Cerca

Vatican News

Gen Rosso e Gen Verde: quando l'arte sostiene la fraternità

Il ruolo degli artisti e l'importanza della bellezza che portano nella nostra vita: Papa Francesco lo ha ricordato proprio nel corso della pandemia Covid-19. Molti coloro che hanno voluto contribuire con la loro arte a sostenere la speranza nelle persone. Un impegno che continua. La testimonianza dei due Gruppi artistici internazionali Gen Verde e Gen Rosso

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Il 27 aprile e poi il 7 maggio: per ben due volte Papa Francesco durante la Messa mattutina a Casa Santa Marta, in piena pandemia, chiede a tutti di pregare per gli artisti e li ringrazia per la loro creatività e per il dono della bellezza.

"Preghiamo oggi per gli artisti, che hanno questa capacità di creatività molto grande e per mezzo della strada della bellezza ci indicano la strada da seguire. Che il Signore dia a tutti noi la grazia della creatività in questo momento"

pochi giorni dopo, a seguito del ringraziamento di alcuni di loro per la sua attenzione:

"Ieri ho ricevuto una lettera di un gruppo di artisti: ringraziavano per la preghiera che noi abbiamo fatto per loro. Vorrei chiedere al Signore che li benedica perché gli artisti ci fanno capire cosa è la bellezza, e senza il bello il Vangelo non si può capire. Preghiamo un’altra volta per gli artisti".

Gen Verde: la contaminazione culturale come stile di vita

Un invito a comunicare il bello raccolto, tra gli altri, dal Gen Verde. Da Nord a Sud erano tante le date programmate, a partire dallo scorso aprile, per il tour in Italia di questo International Performing Arts Group, band tutta al femminile composta da 19 artiste di 14 Paesi che della diversità culturale, della contaminazione delle sonorità e della sperimentazione artistica, fanno i loro punti di forza. Con la musica e con molti altri linguaggi artistici, vogliono contribuire a realizzare un mondo più unito e fraterno, ricordando a tutti che l’umanità ha sempre la possibilità di scrivere una pagina nuova, che è sempre possibile scegliere la pace invece della guerra, la solidarietà al posto dei muri, il dialogo anziché il conflitto. In oltre 50 anni di attività, il Gruppo ha tenuto concerti live e musical in tutto il mondo, al suo attivo 70 album in 9 lingue, e un'attività didattica e formativa rivolta ai giovani attraverso workshop e corsi specifici.

Alessandra: insieme si può costruire un mondo migliore

E, a causa del Covid-19 una nuova iniziativa, l’offerta cioè di mini concerti on line con cadenza quindicinale. Le artiste del Gen Verde, insomma, non si sono fermate, e nei mesi scorsi stando a casa, in un certo senso sono uscite ancora di più. Una di loro, Alessandra Pasquali, cantante, attrice e organizzatrice degli eventi, racconta ai nostri microfoni come il Gruppo ha vissuto questo periodo particolare:

Ascolta l'intervista a Alessandra Pasquali

R. - Abbiamo cercato da subito di cogliere il buono di questa situazione drammatica in cui fermarsi era certamente un obbligo per tutti, ma posso dire che il Gen Verde non si è fermato, come del resto tanti altri, e che ci siamo subito chieste come raggiungere tutti quelli che non possiamo raggiungere in questo momento attraverso i nostri concerti, e abbiamo cercato di usare tutti i mezzi a disposizione, appunto con dei mini concerti, delle dirette streaming che facciamo di venerdì e ce ne sarà uno proprio questa settimana, il 12 giugno, sempre alle 21 sul nostro canale youtube. Il fatto di fermarci ci ha portato a domandarci che cosa vogliano dire alle persone, che cosa ci sta più a cuore, ed è stato molto bello trovare gli argomenti giusti, creare delle linee per ogni serata, ecc... Un’altra cosa che sta succedendo e che da tante zone del mondo ci chiedono di collegarci con loro, per esempio uno dei primi è stato un collegamento con il Brasile durante un convegno vocazionale. Poi ci siamo collegate con l'India con la Francia, con l'Africa, con diverse città italiane, proprie quelle più colpite dal coronavirus, per dire a tutti che noi ci siamo, che ci siamo a vivere, a credere, a sperare ancora perché sentiamo che questo di poter amare ogni attimo, di sperare insieme, è la strada. Questo è stato anche un periodo di creatività in cui, proprio per questi streaming, abbiamo creato dei nuovi pezzi o riarrangiato altri, quindi ecco diciamo che siamo ferme, ma che non ci siamo fermate.

