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Contro il coronavirus e la crisi in agricoltura ragazzi nei campi Contro il coronavirus e la crisi in agricoltura ragazzi nei campi 

Oltre 10 mila giovani nei campi contro l'emergenza coronavirus

Coldiretti lancia l'iniziativa "Job in country" pensata per gli under 40. Il calo della manodopera in agricoltura in tutta Europa è stato più evidente in Italia. Sono mancati infatti circa 200 mila lavoratori provenienti dall'Est Europa, dalla Romania e dalla Polonia

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

L’agricoltura è tra i settori più colpiti dalla pandemia di coronavirus. In tutta Europa aumentano i consumi, ma cala la fiducia degli operatori del settore. Le aziende chiedono un maggior aiuto da parte della Commissione europea, che cercherà di affrontare la questione nel Consiglio dei ministri dell’Agricoltura di giovedì. La difficoltà di reperire mandopera sta minando molte colture e rischia alla lunga di essere un freno alla ripresa del settore. A questo riguardo Coldiretti ha lanciato l’iniziativa “Job in country” per attrarre giovani che vogliano fare un’esperienza nel lavoro nei campi.

Anche profili elevati tra chi si impegna in agricoltura

Romano Magrini, responsabile lavoro di Coldiretti, dice che questa iniziativa nasce “dall'esigenza del nostro settore di avere comunque una disponibilità di lavoratori per poter sopperire alla mancanza di manodpera”. L’88% delle 10 mila domande arrivate alle strutture territoriali di Coldiretti proviene da ragazze e da ragazzi italiani, la riscoperta del mondo rurale è sempre più apprezzato dagli under 40. I profili di chi si è candidato a lavorare in agricoltura sono variegati. “Passiamo dallo studente che magari sta frequentando l'università, alla persona che magari lavorava in nero e che quindi non può beneficiare di nessun ammortizzatore sociale - sottolinea il responsabile Coldiretti - ma abbiamo anche tanti laureati, non solo in materie affini all'agricoltura ma anche in mediazione linguistica oppure in ingegneria”.

Ascolta l'intervista a Romano Magrini

C'è riscoperta per Made in Italy

Il maggior interesse per l’agricoltura lo si vede anche dall’andamento delle iscrizioni scolastiche e universitarie. Romano Magrini afferma che “se guardiamo le statistiche dell'iscrizione alle scuole superiori e all'università per l’indirizzo Agrario noi vediamo che c’è un aumento a doppia cifra. E’ una tendenza che vediamo negli ultimi 5-6 anni, riflesso di un interesse per un settore che produce beni di prima necessità, per un lavoro che viene fatto all'aria aperta a contatto con la natura. Quindi c’è anche un profilo ambientale.  E poi, c’è anche un senso un po' patriottico che è venuto fuori durante l'emergenza del coronavirus e che ha fatto riscoprire la bontà del made in Italy”.

In Italia mancano circa 200 mila lavoratori in agricoltura

Il calo della manodopera nei campi di tutta Europa è stato più evidente in Italia. Sono mancati infatti circa 200 mila lavoratori provenienti dall'Est Europa, dalla Romania e dalla Polonia. Questi alle prime avvisaglie del coronavirus sono tornati nei propri Paesi di origine e oggi hanno difficoltà a rientrare in Italia. “Job in country”, però, dice Magrini, non è in contrapposizione con una possibile regolarizzazione dei tanti braccianti non italiani che sono nei campi in questo momento. “Che un Paese civile come l'Italia assuma la tematica di coloro che sono in Italia e sono fantasmi penso che sia una cosa assolutamente corretta – afferma il responsabile lavoro Coldiretti - però è chiaro che appartiene alla politica, ai partiti e quindi è una scelta dello Stato. Creare un collegamento tra regolarizzazione e settore agricolo questo è sbagliato. Prima di tutto perché di tutto il processo di regolarizzazione forse 1.000-2.000 persone arriveranno in agricoltura, parliamo di piccolissimi numeri. E poi perché le statistiche ci dicono che oltre 60% degli immigrati presenti sul territorio dello Stato che non hanno il permesso di soggiorno sono colf e badanti, oppure sono impiegati nell’edilizia. E poi c'è un problema tecnico, da quando il lavoratore avrà fatto richiesta fino a quando avrà il permesso soggiorno che gli consente di lavorare saranno passati mesi e quindi ormai l’emergenza occupazionale sarà passata”.

I prodotti pagati troppo poco agli agricoltori

Gli agricoltori però chiedono maggiore tutela per il proprio lavoro. Magrini dice che “non è possibile che solo alcuni centesimi rimangano nelle tasche del produttore, che invece il costo del prodotto dalla tavola al consumatore aumenti fino a 6 volte. Oggi dobbiamo riscoprire che i nostri imprenditori, quelli che vivono quotidianamente sul territorio, hanno costi importanti e allora il prodotto deve essere pagato, deve coprire almeno i costi di produzione. Oggi molti prodotti rimangono sulla pianta o rimangono a terra perché non conviene raccogliere, perché ci sono speculazioni in corso. Quando è ora di raccogliere arrivano navi cisterne con grano canadese, quando è ora di raccogliere le olive arrivano cisterne con l'olio proveniente dalla Tunisia che improvvisamente diventa italiano. Dobbiamo superare questa speculazione, deve essere made in Italy solo quello prodotto in Italia”.

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12 maggio 2020, 10:17