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Micheal Martin, leader di Fianna Fail, sarà premier fino al 2022 Micheal Martin, leader di Fianna Fail, sarà premier fino al 2022 

Irlanda: al via il governo tra centristi e verdi per uscire dalla crisi

Per la prima volta i due partiti Fianna Fail e Fine Gael al governo insieme. Fuori lo Sinn Fein, primo partito alle elezioni di febbraio. Le conseguenze della pandemia di Covid-19 hanno pesato più del futuro del Paese dopo la Brexit

Michele Raviart – Città del Vaticano

Sarà formato da un’inedita coalizione tra i partiti di centro destra Fianna Fail e Fine Gael, con l’appoggio decisivo dei Verdi, il prossimo governo della Repubblica Irlanda uscito dalle elezioni del febbraio scorso. L’accordo, che sarà sottoposto alla base elettorale dei tre partiti entro i prossimi dieci giorni, prevede una staffetta nel ruolo di primo ministro. Micheal Martin, leader del Fianna Fail sarà premier fino alla fine del 2022, quando sarà sostituito da Leo Varadkar, capo del Fine Gael. Grande escluso lo Sinn Fein, storico partito di centrosinistra ed ex braccio politico dell’Ira, che pure era stato il partito più votato a febbraio e aveva ottenuto lo stesso numero di seggi del Fianna Fail.

Una soluzione di compromesso

“La sensazione è che i due partiti tradizionali abbiano cercato una soluzione di compromesso proprio per mettere lo Sinn Fein da parte, realizzando un accordo con i Verdi che rappresentano o una sorta di relativa novità nel panorama politico irlandese”, spiega a Vatican News il professor Antonio Varsori, titolare della cattedra Jean Monnet e docente di Relazioni internazionali all’Università di Padova. “Certo è una coalizione non facile e non semplice anche perché Fianna Fail e Fine Gael hanno di solito rappresentato delle opzioni alternative ed erano in opposizione l’uno all'altro”, sottolinea Varsori.

Ascolta l'intervista integrale ad Antonio Varsori

Escluso lo Sinn Fein

Liberali e filo-europei, Fianna Fail e Fine Gael si sono presentati con posizioni sul futuro dell’Irlanda post Brexit più concilianti rispetto allo Sinn Fein, il cui obiettivo è una riunificazione piena con l’Irlanda del Nord. “Lo Sinn Fein rappresentava un po’ un partito di rottura nei confronti della tradizione ed esprimeva un voto di protesta”, spiega ancora il professor Varsori, “e questa è stata un po' la reazione dei partiti conservatori”. Lo Sinn Fein, è poi considerato poi un “partito un po’ difficile perché ha, soprattutto sulla questione nordirlandese delle posizioni che sono molto dure”. “La mia sensazione”, precisa ancora Varsori, “è che in questo caso le questioni dei rapporti con la Gran Bretagna siano probabilmente meno rilevanti”, rispetto alle “conseguenze del Covid-19, che in Irlanda sono state abbastanza forti”.

Le conseguenze del coronavirus

Con oltre 25 mila positivi i e circa 1700 decessi, l’Irlanda ha avuto un numero di casi per milione di abitanti superiore alla media e paragonabile alla Spagna. Da due settimana l’Irlanda si trova in “fase 2” e ha cominciato a riaprire dopo le misure di lockdown. La nascita della coalizione, criticata dallo Sinn Fein che l’ha considerata solo come una manovra per tenere fuori il partito dall’esecutivo, è stata infatti giustificata per “la necessità di dare all’Irlanda un governo forte e stabile per la ripresa”.

Un programma ambientalista

In questo senso il programma di governo conta molto sul Recovery Fund dell’Unione Europea, come anche su sussidi di disoccupazione per chi ha perso il lavoro a causa della pandemia, con un piano totale da 6 miliardi e mezzo di euro. Molto accentuata è la parte dedicata all’ambientalismo, condizione necessaria per l’inclusione dei Verdi nella coalizione. Previsto un taglio anno del 7% delle emissioni entro il 2030 e un aumento superiore al 20% per ogni tonnellata di Co2 prodotta.

Le due anime dell'Irlanda

“Questo piano di governo nel complesso è abbastanza singolare perché ha una forte caratterizzazione in senso ambientalista e una delle affermazioni che viene fatta è che questo programma dovrebbe favorire la cosiddetta “Irlanda rurale”, sottolinea il professor Varsori. “Questo lascia un po’ perplessi perché dall'altro lato non dimentichiamoci che lo sviluppo dell'Irlanda, anche prima della crisi del 2008, era stato il risultato anche di un ingresso nel processo di globalizzazione, con l'arrivo di capitali stranieri e di imprese con alto contenuto di carattere tecnologico”. “Mi chiedo poi”, conclude, “come si riusciranno a conciliare queste due anime, soprattutto con la necessità di dare delle risposte immediate ai problemi che sono sorti col Covid-19, ma su questo devo dire che è molto probabile che il Paese faccia affidamento anche in parte a ciò che  Bruxelles può dare con i vari progetti che sono in discussione”.

16 giugno 2020, 15:51