E a quella domanda: che cosa veramente vogliamo dire alle persone… che risposta vi siete date?

R. - Se da una parte in questo periodo abbiamo compreso che il dolore ci unisce, dall’altra episodi di intolleranza, di ricerca del colpevole della situazione, ci sono stati e sono stati abbastanza gravi. Ecco quindi che attraverso queste dirette vogliamo intanto dire che o rimaniamo uniti o niente, cioè o ci salviamo insieme o non si salva nessuno. E noi abbiamo testimoniato la nostra gioia e il nostro credere che un mondo più giusto per tutti è ancora possibile e che il male non avrà l'ultima parola. C’è stata una diretta la cui linea guida è stata proprio parlare della speranza che non è una speranza vuota o senza motivo, ma è quella che viene dalla vita del Vangelo. Oppure in un altro ci siamo concentrati sull'importanza del vivere l'attimo presente come la vera grande occasione che abbiamo, oppure quando abbiamo incontrato giovani di tutto il mondo collegandoci con loro durante la Settimana per un mondo unito, lì è stato proprio una festa, davvero la festa della fraternità. In un appuntamento precedente abbiamo raccontato storie di vita di persone che sono modelli di pace, di giustizia e abbiamo proposto uno degli ultimi nostri video “Only light”, la canzone “Solo la luce” appunto, che nel ritornello cita le parole di Martin Luther King e che racconta le storie vere di tre donne di tre continenti diversi che hanno risposto ad episodi di razzismo, ingiustizia e bullismo con il perdono, per dire che questo è ancora valido, anzi più che mai.

Guarda l'ultimo Live Streaming Gen Verde Live From Home #6

Il Gruppo del Gen Verde ha scelto di dare spazio nei suoi concerti, a varie forme di arte, oltre alla musica e le canzoni: danza, recitazione, video. Come siete arrivate a questa scelta?

R.- Questa domanda mi riporta al 2011, l’anno tra l’altro in cui io ho cominciato con il Gen Verde, perché è stato un anno di grandi cambiamenti. Come molti sanno, le componenti del Gruppo cambiano spesso e quell’anno effettivamente c’è stato un grande ricambio e c'è stato un momento in cui ci siamo fermate e ci siamo chieste cosa aveva ancora da raccontare il Gen Verde. Sono cambiate le componenti, ma il messaggio è sempre lo stesso: gridare al mondo che la fraternità è possibile, ma l'abbiamo voluto fare anche chiedendoci di cosa il mondo ha bisogno adesso, quali sono le risposte che cerca. Non abbiamo la presunzione di poter dare le risposte a tutte le domande, ma questo è stato un po' la spinta che ci ha portate a scrivere su determinati temi e a scegliere determinati linguaggi. Tra noi ci sono musiciste, persone che hanno studiato composizione, qualcuna come me teatro, quindi ognuna aveva qualcosa da portare. Poi tutto il lavoro video perché sicuramente l'immagine corredata dal significato che c’è dietro ogni canzone è molto importante, quindi sono tutti linguaggi che coordinati portano meglio un messaggio. Però sicuramente il punto di partenza è stato proprio questa scelta di parlare con le persone, con i giovani che nelle sfide della società sono la parte più sofferente, ma anche quella che più ha da dire. Per questo abbiamo un progetto tutto dedicato a loro.

Infatti, voi nelle città dove andate e forse adesso anche on line, tenete dei laboratori con i giovani. Funzionano e che occasioni sono per voi e per loro?

R. - I laboratori sono tra le più belle delle nostre attività, si occupano di teatro, danza, canto e percussioni all'interno dei quali prepariamo i giovani a salire sul palco con noi al nostro concerto. Non sono semplicemente laboratori artistici, ma laboratori di vita perché siamo consapevoli che l'arte ha la capacità di arrivare al cuore delle persone senza troppe parole e di mettere in dialogo. Ovviamente per noi l’arte è uno strumento per sperimentare, all'interno dei laboratori, l'ascolto, la possibilità di esprimersi senza essere giudicati, di condividere uno spazio pensando che è possibile farlo con qualcuno che è diverso da me. I ragazzi hanno tanto da dire, soltanto che in molte occasioni scopriamo la loro mancanza di autostima o notiamo la mancanza di adulti quali figure di riferimento per loro credibili, cioè coerenti. Mi viene in mente, in particolare, un laboratorio che abbiamo realizzato in Germania dove veramente i ragazzi facevano fatica ad ascoltarci, a guardarci negli occhi, noi di tutto il mondo così appassionate in quello che facevamo. Invece poi questi ragazzi hanno portato a termine il lavoro e il giorno dopo sono tornati per poter dire come è stata bella la loro esperienza. Addirittura uno aveva in mano un cartoccio con dentro 20 euro e ci hanno detto che li volevano dare perché altri ragazzi, con meno possibilità economiche di loro, potessero fare la stessa esperienza. Questo ci ha dato la spinta ad organizzare una craw foundig, una raccolta di fondi on line, per poter andare in centro America dove abbiamo realizzato i nostri laboratori a Cuba, Guatemala, El Salvador e poi anche in Asia, in tanti Paesi europei e in Italia.

