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Vatican News

Le prime conseguenze della morte di George Floyd

Negli Stati Uniti dopo più di dieci giorni non cessano le manifestazioni pacifiche. Oltre alla indignazione sociale ed alle riflessioni politiche, sullo sfondo i sondaggi delle prossime presidenziali: quanto accaduto a Minneapolis potrebbe avere delle ripercussioni importanti sulla campagna elettorale. Alcuni provvedimenti per riformare la Polizia sono già stati presi. Con noi Paolo Matrolilli, corrispondente negli Usa per il quotidiano La Stampa

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

La morte di George Floyd ha generato commozione e rabbia, ha condotto la comunità a pregare per la sua anima e ad interrogarsi su come fare per evitare simili drammi in futuro, mobilitando migliaia di persone. L'uccisione del quarantenne afroamericano - l'accusa per il poliziotto incriminato è stata trasformata da omicidio colposo ad omicidio volontario - ha scosso l'opinione pubblica statunitense come poche volte prima d'ora. Attenzione: non è un accadimento isolato, anzi. In questi giorni diversi video di morti sospette (precedenti a quella di Floyd) nei momenti immediatamenti seguenti ad un arresto sono stati diffusi in rete. Insomma, mai come questa volta, complice forse anche il momento difficilissimo che gli Stati Uniti stanno vivendo - oltre due milioni i contagi di Covid-19, più di 113mila i morti e quasi 800mila le persone ricoverate negli ospedali - l'eco dell'indignazione si è amplificato dal Minnesota agli altri Stati americani, superando anche i confini continentali.

Come cambia la Polizia americana 

Le manifestazioni di questi dieci giorni - la maggior parte delle quali pacifiche, specie negli ultimi giorni dopo i numerosi appelli alla non violenza arrivati anche da Papa Francesco e dalla Chiesa locale - hanno già prodotto un cambiamento importante, secondo alcuni osservatori rivoluzionario: la Polizia statunitense verrà sostanzialmente trasformata in un qualcosa di nuovo. Il consiglio comunale di Minneapolis per primo ha annunciato lo scioglimento del suo Dipartimento di Polizia. Cosa vuol dire? Ovviamente non viene meno il corpo di Polizia, ma gli agenti verranno ricollocati in una nuova forza di ordine pubblico, le cui procedure e gerarchie saranno modificate ed avranno come obiettivo quello di arrivare ad un sistema di regole in cui gli agenti dovranno rispondere, più che in passato, del loro operato ai cittadini.

Il taglio dei fondi

I cittadini in questi giorni hanno lanciato diversi slogan nelle strade americane, uno di questi - “de-fund the Police” - chiede proprio che vengano ridotti drasticamente i fondi alla Polizia. Una richiesta che in queste ultime ore è stata accolta dalla città principale dello Stato più colpito dalla pandemia di Covid-19, quello di New York. Il sindaco Bill de Blasi ha infatti annunciato che il New York Police Department - probabilmente il corpo di Polizia statunitense più celebre - subirà un netto taglio al bilancio. I fondi verranno destinati a finanziare i servizi sociali e le politiche giovanili. Molte altre città americane in questi giorni stanno annunciando intenzioni simili: il sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti, ha proposto un taglio pari a 150 milioni di dollari. Il cambiamento non è, però, solo questioni di soldi: i democratici hanno infatti proposto una vera e propria riforma. Tra i punti principali la demilitarizzazione della Polizia, limitando il trasferimento di armi militari ai dipartimenti locali e statali; l’obbligo delle videocamere sul cruscotto delle auto e sulla divisa degli agenti; il divieto della stretta al collo e delle perquisizioni senza mandato in casi legati alla droga.

Oltre gli annunci 

"Le promesse di questi giorni rispondono alle richieste della piazza, ora bisognerà comprendere nel tempo come si trasformeranno in riforme concrete e che impatto avranno sulla campagna elettorale". Lo afferma nell'intervista a VaticanNews Paolo Mastrolilli, corrispondente dagli Stati Uniti per il quotidiano italiano La Stampa. Secondo il giornalista, gli Usa "restano un Paese profondamente spaccato, ed è su questa divisione che il presidente Trump ha puntato 4 anni fa per approdare alla Casa Bianca".

Ascolta l'intervista a Paolo Mastrolilli

"Adesso però - aggiunge - il tema della sicurezza diventa centrale per tutti, ed il rapporto tra essa ed i diritti interroga anche i democratici. Non a caso Biden ha detto di voler riformare la Polizia, ma che questo non equivale ad un mero taglio dei fondi". Secondo gli ultimi sondaggi, il vantaggio di Biden su Trump è a doppia cifra. "Una percentuale che riflette gli ultimi avvenimenti - sottolinea Mastrolilli -, è evidente che la Casa Bianca ha un problema e deve affrontarlo. Il mancato voto degli afroamericani, decisivo per la sconfitta di Hillary Clinton nel 2016, potrebbe risultare determinante tra pochi mesi". 

Il sondaggio

In queste ore si parla molto dell'ultimo sondaggio della Cnn sulla corsa alla Casa Bianca che, il prossimo novembre, vedrà sfidarsi il presidente Donald Trump e l'ex vicepresidente di Barack Obama, il democratico Joe Biden. Quest'ultimo stacca Trump di 14 punti, un margine che non aveva mai avuto: 55% a 41%, rispettivamente il livello più alto e più basso nelle rilevazioni della nota televisione americana. Non solo. Secondo il sondaggio, solo il 38% degli elettori approva l'operato della Casa Bianca, mentre il 57% lo boccia: è il peggior dato dal gennaio 2019. La Cnn sottolinea infine come Biden abbia raggiunto un livello mai toccato da Hillary Clinton, arrivando ad almeno il 50% delle preferenze in tre differenti sondaggi in questo mese di giugno. “Sondaggi falsi”, chiosa il presidente Trump in un tweet.

10 giugno 2020, 08:00