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Regno Unito: silenzio-assenso per i trapianti di organo. Le linee guida dei vescovi

“E’ cruciale salvaguardare la volontarietà della donazione informando tutti i cittadini”, spiega a Vatican News il bioeticista dell'Università Cattolica di Roma, professor Antonio Spagnolo. Intanto i vescovi britannici esortano i fedeli a parlare con i famigliari in modo da condividere e far rispettare una decisione consapevole

Lisa Zengarini e Marco Guerra – Città del Vaticano

Cambia la legge sulla donazione ed i trapianti nel Regno Unito. Da oggi, al pari di quanto accade da tempo in altri Paesi, sarà applicato il principio del “silenzio-assenso”. Basterà quindi che una persona adulta e capace di intendere e di volere non si rifiuti esplicitamente quando è in vita, perché i suoi organi e tessuti possano essere usati per trapianti dopo il suo decesso.

Tenute in conto le convinzioni religiose

La normativa prende in considerazione anche le convinzioni religiose del morente e l’eventualità che i parenti del defunto che si era dichiarato favorevole siano contrari la donazione dei suoi organi. Un aspetto quest’ultimo apprezzato dai vescovi inglesi e gallesi che in un comunicato sul sito della Conferenza episcopale, affermano che la Chiesa ha sempre incoraggiato la donazione di organi, ma che “un sistema di consenso presunto rischia di eliminare il diritto di un individuo di decidere e mette a rischio il concetto di donazione come dono fatto ad altri”.  

Le linee guida dei vescovi

Per chiarire le varie implicazioni questione, la Conferenza episcopale ha quindi pubblicato delle linee guida per i cattolici, scaricabili dal suo sito. L’obiettivo – spiega monsignor Paul Mason, responsabile del Dipartimento per la sanità e la salute mentale della Cbcew – è di fornire informazioni che possano aiutare i fedeli a prendere una decisione consapevole. “È importante discutere la donazione degli organi con i vostri familiari così che siano consapevoli della vostra decisione e possano rispettarla. È anche auspicabile che questo possa aiutare a parlare dell’argomento in modo che tu possa fare una scelta informata per i tuoi cari quando giunge il momento”, scrive il vescovo che informa di avere ha ricevuto ulteriori assicurazioni dalle autorità sanitarie circa il rispetto delle convinzioni religiose del defunto e della volontà dei suoi familari sulla donazione.

Spagnolo: "silenzo- consenso" sole se informati tutti

Per una riflessione sulla nuova legge britannica e sull’importanza della consapevolezza nella donazione. abbiamo intervistato il prof. Antonio Spagnolo, direttore dell’istituto di Bioetica e Medical Humanities dell’Università Cattolica: 

Ascolta l'intervista al prof. Spagnolo

R. - Il tema della donazione degli organi dopo la morte è molto importante perché esprime la solidarietà delle persone. La questione del consenso è cruciale perché è importante che sia considerata la volontarietà. Nella comunità scientifica ci si è sempre dibattuti se il cadavere fosse una res comunitatis o se il paziente debba aver fatto in vita la sua espressione di volontà. Io ritengo che l’aspetto della volontarietà può essere mantenuto e può essere considerato valido nel momento in cui i cittadini vengano informati nelle modalità opportune. Direi che sia necessario che venga notificato loro la presenza di questa legge, le caratteristiche di questa legge, con la possibilità di poter esprimere una negazione alla donazione degli organi dopo la morte o piuttosto esprimere un consenso. Talvolta l'idea di donare gli organi magari sfugge e quindi direi che la sensibilizzazione o il ricordo, per così dire, che una legge può fare è anche un aspetto positivo, perché le persone sono sensibilizzate. Quindi informate del fatto che esiste una procedura di questo tipo e che  se entro un tot di tempo non negano la donazione dopo la morte,questa avviene, direi che anche il silenzio è espressione di un consenso ben preciso quindi anche della volontà di donare che qualifica una persona.

Quindi bene la legge sul silenzio assenso che introduce il concetto della donazione anche a chi ne era ignaro, purché vengano informati correttamente tutti i cittadini. E’ questa in sintesi la lettura più corretta?

R. - Certo, lo chiamerei un "silenzio-consenso" in modo tale che si sappia che il tacere e il non negare la donazione degli organi rappresenta esplicitamente un consenso; quindi mi pare che in questo modo sia rispettata e salvaguardata la volontà del paziente anche tacendo.

La Chiesa ha sempre incoraggiato la donazione di organi purché rimanga come dono fatto agli altri, quindi ci sia una consapevolezza. Dal punto di vista etico è importante questa consapevolezza di donare parti del proprio corpo?

R. - Certo è importante e in qualche modo anche il silenzio esprime questa volontà. Donare una parte degli organi o parte del corpo per il trapianto ma anche per lo studio, per la ricerca e la scienza è qualcosa di molto importante e esprimere la solidarietà nei confronti degli altri, sapendo che questa donazione rappresenta un elemento importante per chi ha delle patologie. In Italia in febbraio proprio è stata pubblicata una legge in cui si dà la possibilità di donare il proprio corpo dopo la morte per lo studio, per la ricerca e per l'attività didattica. Quindi è sempre di più presente nei vari paesi l'idea di sensibilizzare i cittadini prima della morte a destinare il proprio corpo per la ricerca, e diventa anche un valore molto importante che deve essere favorito e stimolato.

In caso di mancata informazione l'uso degli organi e dei tessuti di una persona può avere delle derive?  Possono esserci delle insidie di ordine bioetico dietro questa prassi?

R.  - Diciamo che l'insidia principale è quella di aver fatto qualcosa magari contro una idea o contro la volontà del paziente. Siamo sempre di fronte ad un cadavere, di fronte al quale dobbiamo avere rispetto e pietà. Quindi espropriarlo di un organo che non pensava di donare in vita, può rappresentare un elemento di disagio . Sicuramente ci sono normative che prevengono il rischio del commercio degli organi: in nessuna struttura sanitaria la normativa potrebbe permettere di fare delle illegalità.

L'espianto di organi, per essere più chiari, non va a inficiare nulla rispetto alla fine naturale della vita?

R. - Questo è un altro capitolo, ovvero quello dell’accertamento della morte. Esiste ,nel dibattito internazionale, la questione di quando dichiarare morta una persona. Però, di fatto, quando si è verificata la morte cerebrale e ci troviamo di fronte ad un cadavere, dobbiamo in linea generale staccare il respiratore. Quindi prima di staccare il respiratore, mantenendo perfusi gli organi di questo cadavere, si prelevano gli organi e questi possono funzionare. Se non si facesse questo, gli organi non potrebbero essere utilizzati. Quindi ci deve essere uno stretto collegamento tra l'équipe che segue il paziente in una fase terminale, e che quindi deve accertarne la morte, e coloro che provvedono al prelievo degli organi. Certamente, il fatto di aver dato la disponibilità a donare gli organi, non vuol dire che un paziente nella fase finale della vita non viene curato bene o viene lasciato morire per poter prelevare gli organi.

21 maggio 2020, 14:20