Cerca

Vatican News

Covid-19, chiarezza su vaccino e fase due. Rezza: bene l'appello del Papa

Collaborazione scientifica per rispondere alla crisi sanitaria. Le parole di Francesco al Regina coeli risuonano forti mentre la comunità internazionale è a lavoro su questo fronte. A Bruxelles oggi la conferenza dei donatori 'World against Covid-19' con l’obiettivo di raccogliere fondi per un vaccino contro il nuovo coronavirus. Intanto con tante cautele si avvia la cosiddetta “fase due” in diversi Paesi tra cui l’Italia. Con noi l’epidemiologo Giovanni Rezza

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

La migliore definizione l’ha data, forse, il commissario straordinario per il potenziamento delle infrastrutture ospedaliere necessarie a far fronte all'emergenza COVID-19 in Italia, Domenico Arcuri: “Inizia il secondo tempo - ha affermato - di una partita nella quale nessuno sa quando l’arbitro fischierà la fine”. Questa è la cosiddetta fase due, al via oggi in diversi Paesi. Un momento in cui iniziare soprattutto a far ripartire il motore economico dello Stato, riaprendo numerose attività produttive, ma anche garantendo più momenti di socialità alle persone. Sullo sfondo, o meglio in primo piano, il tema della ricerca del vaccino per porre fine alla pandemia.

L’appello del Papa 

Nei saluti seguiti al Regina Coeli, il Papa ieri ha incoraggiato una collaborazione internazionale per sconfiggere il nuovo coronavirus. “Desidero - ha affermato Francesco - appoggiare ed incoraggiare la collaborazione internazionale che si sta attivando con varie iniziative, per rispondere in modo adeguato ed efficace alla grave crisi che stiamo vivendo. Importante è mettere insieme - ha proseguito il Papa - le capacità scientifiche, in modo trasparente e disinteressato, per trovare vaccini e trattamenti e garantire l’accesso universale alle tecnologie essenziali che permettano ad ogni persona contagiata, in ogni parte del mondo, di ricevere le necessarie cure sanitarie”.

“L’appello del Papa è quello che serve”

“Sono rimasto davvero contento nell’aver sentito ieri l’appello del Santo Padre, perché è proprio quello che occorre: un patto globale per arrivare ad una cura, poi ad un vaccino ed infine alla sua distribuzione”. Lo afferma nell'intervista a VaticanNews Giovanni Rezza, medico, docente italiano, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità ed epidemiologo. Secondo Rezza “i tempi del vaccino non sono chiari, c’è anche chi sostiene possa arrivare entro l’anno, ma comunque si porrebbe il problema della distribuzione”. Dunque è più plausibile pensare a tempi meno stretti, “anche se - aggiunge - siamo dinanzi ad uno sforzo enorme per arrivare alla soluzione nel più breve tempo possibile”. Venendo alla fase due, Rezza non nasconde le sue perplessità: “Sicuramente c’è preoccupazione, questa fase è più pericolosa di quella precedente. Va pure detto però – sottolinea l’epidemiologo - che le persone ora sono maggiormente abituate al distanziamento sociale e vi è più attenzione all’igiene”. Infine una nota di merito all’Europa: “Finalmente - afferma - l’Unione Europea ha compreso che questa battaglia si vince insieme, non contano gli interessi di parte. Una solidarietà giunta però - sottolinea Rezza - in ritardo”.

Ascolta l'intervista a Giovanni Rezza

Il World against Covid-19

Intanto oggi a Bruxelles ha inizio la conferenza dei donatori 'World against Covid-19', il cui obiettivo è di raccogliere 7 miliardi e mezzo di euro per accelerare la realizzazione di un vaccino. Contenuti, questi, al centro anche della conversazione telefonica che si è tenuta sabato tra il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, e Bill Gates, il fondatore di Microsoft oggi impegnato con la fondazione Bill & Melinda Gates, che ha più volte espresso la volontà di finanziare la produzione mondiale di un vaccino contro il Covid-19 che si dovesse rivelare efficace. Tornando all’iniziativa che prende il via oggi, essa porta la firma di Italia, Francia, Germania e Norvegia insieme alla Commissione ed al Consiglio Europeo. Il testo è firmato dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, dal presidente francese Emmanuel Macron, dal cancelliere tedesco, signora Angela Merkel, dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, dal premier norvegese, signora Erna Solberg e dal presidente della Commissione europea, signora Ursula von der Leyen. "Questo è il dovere della nostra generazione - si legge nella lettera - e sappiamo di potercela fare: sostenendo insieme la scienza e la solidarietà oggi, getteremo le basi per una maggiore unità domani. La posta in gioco è alta per tutti: nessuno è immune, nessuno può sconfiggere il virus da solo e nessuno sarà davvero al sicuro finché non lo saremo tutti, in ogni Paese”.

Una corsa contro il tempo

L’auspicio è che anche il Covid-19 abbia le caratteristiche dei virus respiratori, attenuando la sua diffusione con l’arrivo del caldo. In vista però dell’autunno prossimo, una accelerazione dei contagi è più che prevedibile. Di conseguenza ogni settimana è fondamentale per arrivare al traguardo che ogni Paese aspetta: un vaccino in grado di sconfiggere il nuovo coronavirus. “Lo avremo entro l’anno”, ha affermato oggi il presidente statunitense Donald Trump. Una dichiarazione, la sua, in parte raffreddata dalle parole del dottor Anthony Fauci, massimo esperto del Paese nella lotta alla pandemia. “Potremo averlo a gennaio, ma non è una certezza”, ha spiegato Fauci. Intanto per la prima volta al mondo un candidato vaccino ha neutralizzato il nuovo coronavirus nelle cellule umane. Lo ha affermato oggi Luigi Aurisicchio, amministratore delegato della Takis di Pomezia che ha messo a punto il vaccino, spiegando che il test fatto allo Spallanzani di Roma è stato possibile grazie all'esperienza dell'istituto, che dopo avere isolato il virus ha messo a punto un metodo per verificare l'efficacia di vaccini e molecole.

04 maggio 2020, 10:42