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New Start, riprende il dialogo tra Usa e Russia sul nucleare. La preghiera della Chiesa

Oggi a Vienna hanno inizio i negoziati tra Washington e Mosca per il rinnovo del trattato che limita gli arsenali atomici delle due super potenze. Firmato dieci anni fa, scadrà il prossimo mese di febbraio. Ad accompagnare il tavolo di lavoro la preghiera dei vescovi statunitensi ed europei per un dialogo fruttuoso

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Nell'anno in cui ha compiuto mezzo secolo il Trattato sulla Non Proliferazione delle armi nucleari, riprende il dialogo tra Stati Uniti e Russia per il rinnovo di un altro testo fondamentale: quello del New Start. Un dialogo richiesto dagli Stati Uniti, dopo che Washington ha rifiutato il rinnovo automatico - proposto dal Cremlino - dell'accordo siglato con Mosca nel 2010. In scadenza a febbraio 2021, quel trattato venne firmato proprio in Russia dall'allora presidente statunitense Barack Obama e dall'ex Capo di Stato russo, Dmitrij Medvedev. La sensazione di numerosi osservatori internazionali è che l'avvio del confronto tra i due Paesi sia certamente un buon segnale ma, al contempo, appare difficile (seppur non impossibile) arrivare al rinnovo entro l'anno, viste anche le presidenziali americane di novembre.

Il New Start

Firmato a Mosca da Medvedev e Obama nel 2010, il trattato New Start limita in sostanza a 1550 - per parte - il numero delle testate nucleari che Mosca e Washington possono detenere. Ad essere limitato, anche il numero di missili balistici intercontinentali (Icbm), di sottomarini nucleari lanciamissili (Slbm) ed di bombardieri pesanti contemporaneamente operativi. Se non fosse rinnovato, per la prima volta in cinquant'anni Stati Uniti e Russia non avrebbero più alcun tipo di limite ai loro arsenali atomici.

Il no di Pechino ad un negoziato trilaterale

Ma perché la Casa Bianca ha rifiutato il rinnovo automatico? Il presidente Donald Trump non ha fatto mistero del suo piano: allargare il trattato anche alla Cina. Una missione, vista la pandemia in corso ed i tempi stretti, più ardua del previsto e che comunque deve tenere conto della posizione “chiara e coerente” di Pechino. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, nel corso di una recente conferenza stampa ha infatti affermato che la posizione cinese è stata espressa in più occasioni. “La Cina - ha sottolineato - non ha intenzione di prendere parte ai cosiddetti negoziati trilaterali Cina-USA-Russia sul controllo degli armamenti. Questa posizione è chiara e coerente”.

"Le potenze nucleari sono due"

“Si parlano Stati Uniti e Russia, ma in realtà si guarda alla Cina. Però non possiamo dimenticare che dal punto di vista quantitativo Mosca e Washington sono le due grandi potenze nucleari mondiali”. Lo afferma nell'intervista, Maurizio Simoncelli, cofondatore di Archivio Disarmo.

Ascolta l'intervista a Maurizio Simoncelli

“Il tentativo della Casa Bianca di coinvolgere Pechino rientra nella politica statunitense degli ultimi anni verso Pechino, ma è evidente che i due Stati non sono paragonabili dal punto di vista del possesso di armi nucleari”, sottolinea ancora Simoncelli. Secondo l'esperto “siamo dinanzi ad un quadro dove vi è un forte squilibrio da un lato, ma anche un sostanziale prosieguo di quanto visto negli ultimi anni: nonostante gli appelli per il disarmo, tra i quali assumono un'enorme importanza quelli di Papa Francesco e della Santa Sede - rileva Simoncelli - dobbiamo continuare a contare il numero di testate nucleari in possesso di Russia e Stati Uniti”.

Le parole del Papa 

“L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa. Saremo giudicati per questo”. E' certamente uno dei passaggi più forti del discorso pronunciato dal Papa al Memoriale della Pace di Hiroshima. Francesco, già all’udienza del 2017 rivolgendosi ai partecipanti al convegno “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, aveva sottolineato come fosse da “condannare con fermezza” l’uso degli ordigni nucleari così come il “loro stesso possesso”. Parole simili vennero pronunciate quello stesso anno nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. 

Il messaggio dei vescovi 

A tre giorni dall'incontro di Vienna, anche i vescovi statunitensi e della Comece hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta l'importanza di questo evento. "Offriamo le nostre preghiere - hanno detto i vescovi - e invitiamo i cattolici e tutti quelli di fede ad unirsi nella preghiera per un dialogo fruttuoso che farà progredire il necessario controllo degli armamenti e il disarmo, promuovendo un mondo più pacifico e giusto". La dichiarazione è stata rilasciata da monsignor David J. Malloy - presidente della Conferenza dei presuli cattolici degli Stati Uniti, Comitato per la giustizia internazionale e la pace - e monsignor Rimantas Norvila, presidente della Commissione Relazioni Esterne COMECE dell'Unione Europea.

 

22 giugno 2020, 08:00