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Nikolaj Nikolaevič Ge, "Quid est veritas?"  - Cristo e Pilato (1890), State Tretyakov Gallery Nikolaj Nikolaevič Ge, "Quid est veritas?" - Cristo e Pilato (1890), State Tretyakov Gallery  (ANSA)

Pilato, l’indifferenza per la verità dell’amore vista dal cinema

Nel giorno del Venerdì Santo, la liturgia della Parola propone il lungo racconto della Passione del Signore, che scandisce gli eventi drammatici culminanti nella morte di Gesù. Nella vicenda, emerge, tra le altre, la figura di Pilato, con la sua cinica ambiguità e il suo attaccamento al potere. L'arte cinematografica ha espresso in tanti modi le caratteristiche del procuratore romano

Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano

Evitare di prendere posizione, tirarsi fuori dalle responsabilità significa sostanzialmente rimanere indifferenti agli altri. Ponzio Pilato, con la sua ambiguità, è l’antitesi di Cristo, che invece è verità che si fa dono totale per gli altri. Il gesto di Ponzio Pilato di lavarsi le mani è di per sé un “gesto cinematografico” di grande impatto. Per questo motivo nei molti film sulla Passione di Cristo esso si ripete con poche varianti, con una potenza realistica che non ha bisogno di ricorrere a particolari invenzioni. Tuttavia, il procuratore romano è stato rappresentato con più frequenza in dialogo con Gesù. Il nodo centrale è tutto in questa antitesi: l’amore per la verità, che è una persona, Cristo, che è amore per gli altri, e l’indifferenza alla verità che è disinteresse per il prossimo.

Il Ponzio Pilato senza volto di Pier Paolo Pasolini

Ne Il Vangelo secondo San Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini è raccontato l’episodio nel quale il procuratore romano dialoga con Gesù e quindi invita il popolo a scegliere tra Lui e Barabba (Matteo 27,15-26). La scena si svolge come sullo sfondo, lontana, tanto da non lasciar riconoscere immediatamente le singole figure. Lo spettatore guarda attraverso gli occhi di san Giovanni che si trova mescolato alla folla: egli cerca di farsi largo nella calca per vedere meglio tra le persone che gli si parano davanti, ma la macchina da presa ondeggia con lui e il buio si alterna alle luci. Ogni tanto appaiono in primissimo piano gli occhi pieni di lacrime dell’evangelista, come a sottolineare che il Vangelo è testimonianza viva, è verità che si fa compassione. È la risposta alla domanda di Pilato, Quid est veritas? “Che cos’è la verità?” che si legge proprio in Giovanni (18,38).

Il Ponzio Pilato della colpa

David Bowie ha interpretato Ponzio Pilato nel The last Temptation (1988) firmato da Martin Scorsese, dove la scena del dialogo con Gesù (Willem Dafoe) è girata con riprese volutamente “sporche”, su uno scenario surreale e voci lente, interrotte dal nitrito di un cavallo. Qui Pilato è l’immagine dell’umanità che non vuole lasciarsi cambiare dall’amore. 

Nel Jesus Christ Superstar, del 1973, tratto dall’omonimo musical, Ponzio Pilato è un uomo feroce e ossessionato dal potere, che alla frase di Cristo “Non hai niente nelle tue mani” risponde di non avere colpe chiamandolo “innocente fantoccio, colpevole della propria autodistruzione” e tuffa le mani dentro una coppa di vetro tingendola di rosso. Ma un sogno premonitore lo aveva avvertito: sarà accusato in eterno dall’umanità per aver deciso la condanna di un uomo giusto. 

Il Ponzio Pilato del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (1977) è esteticamente perfetto nell’attore Rod Steiger: qui, chi vuole essere testimone della verità è considerato un sognatore. Cristo tace davanti al procuratore che non è interessato a conoscerla. 

Diametralmente opposto, Su Re, scritto e diretto da Giovanni Columbu (2013), film ambientato in Sardegna e parlato in lingua sarda. Pilato di fronte a Cristo esclama: "Re. E neanche di questo mondo. Allora di quale?". Pilato veste l'unica nota di colore, ancorché cupa, tra gli altri vestiti di nero, per rimarcare la sua estraneità di cittadino romano catapultato in una terra non sua, e la sua domanda è quella di chi conosce solo la realtà terrena di un mondo affollato di idoli ma vuoto di Dio.

