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Riaprono negozi e attività commerciali a Nuova Delhi Riaprono negozi e attività commerciali a Nuova Delhi  (AFP or licensors)

Coronavirus in Asia: l’India comincia a riaprire malgrado i contagi nelle grandi città

La Cina è in ripresa economica, mentre è un’incognita lo stato della pandemia nel Sud-est asiatico. In particolare preoccupa la situazione degli immigrati in Thailandia

Michele Raviart – Città del Vaticano

In India si allentano le misure di lockdown decise per limitare il contagio di coronavirus. In alcune città come Nuova Delhi si registrano tuttavia 50 mila casi positivi e nello stato di Mumbai ci sono oltre 250 mila persone contagiate, più che nella stessa Cina dall’inizio della pandemia. L’intero subcontinente indiano, spiega a Vatican News il giornalista esperto di Asia, Stefano Vecchia, è caratterizzato infatti da un’elevata popolazione molto povera. Il lockdown ha avuto gravi ripercussioni sulla popolazione, specialmente per centinaia di milioni di persone, migranti interni, che si sono trovate bloccate in aree lontane dalla loro casa.

Ascolta l'intervista integrale a Stefano Vecchia

Una Cina più coesa

È stato quindi difficile per il governo Modi unire le esigenze di salute in un Paese con un sistema sanitario capillare ma fragile e quelle economiche, con il rischio di far tornare indietro di un decennio uno sviluppo economico molto favorevole. In Cina invece, dove la pandemia è iniziata, si vedono segnali di ripresa economica dopo l’inevitabile crollo.  In generale, spiega ancora Vecchia, “la società cinese è uscita dalla pandemia in maniera più coesa, perché l’esigenza primaria è sempre la stabilità del sistema e questo chiarisce anche il perché di questi lockdown radicali e molto vasti su aree di decine di milioni di persone.”

Il sud-est asiatico

Nel resto del Sud-est asiatico, poi, si parla 90 mila casi e tremila decessi su una popolazione di 600 mila abitanti. Con l’eccezione di Singapore dove, ricorda Vecchia, il numero di test effettuato è molto elevato, si tratta di numeri troppo bassi per essere reali, con Paesi come le Filippine, la Malesia e la Thailandia, che fanno pochi controlli, pur avendo dei sistemi sanitari mediamente efficienti. In particolare desta preoccupazione la sorte dei 5 milioni di immigranti provenienti da Myanmar, Laos e Cambogia, che sono costretti a restare in Thaliandia spesso in condizioni disperate. 

09 giugno 2020, 12:52