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Combattenti nei pressi di Tripoli (Photo by Afp) Combattenti nei pressi di Tripoli (Photo by Afp)

Libia, dopo 3 mesi riprende dialogo per il cessate il fuoco

Le parti in conflitto - il governo di accordo nazionale ed il generale Khalifa Haftar - hanno concordato di riprendere i colloqui (in videoconferenza) per il cessate il fuoco nel Paese che nelle ultime settimane ha visto aumentare bombardamenti e vittime tra i civili. Con noi Luciano Ardesi, esperto di Nord Africa

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

La buona notizia è stata annunciata da Unsmil, la missione Onu in Libia che in una nota ha ufficializzato l’intenzione delle parti in conflitto di riprendere il dialogo per porre fine alle ostilità. Le Nazioni Unite auspicano che la ripresa dei negoziati possa fermare gli scontri che non sono cessati neanche questa settimana. Secondo la missione Onu, una tregua umanitaria sarebbe un passo importante verso l'entrata in vigore di un cessate il fuoco permanente e permetterebbe alle autorità libiche di concentrarsi sulla lotta al nuovo coronavirus.

I tempi 

Unsmil non ha comunicato quando riprenderanno i colloqui, ma ha solo precisato che si terranno in videoconferenza a causa della pandemia. L’auspicio è che possano iniziare già la prossima settimana, a più di un anno e due mesi dall’offensiva del generale Haftar su Tripoli. Da allora il Paese ha vissuto un periodo di totale instabilità, con legami sociali mutati, una popolazione stremata e bombardamenti continui che hanno causato la morte di moltissimi civili. Le Nazioni Unite in più occasioni hanno esortato ''tutte le parti'' coinvolte ''ad astenersi dall'escalation militare e a ricorrere a mezzi pacifici per risolvere la crisi in corso, ricordando "i loro obblighi rispetto al diritto umanitario internazionale" e mettendo in guardia da "qualsiasi attacco contro i civili, punizioni extra giudiziarie, saccheggi, rapine e incendi di proprietà pubbliche e private''. Anche l’Unione Europea la scorsa settimana si è detta “preoccupata per i continui combattimenti in Libia” attraverso il portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera Borrell, che ha ricordato quanto già espresso recentemente in una dichiarazione a nome dei 27 Stati membri, ovvero la richiesta a tutte le parti in conflitto di cooperare per un cessate il fuoco duraturo e la ripresa dei colloqui mediati dall’Onu. Preoccupazione per l’intensificarsi delle ostilità, necessità di una tregua umanitaria e cessazione delle interferenze straniere sono state ribadite anche dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo una decina di giorni fa.

I tentativi andati a vuoto

Non è certo la prima volta che le parti in conflitto cercano di arrivare ad una soluzione condivisa per porre fine alle violenze, ma i tentativi fino ad ora si sono risolti in un sostanziale nulla di fatto. La stessa Conferenza di Berlino tenutasi nel novembre del 2019 tutto può essere definita, tranne che un successo (a differenza di quanto auspicato alla vigilia). La resistenza delle milizie di Tripoli, formalmente fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) presieduto da Fayez Serraj, ha comunque impedito ad Haftar di portare avanti l'offensiva finale su Tripoli. Questa volta, però, potrebbe esserci una piccola, importante novità.

Il confronto tra Russia e Turchia

"La Turchia ha consentito ad al-Sarraj di rispondere efficacemente all'offensiva di Haftar su Tripoli, ma ora il rischio che la situazione nella capitale porti ad uno scontro tra gli stessi turchi ed i russi può costringere, di fatto, le parti libiche a sedersi al tavolo". Lo afferma nell'intervista a VaticanNews Luciano Ardesi, esperto di Nord Africa. "

Ascolta l'intervista a Luciano Ardesi

"In Libia - aggiunge - si sta verificando un po' quanto già accaduto in Siria, dove Russia e Turchia erano e sono su fronti opposti, ma lo stallo ha portato i due Stati a trovare una sorta di accordo. Qui potrebbe accadere la stessa cosa". Dunque, secondo Ardesi "non è l'emergenza legata al coronavirus il fattore principale che conduce alla ripresa del dialogo, anche se - sottolinea - la popolazione libica, soprattutto quella di Tripoli, è preoccupata per la pandemia e sarebbe ben lieta di un cessate il fuoco vista la situazione a dir poco difficile". 

La nuova missione europea 

Bruxelles ha fatto partire un paio di mesi fa, esattamente da mercoledì 1 aprile, una nuova missione navale per le coste libiche. Si chiama Irini, "pace" in greco, e subentra alla missione Sophia. Il compito è di far rispettare l'embargo sulle armi nel Paese africano, una decisione presa dalle Nazioni Unite, ma difficile da concretizzare. Saranno utilizzate non solo navi, ma anche aerei e satelliti per bloccare l'arrivo di armi in Libia ad un anno dall'inizio del conflitto. Un compito arduo, visto che il generale Haftar riceve armi anche via aerea e via terra.

 

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03 giugno 2020, 11:11