Ponzio Pilato dopo la morte di Gesù

Alcuni film pongono il procuratore romano al centro del racconto e quindi scendono nella complessità del personaggio, ricostruendo anche quello che avvenne dopo la morte di Gesù, quando Pilato rimase solo con i suoi dubbi. Su questa scia si pone un film di produzione italiana (1961), dal titolo Ponzio Pilato, per la regia di Irving Rapper con, tra gli altri, Massimo Serato. Pilato, richiamato da Caligola, ripercorre la sua esperienza in Giudea, un territorio difficile e violento dove egli aveva operato anche repressioni sanguinose. Nel racconto della sua vita passata appaiono Barabba e Gesù e i rimorsi per la sua decisione. 

Un altro film, di produzione tedesca, Pilatus und andere (1972), regia di Andrzej Wajda, ispirato al Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, raffigura un Pilato come un vecchio alle prese di un giovane Gesù “anni ‘70”, che la ragion di Stato costringe a condannare.

Il dubbio di Pilato

Più centrato sul soggetto è il film per la televisione di Luigi Magni (1987), Secondo Ponzio Pilato. Nino Manfredi interpreta la parte del protagonista, un civis romanus che parla romanesco. Nel cast figurano attori come Stefania Sandrelli (Claudia Procula), Lando Buzzanca (Valeriano) e Mario Scaccia (Tiberio). Gli esterni sono girati a Siracusa. Il film penetra a fondo nel dubbio di Pilato che si chiede, dopo la morte di Gesù, se non avesse contribuito a condannare a morte un innocente. Incontra lungo il suo percorso i personaggi chiave della storia, sua moglie e il centurione Valeriano, che lo aveva avvisato del sepolcro di Cristo trovato improvvisamente vuoto; il re Erode Antipa nella sua corte; Barabba, che rivede a Roma in prigione e che gli affida il sudario del Cristo; l’imperatore Tiberio, malato di lebbra e miracolosamente guarito dopo avergli applicato sul volto lo stesso sudario. Ormai folle per il dubbio, chiede all’imperatore di essere decapitato anche per assumere su di sé ogni responsabilità. Con la sua morte crede di poter risarcire l’errore, tuttavia non riesce a tradire la fede nelle divinità pagane, così chiede l’obolo da mettere in bocca per pagare Caronte. Si tratta di un film scritto con cuore “laico” attratto dalla connotazione moderna dell’uomo qualunque, quello che “se ne lava le mani”, secondo l’accezione più densa e moderna del significato che noi attribuiamo a Ponzio Pilato. L’ambiguità del personaggio gioca su due possibili interpretazioni: l’uomo pavido che pur sapendo di condannare un innocente evita di prendere una decisione, come il Ponzio Pilato rappresentato dal film The Passion di Mel Gibson (2004), e l’uomo scettico che alla fine diventa capace di un gesto di grande abnegazione.

I Pilato tratti da Il maestro e Margherita

Nel romanzo di Michail Bulgakov Il maestro e Margherita, Ponzio Pilato è una storia nella storia che conta diverse trasposizioni cinematografiche e televisive in lingua russa e polacca, alcune di grande qualità, come il film russo Master i Margarita (2005), a regia di Vladimir Bortko. Qui è un uomo tormentato, colpito e attratto dalle parole del Cristo, ma che alla fine viene liquidato con una definizione perentoria: “il crudele quinto procuratore della Giudea”.

Che cos’è la verità?

Quid est veritas?, “Che cos’è la verità?” (Giovanni 18,38), chiede Pilato a Gesù. Il peccato del procuratore romano non è il dubbio ma l’indifferenza verso la Verità, che è la persona che ha davanti a sé. La sua è cinica osservanza della logica politica per mantenere il potere precostituito. Un comportamento inerte, che non intende perdere nulla di fronte al rischio dell’amore concreto verso gli altri, così come fa Gesù, verità fatta carne, attraverso il sacrificio sulla croce.

10 aprile 2020, 07:00