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Coronavirus: nuova segnaletica per distanziamento sociale Coronavirus: nuova segnaletica per distanziamento sociale  (ANSA)

Fase 2 e distanziamento sociale, conseguenze psicologiche a lungo termine

La paura del contagio da Covid-19 e le disposizioni governative hanno costretto tutti a cambiare radicalmente comportamenti e abitudini. E se lavarsi bene le mani è una consuetudine sana che si dovrebbe sempre seguire, di altra natura ed effetto sono quelle pratiche che oggi utilizziamo e che ci allontanano gli uni dagli altri, creando isolamento, insicurezza e per alcuni anche paura

Eliana Astorri – Città del Vaticano

Siamo ormai abituati ad indossare i dispositivi di protezione personale ogni volta che usciamo da casa. Manteniamo le distanze di sicurezza, non salutiamo più stringendoci la mano, niente abbracci, solo fretta di allontanarci per evitare il rischio di contagio da coronavirus. Sono comportamenti che teniamo da settimane e che da oggi, inizio della cosiddetta Fase 2 in Italia e non solo, in cui ripartono molte attività lavorative che richiederanno comunque le distanze di sicurezza e l’uso delle mascherine nei luoghi chiusi. Questi comportamenti provocheranno con il tempo l’insorgenza di problemi psicologici? Gli esperti prevedono un aumento di richieste di sostegno, come racconta Luigi Janiri, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli:

Ascolta l'intervista al professor Luigi Janiri

Mascherine e distanziamento sociale sono diventati per noi la normalità. La mascherina ci rende anonimi e la distanza di sicurezza impedisce di avvicinarci, di dare la mano, di abbracciare. Quali conseguenze psicologiche potranno determinarsi a lungo andare?

R. – Quello che possiamo immaginare è che questa imposizione certamente modificherà le relazioni sociali e interpersonali, nel senso che le manifestazioni di affetto e le emozioni condivise saranno assolutamente molto meno espresse, là dove è chiaro che ci potrà essere anche una maggiore intensità delle emozioni stesse che non hanno la possibilità di essere manifestate. Questo porterà, non ad una maggiore freddezza, ma ad una maggiore ritenzione, una maggiore inibizione dei rapporti sociali perché favorirà anche determinati comportamenti di evitamento in persone che hanno, comunque, problemi di socialità. Quindi, c’è tutta una serie di prevedibili conseguenze di queste norme, che possono poi anche investire anche l’area delle consuetudini sociali. Già lo vediamo con i nostri stessi pazienti, cioè noi non possiamo dargli la mano, ci interroghiamo se possiamo vedere i pazienti sul lettino, probabilmente no anche se continueremo. Credo anzi che riprenderemo a vederli a studio, pazienti che adesso vediamo via Skype, però, anche quella è una modalità assolutamente distanziante. Abbiamo da poco pubblicato un lavoro su quelle che sono le possibili modificazioni da introdurre nella psicoterapia con la modalità Skype, quindi, è un mondo che sta cambiando, non sappiamo se temporaneamente, perché potrebbero essere anche dei cambiamenti temporanei, però certamente il cambiamento dei costumi, delle consuetudini sociali, della manifestazione di affetto sarà sicuramente consistente.

 

In questi giorni, in televisione, abbiamo tutti visto il dolore delle persone alle quali è mancato un parente, un amico a causa del coronavirus. Oltre alla sofferenza della perdita, quella profonda, straziante, del non aver potuto salutare chi se n’è andato né accompagnarlo al cimitero. Persone che hanno visto portare via un parente malato ma vivo con l’ambulanza e poi non l’ha più rivisto. Come è possibile superare questo vuoto nel vuoto?

R. – Questo rappresenta certamente un trauma, trauma collettivo che viene tutt’oggi coperto dalla rimozione, come tutti quanti i traumi. La gente cerca, ovviamente, di dimenticarsi o comunque di non coltivare questi aspetti cercando, per esempio, di non sentire troppo spesso i telegiornali, cosa che, per certi versi ed entro certi limiti, è sicuramente un dato positivo. La persona non deve stare attaccata continuamente alle notizie - questo fa parte delle regole e dei doveri dei mass-media – perchè sono notizie molto perturbanti. Questo trauma, in effetti, che si può soltanto confrontare con i traumi bellici, cioè i traumi della guerra, il fatto di avere persone che scompaiono, non sapere dove vanno queste persone, o meglio saperlo sì, ma non poterle accompagnare nell’ultima parte della loro vita, sono traumi importanti che sicuramente si sedimenteranno nella psiche delle persone. Noi psichiatri, psicoterapeuti prevediamo un grande aumento delle sindromi post-traumatiche da stress, proprio perché in generale l’atmosfera che questo virus genera è un’atmosfera di tipo persecutorio. La gente si sente perseguitata non soltanto dal fatto che si sente di rischiare la vita, ma anche per il fatto che si sente confinata dentro casa con una sorta di restrizione domiciliare. A questo si deve aggiungere, appunto, quello che poi è l’aspetto più vulnerabile della psiche umana, cioè il fatto di essere colpiti negli affetti più cari e in modo così traumatico. Per questo noi ci aspettiamo un aumento di questi problemi.

04 maggio 2020, 07:19