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Tornano in mostra i capolavori salvati dal sisma nelle Marche

Dal 18 maggio riapre a Roma dopo il lockdown la mostra "Rinascimento marchigiano": 36 le opere esposte restaurate dopo il sisma del 2016. L'esposizione allestita al Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni sarà visitabile fino al 26 luglio 2020

Paolo Ondarza - Città del Vaticano

Un viaggio nella religiosità popolare attraverso un affascinante percorso stilistico e iconografico. E’ quello proposto dalla mostra “Rinascimento Marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma” che, sospesa a causa dell’emergenza Covid-19, riapre i battenti dal prossimo 18 maggio nel Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma, sede della storica Fondazione Pio Sodalizio dei Piceni. Un evento nel segno della speranza dopo il lockdown e il trauma del terremoto che tra il 2016 e il 2017 provocò 299 morti, 41 000 sfollati e 388 feriti.

Ambito tedesco Madonna con Cristo morto “Vesperbild” detta Madonna della Cona Seconda metà sec. XV Scultura lapidea e dipinto cm 57 x 49 x 19 Castelsantangelo sul Nera (MC), loc. Forca di Gualdo, chiesa della Madonna della Cona ora conservata ad Ancona, Mole Vanvitelliana, deposito MiBAC di emergenza beni mobili, collocazione H5a
Ambito tedesco Madonna con Cristo morto “Vesperbild” detta Madonna della Cona Seconda metà sec. XV Scultura lapidea e dipinto cm 57 x 49 x 19 Castelsantangelo sul Nera (MC), loc. Forca di Gualdo, chiesa della Madonna della Cona ora conservata ad Ancona, Mole Vanvitelliana, deposito MiBAC di emergenza beni mobili, collocazione H5a

Il restauro dopo il sisma

L’esposizione prorogata fino al prossimo 26 luglio, propone una selezione di 36 opere d’arte restaurate a seguito del sisma, segno concreto del prezioso patrimonio disseminato nel territorio marchigiano. Le testimonianze offerte al pubblico coprono un arco temporale che va dal Quattrocento al Settecento: alte espressioni della devozione e dell'arte europea.

Cola dell’Amatrice Cristo benedicente 1520-1530 ca. cm 77 x 97 affresco staccato a massello dalla chiesa di Santa Margherita Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno
Cola dell’Amatrice Cristo benedicente 1520-1530 ca. cm 77 x 97 affresco staccato a massello dalla chiesa di Santa Margherita Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno

Arte e fede in Europa

Crocifissi lignei e raffigurazioni della Pietà di ambito tedesco, meglio note come vesperbild, che ancora oggi favoriscono le preghiere dei fedeli all’interno delle chiese. In catalogo  nomi celebri come Jacobello del Fiore, con la serie delle Scene della vita di Santa Lucia provenienti dal Palazzo dei Priori di Fermo; Vittore Crivelli con la Madonna orante, il Bambino e angeli musicanti di Sarnano; Cola dell’Amatrice di cui spicca la Natività con i santi Gerolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca dalla sacrestia della Chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno. E da Roma Giovanni Baglione e Giovanni Serodine che dalla Svizzera seguì nella capitale l’esempio di Caravaggio. Si tratta di autori la cui fama varcò i confini italiani e che hanno avuto un contatto con le Marche contribuendo a modificare la geografia della storia dell’arte.

Jacobello del Fiore Scene della vita di Santa Lucia – Lucia riceve l’Eucarestia 1410 ca. tempera e doratura su tavola cm 60 x 80 Pinacoteca Civica, Palazzo dei Priori Fermo
Jacobello del Fiore Scene della vita di Santa Lucia – Lucia riceve l’Eucarestia 1410 ca. tempera e doratura su tavola cm 60 x 80 Pinacoteca Civica, Palazzo dei Priori Fermo

Recupero e nuove attribuzioni

La mostra curata da Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi, è un evento itinerante: già allestita nella zona del cratere ad Ascoli Piceno, dopo la tappa nella capitale italiana proseguirà nella sua tappa conclusiva a Palazzo del Duca di Senigallia, sulla riviera adriatica. I restauri sono stati resi possibili grazie al contributo di Anci Marche e Pio Sodalizio dei Piceni, insieme all’apporto scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e alla collaborazione della Regione Marche. Si è trattato di interventi conservativi determinanti che hanno consentito sia il recupero di opere d’arte significativamente danneggiate dal sisma che la possibilità di nuove attribuzioni, oltre all'acquisizione di nuove conoscenze relative alla tecnica pittorica ed ai materiali usati dai pittori. Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8 depositi per essere sempre a disposizione del pubblico.

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06 maggio 2020, 13:31