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Covid-19, il Pakistan teme un’impennata di casi. Coutts: situazione molto difficile

A Vatican News, il cardinale arcivescovo di Karachi, Joseph Coutts, parla della grave crisi causata dall’emergenza Covid-19: molte persone si sono trovate senza lavoro, soprattutto - dice - quelle che guadagnavano a giornata. La Chiesa, assicura, rimane al fianco dei più vulnerabili e poveri e non perde la speranza

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Cresce l’emergenza coronavirus in Pakistan. Sono oltre 144 mila i casi registrati, con più di 2.700 vittime. Le autorità di Islamabad, con il ministro della Pianificazione e dello Sviluppo, Asad Umar, lanciano l’allarme: il numero di casi di Covid-19 nel Paese potrebbe raddoppiare da qui a fine giugno e superare gli 1,2 milioni entro fine luglio. “Ogni giorno cresce il numero” dei contagiati, soprattutto pensando che “il Pakistan ha una popolazione grande”, oltre 200 milioni di persone, testimonia a Vatican News il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi. “Non sappiamo esattamente quale sia la realtà” dei numeri nel Paese, aggiunge, ma “con il lockdown si sono creati tanti problemi, con molte persone che si sono trovate senza lavoro, soprattutto - evidenzia - quelle che guadagnavano a giornata, come gli operai o i tassisti” (Ascolta le parole del cardinale Coutts).

L’impegno della Chiesa

“Non c’è denaro per mangiare”, prosegue il cardinale Coutts, e per questo “come Chiesa facciamo tutto il possibile: abbiamo cominciato ad aiutare i più vulnerabili e i più poveri, anche grazie a quanto ricevuto da Caritas Internationalis e da vari benefattori”. “Ma il problema - aggiunge - rimane: se il virus continuerà ancora per due o tre mesi, la situazione diventerà molto difficile”. Eppure i cristiani in Pakistan - “tutti insieme siamo più o meno 3 milioni”, dice il porporato - non perdono “né la fede né la speranza e continuiamo a pregare” per la fine della pandemia.

Le misure contro il coronavirus

Rinnovati gli appelli al distanziamento sociale e al rispetto delle misure d'igiene, sono stati intensificati i test sulla popolazione del Paese asiatico, come sollecitato la scorsa settimana dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ma gli osservatori internazionali evidenziano come i tamponi rimangano comunque in numero limitato, tanto da parlare di una portata della malattia superiore alle cifre ufficiali. Seppure nelle ultime ore le infezioni siano risultate in lieve calo, il ministro Asad Umer, che è anche a capo della task force nazionale sulla lotta al coronavirus, ha avvertito che il Covid-19 dilagherà in Pakistan a meno che non cambi “l’atteggiamento verso il virus”. Dopo la chiusura nel week end di mercati e grandi luoghi di ritrovo, Umer ha comunque difeso l'allentamento delle restrizioni deciso dal governo di Imran Khan per il rischio di un crollo dell’economia sotto il peso di una chiusura totale. Ma i medici pakistani continuano a chiedere il ritorno a misure più severe, nel quadro di un sistema sanitario già messo a dura prova.

L’aiuto ai più bisognosi

Si allarga intanto la catena di solidarietà. Nel Punjab pakistano, i giovani cattolici di Sahiwal proseguono nel loro impegno di offrire pasti serali ad un centinaio di indigenti ogni giorno, portando avanti - ha riportato l’Agenzia Fides - il progetto di un banco alimentare per i più bisognosi, senza distinzione di credo religioso ed in collaborazione con le comunità musulmane, indù e sikh. Iniziativa simile anche a Karachi, dove a distribuire gli aiuti è il gruppo giovanile "Way of Life" che, grazie ad una colletta quotidiana, raggiunge centinaia di famiglie.

15 giugno 2020, 11:28