Parlare di unità, di pace e di fraternità come fate voi, in tanti modi, che impatto ha sulle persone che vi ascoltano?

R. - Io sento profondamente che le persone non aspettano altro. Perché a chi ha grandi ideali e nutre grandi speranze e grandi sogni a volte può venire la tentazione di mollare, perché non è che viviamo in un mondo che proprio sostiene i sogni di fraternità, di uguaglianza, di giustizia sociale, ma dall'altra parte più che mai, io, noi sentiamo di dire che insieme si può e penso che questo sia quello che più arriva alle persone.

Il Gen Rosso negli anni '80
Il Gen Rosso negli anni '80
Guarda lo streaming del Gen Rosso dedicato a “Una Storia che Cambia”

Alla scoperta del Gen Rosso

La cittadella di Loppiano, nei pressi di Firenze, non è solo la sede del Gen Verde, ma è anche luogo di vita e di lavoro di molti componenti di un altro Gruppo musicale e artistico internazionale che ha radici nel Movimento dei Focolari, il Gen Rosso. Come il Gen Verde nasce per un'intuizione di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, nel 1966. Gen sta per 'nuova generazione', il rosso e il verde sono i colori delle batterie, ricevute in regalo, da cui tutto comincia. In pieno lockdown, i live streaming del Gen Rosso, iniziati il 20 marzo scorso, hanno contribuito a tenere alta la speranza in tanti e la fiducia in mezzo alla sofferenza. E’ il “noi abbiamo creduto all’amore”, cantato tante volte nei concerti, la testimonianza che il Gruppo ha voluto dare, condividendo la certezza nell’amore fedele di Dio per l’umanità.

Michele: anche una canzone può servire a cambiare la vita

Ora che una parte del mondo sta tornando alla normalità, ha preso il via una nuova stagione di streaming che porta il titolo “Discovering Gen Rosso”, alla scoperta del Gen Rosso. Nella diretta del 5 giugno scorso, sul canale ufficiale youtube del Gruppo, la prima tappa che ha svelato le origini del primo musical, 40 anni fa: “Una Storia che Cambia”. Prossimo appuntamento il 19 giugno. Nell’intervista a Michele Sole, una delle voci dell'attuale formazione, l'esperienza vissuta dal Gen Rosso in tempo di Covid-19: 

Ascolta l'intervista a Michele Sole

R. - E’ stata un’esperienza molto significativa, molto bella, molto emozionante anche in certi momenti, perché il Gen Rosso ama stare e andare dove la gente è, dove vive: nelle parrocchie, nelle carceri, nelle scuole ecc… Allora noi non ci siamo fermati e abbiamo voluto, e ancora vogliamo continuare, ad essere presenti con tutti coloro che ci vogliono bene, che ascoltano la nostra musica in tutto il mondo e con questi streaming in diretta da casa, abbiamo continuato a fare questo, cioè a costruire rapporti, anche se a distanza e attraverso uno schermo, ma a costruire rapporti con molta più consapevolezza e cura e siamo certi che ogni nostro live streaming è stata una condivisione a tutto campo di tutti quei valori di cui si nutre il Gen Rosso da sempre e cioè la fraternità, la solidarietà, l'amore reciproco, il vivere per la pace. E ci sono arrivati tanti echi, qualcuno diceva: “In questi live streaming si respira dall'inizio alla fine tutta la vostra carica, tutta la vostra vita, tutto il vostro amore e quando si torna nella propria quotidianità, non si può fare a meno che continuare a condividere queste cose”. Quindi noi siamo felici di questo, di aver avuto ancora questa possibilità di essere presenti con quanti ci seguono.

