosce".

Al lavoro sul vaccino anti-Covid

Collins si dice in “totalmente” in sintonia con la visione del creato espressa da Papa Francesco nella Laudato si' e dice di essere attualmente impegnato nella sfida alla pandemia da coronavirus. “Quasi ogni mio momento di veglia – ha affermato di recente – è consumato dallo sforzo di trovare cure e un vaccino per Covid-19". E sulla delicata questione del perché un Dio amorevole possa permettere questa sofferenza, replica: è una prova difficile per i credenti ma la fede stessa dice che Dio capisce la nostra difficoltà. "Gesù Cristo – ha scritto Collins – ha sofferto in modi che non potevo immaginare nella sua morte in croce. E così non devo spiegare a Dio perché la sofferenza è una cosa terribile".

11 giugno 2020, 18:27