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Un anziano in un parco a Torino Un anziano in un parco a Torino

Covid-19: il Cottolengo di Torino inaugura un reparto di terapia intensiva

Il nuovo settore della Piccola Casa della Divina Provvidenza fornirà ora cinque letti ed è pensato per gli anziani che non riescono a ricevere cure in altre strutture. Il padre generale don Carmine Arice: siamo nati per combattere la cultura dello scarto

Michele Raviart – Citta del Vaticano

Apre oggi all’ospedale Cottolengo di Torino un nuovo reparto di terapia intensiva e sub-intensiva per i malati di Covid-19. Un totale di cinque letti, nati su richiesta della regione Piemonte e finanziato da offerte private che permetterà allo storico ospedale, fondato da San Giuseppe Cottolengo nella prima metà dell’ottocento, di affrontare anche questo aspetto dell’emergenza.

Rispondere all'urgenza

“Avevamo già un reparto per malati Covid con 63 posti letto aperto in occasione di questa pandemia”, spiega a Vatican News don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, il nome ufficiale dell’ospedale. Abbiamo aperto il reparto di terapia intensiva, spiega, “soprattutto perché ci sembrava importante in una realtà come la nostra, con tante persone anziane che soffrono di patologie neurodegenerative e con tante persone con disabilità anche gravi, avere anche questo servizio per rispondere all’urgenza ” sia per i pazienti all’interno dell’ospedale sia per quelli provenienti da fuori”.

Ascolta l'intervista integrale a don Carmine Arice, direttore generale della Piccola Casa

L'esempio degli operatori sanitari

La realtà del Cottolengo, oltre all’ospedale, si dipana in una parte che si occupa di istruzione per 400 allievi – il 12% dei quali con disabilità – e in una parte composta da 16 Rsa in tutta l'Italia, in cui ci sono stati pochi casi positivi. “In ospedale la cosa è stata più complessa”,  spiega don Carmine, “perché abbiamo avuto diversi operatori che sono risultati positivi, sono poi guariti e non vedevano l'ora di tornare di nuovo al lavoro. Abbiamo avuto anche operatori che hanno rinunciato a vedere i propri figli pur di poter continuare a venire a lavorare”.

"Tante stelle che brillano"

In una realtà come quella piemontese, in cui la diffusione del contagio diminuisce più lentamente rispetto al resto d’Italia, don Carmine invita a non abbassare la guardia, a rispettare le disposizioni e a lasciarsi ispirare dall’impegno del personale dell’ospedale. “Io uso questa immagine: questa è una notte e come capita nelle notti è più facile vedere le stelle. Qui si stanno accendendo a mio parere tante stelle che stanno brillando in questa notte dell’umanità. Ci sono delle testimonianze di solidarietà che fanno ben sperare per questa nostra umanità”.

Nel nome di San Giovanni Paolo II

Il nuovo reparto di terapia intensiva, dedicato a San Giovanni Paolo II è stato benedetto lo scorso 30 aprile dall’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, che ha ringraziato la Piccola Casa per aver “continuato a tutto campo a svolgere il servizio di carità, in particolare verso le persone più fragili, anche in questo tempo così difficile”.

Le vittime della cultura dello scarto

Una data, giovedì scorso, che corrisponde alla memoria liturgica di San Benedetto Cottolengo, che morì nel 1842 per un’epidemia di tifo, la stessa malattia che colpiva quegli “ultimi” a cui aveva dedicato la vita. “Il Cottolengo è nato per quei cittadini, dice il fondatore nella carta istitutiva, che non trovano accoglienza “in altri ospedali dello Stato di Savoia”, ricorda don Cesare, e risponde alla domanda di come una persona possa credere all’amore di Dio “quando si vede rifiutata nei suoi bisogni”. “Questo reparto lo vogliamo proprio dedicare innanzitutto a coloro che farebbero fatica a trovare risposte in altre situazioni”, ribadisce, “e mi pare che questo sia in coerenza con il nostro carisma e con la cura di quelle che Papa Francesco chiama ‘vittime della cultura dello scarto’. Noi siamo nati proprio per combattere la cultura dello scarto”.

Impegno per gli anziani e solidarietà

Questo infatti il senso della missione della Piccola Casa. “In Italia i posti per anziani nelle RSA arrivano a 300 mila. Gli anziani non autosufficienti sono oltre tre milioni e mezzo e un milione duecentomila sono quelli con patologie neurodegenerative. La proporzione tra la domanda e l’offerta è molto bassa. Con la povertà economica che c’è in questo momento diventa veramente difficile per tanti di questi anziani poter pensare di trovare qualcosa per loro”, spiega il padre generale. “Noi qui di per sé non abbiamo una retta fissa” ricorda, “nel senso che nel momento in cui accogliamo una persona che non può pagare la retta intera, non diventa questo il motivo per non accoglierla. Poi abbiamo veramente dei benefattori che sostengono la nostra opera. Io sono un testimone che la provvidenza esiste ancora oggi. La stessa terapia intensiva l’abbiamo messa su completamente con soldi di benefattori nel momento in cui abbiamo detto: abbiamo intenzione di aprire la terapia intensiva”.

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04 maggio 2020, 16:55