Ora si riparte nella vita sociale, ma ancora per voi è troppo presto per riprendere i concerti dal vivo e quindi proseguite la vostra attività on-line. Ma perché la decisione di continuare scegliendo questa volta di rivisitare il passato del Gen Rosso, di ripercorrere la sua storia che ha più di 50 anni?

R. – Sì, siccome ancora non sappiamo quando potremo effettivamente riprendere i concerti, ci siamo ritrovati tutti insieme in questa nuova fase, e ci siamo chiesti come andare avanti, certamente con i nostri streaming, ma con un nuovo format, con una nuova veste, ed è nata l'idea di iniziare una nuova stagione che abbiamo voluto chiamare "Discovery Gen Rosso", cioè alla scoperta del Gen Rosso. E’ un andare alle radici della nostra storia che ha più di 50 anni, 50 anni non solo di vita, ma di tanti viaggi, soprattutto di tanti spettacoli, per arrivare poi gradualmente all’oggi con tutte le sue novità. Allora per cominciare facciamo un salto indietro, ai primi anni '80, per assaporare qualcosa di “Una storia che cambia” il primo video del Gen Rosso. Quindi sarà uno sfogliare questo album di famiglia e lo facciamo questa volta nella suggestiva atmosfera dell'Arena di Verona tra gli oltre 16mila spettatori che erano presenti il 19 maggio 1984 alla prima mondiale appunto di “La storia che cambia”.

Il prossimo appuntamento sarà il 19 giugno alle ore 21 sul vostro canale youtube e poi si andrà avanti …

R. - Esatto, sempre così, alla scoperta del Gen Rosso, ma non voglio anticipare nulla, perché sia una sorpresa per tutti coloro che continueranno a seguirci sui nostri Social.

 

Ma perché è importante per voi ripercorrere la storia del vostro Gruppo?

R. – Perché se è vero che tanti conoscono già il Gen Rosso, sanno già tanto della nostra storia, però ci siamo detti, magari ci sono anche altre persone, specie tra i più giovani, che non conoscono molto soprattutto della storia passata e allora per noi è un'occasione proprio per farla scoprire ai più giovani, ma anche a tutte le persone, per farci conoscere di più e far conoscere tutto il bagaglio, tutto il percorso storico, che il Gruppo ha avuto in tutti questi anni.

Al di là della musica, delle canzoni nuove che componete, la proposta di vita che voi fate è da sempre la stessa. In questo momento come viene accolta e che valore ha, in particolare in questo dopo pandemia?

R. – Il Gen Rosso ha voluto passare da storie che si racchiudevano in una sola canzone a storie spiegate nell’arco di un intero spettacolo che raccontassero una vita o un intreccio di tante vite, come si è visto nel nostro ultimo streaming con “Una storia che cambia”, una storia in cui tutti in qualche modo potessero ritrovarsi. E chissà che questo aiuti tanti a dare anche una svolta alla propria vita, a farla cambiare. Ed è questo un po' quello che noi vogliamo continuare a trasmettere: la possibilità anche con una canzone o con uno spettacolo di poter dare una svolta alla nostra vita e alla vita degli altri.

Attraverso azioni concrete, nel quotidiano…

Certo, cominciando proprio con chi ci sta accanto, nel voler bene a chi abbiamo vicino, nel rispettare chi è diverso da noi, chi ha magari idee diverse, essere pronti ad accogliere, ad accogliere tutti.

La vostra sede si trova a Loppiano, la cittadella del Movimento dei Focolari che è stata anche visitata da Papa Francesco il 10 maggio 2018: com'è oggi la vostra vita lì, com'è la vita della cittadella?

R. – Nel periodo della pandemia anche noi naturalmente siamo rimasti bloccati a casa, però abbiamo continuato a vederci ovviamente on line, condividendo tantissimi momenti di preghiera, momenti di aggiornamento, e quindi la vita, anche stando a casa, è andata avanti. Adesso che pian piano si torna ad un'apparente normalità, ma già si può uscire di casa, ci si può vedere e continuare a stabilire fra noi quel patto che è tipico della cittadella, cioè quello di essere pronti a dare la vita l'uno per l'altro. Questo è quello che umilmente cerchiamo di fare giorno dopo giorno, dalla mattina alla sera, affinché proprio questo amore reciproco fra tutti noi, possa essere poi visibile e diventare testimonianza per quanti ricominceranno ad arrivare a Loppiano.

La cittadella di Loppiano
La cittadella di Loppiano
11 giugno 2020, 08:00