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Caritas Europa: gli aiuti europei al Venezuela, forte segno di vicinanza

Una grave situazione umanitaria e il diffondersi del coronavirus sono le preoccupazioni della comunità internazionale per il Paese sudamericano. Di ieri l’impegno per 144,2 milioni di euro da parte dell’Unione Europea. Intervista alla direttrice aiuti umanitari di Caritas Europa, Silvia Sinibaldi

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

L’Unione Europea si pone al fianco del popolo venezuelano, provato da una crisi umanitaria che non conosce limiti e preoccupato dalla possibilità di un’esplosione dei contagi Covid-19. Ufficialmente sono 1200 i casi ma in tanti non credono a questi numeri, data la condizione del sistema sanitario nazionale. Ieri alla Conferenza internazionale dei donatori in solidarietà con i rifugiati venezuelani, i migranti e i Paesi della regione, svoltasi in videocollegamento, l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea Josep Borrell ha annunciato un pacchetto di aiuti.  

Drammatica la condizione del Venezuela

Alla conferenza, a cui hanno partecipato i rappresentanti di oltre 60 paesi, agenzie Onu, istituzioni e società civile, è stato stabilito che i fondi stanziati da Bruxelles andranno a finanziare aiuti umanitari, cooperazione allo sviluppo e prevenzione dei conflitti. La Banca europea per gli investimenti metterà poi a disposizione 400 milioni di euro di prestiti per i Paesi di accoglienza dei migranti: sono più di 5 milioni i venezuelani costretti a lasciare il loro Paese nel “più grande esodo nella storia dell'America Latina", ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Presente all’iniziativa europea anche alla direttrice aiuti umanitari di Caritas Europa, Silvia Sinibaldi:

Ascolta l'intervista a Silvia Sinibaldi

R. – Aver organizzato, come ultimo gesto della commissione Junker, la prima conferenza di solidarietà per il Venezuela alla fine dell'anno scorso, prima di rimettere il mandato e di aver continuato su questo fil rouge, è sicuramente un segno di vicinanza incontrovertibile. Una vicinanza che non è solo simbolica ma che si traduce anche in un impegno concreto se si pensa agli oltre 140 milioni di euro che, solo per il 2020, la commissione si è impegnata a mettere in aiuti sia umanitari che di prevenzione dei conflitti, che di sviluppo di lungo periodo a servizio del popolo venezuelano. Bisogna dire che la collaborazione delle organizzazioni Caritas, anche con il sostegno dei fondi europei, per la crisi venezuelana fino adesso ha portato degli ottimi frutti per cui il gesto della conferenza di ieri dell'Alto rappresentante è sicuramente positivo.

Qual è la situazione sul fronte dell'immigrazione? Perché tanti venezuelani, pur vedendo la difficoltà del paese, poi tentano di ritornare…

R. – Secondo le informazioni della Caritas venezuelana e delle Caritas dell'America Latina in realtà ad oggi soltanto l'un percento dei venezuelani è ritornato o sta ritornando in Venezuela, a fronte di un 16% della popolazione che è uscita dal paese. Le cause e le ragioni di questo rientro sono molteplici. Intanto per quanto i paesi ospitanti dichiarino di mantenere per i rifugiati venezuelani la protezione sociale, l'accesso alla salute pubblica, ai servizi di base come se fossero cittadini locali, non è detto che queste informazioni arrivino così chiaramente ai rifugiati.  Questo virus ci sta sicuramente facendo rendere conto dell'importanza dell’informazione che deve essere capillare e arrivare alle fasce più vulnerabili che hanno poco accesso ai mezzi di comunicazione. Non è per niente scontato e però se non è scontato e non funziona e le informazioni arrivano in maniera saltuaria, non coerente, si genera una confusione che ovviamente potrebbe anche far assumere delle scelte non sempre accurate. C’è anche da dire che i venezuelani accolti nei paesi circostanti fino ad oggi hanno sicuramente trovato la soluzione migliore rispetto al paese dal quale sono usciti, anche per una maggior disponibilità di offerta di impiego o di lavori anche saltuari che comunque generano una serie di opportunità. Ora però a causa del Covid 19 sono venute meno queste possibilità e si rischia che i semi di speranza visibili nei paesi circostanti, come Colombia ed Ecuador, possano venire meno. Dobbiamo anche considerare che ritornare nel paese di origine, anche davanti a possibilità e opportunità minori, è una idea presa in considerazione perché ci sono famiglie separate. Da qui questo movimento di ritorno che va considerato in un quadro complesso.

 

Ci sono molte polemiche riguardo i dati sull'epidemia di coronavirus nel paese. Alcune organizzazioni parlano di un sistema sanitario gravemente compromesso. Qual è effettivamente la situazione?

R. - Senza dare dati precisi rispetto alla povertà del sistema sanitario all'interno del Venezuela, è il quadro generale del paese che è drammatico. Si parla di 9 milioni di persone che hanno necessità di aiuti umanitari ma anche di un aumento esponenziale delle situazioni di vulnerabilità per la popolazione. C’è poi una situazione di povertà alimentare ormai non gestibile. Tutto questo è legato alla difficoltà di accesso al paese da parte delle organizzazioni internazionali che così non possono portare aiuti umanitari all'interno del Venezuela. Questo fa sì che ci siano nuovi movimenti migratori nel paese; uno specifico è anche verso i confini. Ma anche se ci fosse una piccola parte di persone pronte a ritornare, ce n'è una almeno altrettanto uguale che si sta preparando ad un nuovo esodo. Poi in questo momento in cui si stanno abbassando le temperature e sta arrivando l'inverno, sappiamo quanto tutto questo possa complicare e favorire l'arrivo del virus. 

27 maggio 2020, 12:04