Cerca

Vatican News
Roberto Herlitzka(Foto di G. M. Ireneo Alessi)e Sonia Bergamasco(foto Alessandro Schinco) Roberto Herlitzka(Foto di G. M. Ireneo Alessi)e Sonia Bergamasco(foto Alessandro Schinco)  (2020.04.28 Roberto Herlitzka(Foto di G. M. Ireneo Alessi)e Sonia Bergamasco(foto Alessandro Schinco). )

Herlitzka e Bergamasco ringraziano il Papa per le parole sugli artisti

Intervista a due tra i più apprezzati attori della scena teatrale e cinematografica italiana. Le loro reazioni alla preghiera di Francesco a Santa Marta e le riflessioni sulle forme di creazione e fruizione culturale durante e dopo la pandemia

Antonella Palermo – Città del Vaticano

E' il tempo in cui l'intera filiera culturale, in particolare quella che ha a che fare con il mondo dello spettacolo dal vivo, cerca di inventarsi forme nuove per non perdere l'aggancio con il pubblico. Con teatri e cinema chiusi, un settore che vanta numerosi talenti e professionisti di altissimo valore, rischia di essere messo a margine delle attività considerate necessarie.

La preghiera del Papa è un sollievo per gli artisti

"Gli artisti hanno questa capacità di creatività molto grande e per la strada della bellezza ci indicano la strada da seguire" (Papa Francesco alla messa in Santa Marta, 27 aprile 2020)

"E' un grande sollievo raccogliere queste parole al mattino perché è un pensiero che coinvolge tanti di noi che in Italia fanno il mestiere del regista, dell'attore, del pittore, dello scultore e poi ci sono i tecnici e tutta la grande filiera legata al mondo dell'arte e della cultura. Bello che sia proprio il Papa a trovare le parole giuste per dare voce agli artisti". Così Sonia Bergamasco, attrice poliedrica, che spera di portare l'anno prossimo un progetto legato allo Stabile dell'Umbria e ad Antonio Latella. Sottolinea quanto sia "necessario nella fase2 anche dare spazio al nostro lavoro, perché se da una parte la salute e la cura delle persone viene prima di tutto, la cultura non è voluttuaria, è fondante di una civiltà".

Ascolta l'intervista a Sonia Bergamasco

Sulla stessa linea Roberto Herlitzka, attore veterano, al quale le misure di contenimento dell'emergenza da Covid-19 hanno interrotto le repliche del suo Enrico IV che era in scena al teatro Basilica, a Roma. "Quello del Papa è un pensiero molto bello che a noi gratifica molto – dice - perché a volte abbiamo la tendenza e la capacità a creare – non tutti per la verità - ma che ci venga detto che addirittura gli artisti indicano la strada allora vuol dire che è molto di più di quello che possono fare altri, sebbene con le migliori intenzioni".

Ascolta l'intervista a Roberto Herlitzka

La creatività degli artisti nella società

"In effetti, creare, o ri-creare – come dice il Papa – è un po' la spinta che danno gli artisti – ricorda Herlitzka - e la bellezza è una specie di faro che essi seguono e che farebbe bene che tutti seguissero". Insomma, dei pionieri... "Certamente gli artisti guardano oltre perché non si fermano a ciò che si vede comunemente ma vanno a cercare l'universale nel particolare, una caratteristica dell'arte, che tende non tanto semplicemente a rappresentare quello che c'è ma in quello che c'è a mettere ciò che serve per tutti, e sempre. Ecco, l'arte vera è questa", scandisce l'attore.

In più c'è un aspetto imprescindibile, che questa epidemia ha fortemente limitato, come precisa la Bergamasco: "Quando si parla di teatro, di cinema si parla di una comunità, una comunità che si ritrova. Giriamo un po' attorno a un'idea che non è praticabile se non attraverso lo stare insieme", sfida Bergamasco che, avendo studiato pianoforte al conservatorio e continuato a lavorare in musica, accenna anche alla sua personale adesione ad un appello di Alessandro Quarta dedicato allo spettacolo dal vivo: "Mi sento estremamente legata al mondo musicale e percepisco quanto la musica sia un elemento di grande conforto e di coesione. Quando la gente ha voluto ringraziare in giorni particolarmente dolorosi, il canto è stato il modo più naturale per unirsi e per ritrovarsi".

Più ascolto degli artisti

Quanta voce in capitolo hanno gli artisti nei meccanismi decisionali delle istituzioni? "Pochissima, – lamenta Herlitzka - mi sembra che oggi in Italia non sia proprio la strada preferita. Vedo una specie di degrado culturale che non aiuta a procedere in questa direzione. Hanno molto poca voce in capitolo gli artisti perché l'intrattenimento oggi è scaduto a semplice intrattenimento e quindi la disciplina che ispira sia chi fa l'arte sia chi la frequenta è un po' svanita".

Bergamasco racconta come si stia interrogando, dall'inizio dell'emergenza, sul 'dopo': "Mi sono detta che la carta vincente deve essere proprio la creatività, l'immaginazione". Non ha particolari proposte, confessa di non avere risposte, ma è certa che forme nuove devono essere trovate, ci si deve provare: "Il Ministero deve dare ascolto alle esigenze degli artisti. Ci si deve sedere a un tavolo per parlare di questo".

Rischiare con le forme nuove dell'arte

La Bergamasco ammette che purtroppo ad oggi è difficile pensare a qualcosa di alternativo alla distanza e a ciò che si sta praticando adesso: lo streaming, in sostanza. Herlitzka è più perplesso quando si fa riferimento alla televisione o ad internet: "Da un punto di vista culturale hanno abituato le persone a servirsi di un mezzo invece che di se stessi per scoprire, per ricordare e per capire. Non c'è dubbio che la tv può aiutare il teatro, soprattutto in questa fase, resta il fatto che il teatro è fatto da persone viventi di fronte ad altre persone viventi. Quando le persone viventi diventano immagini, il teatro perde la sua funzione principale. Può diventare cinema, ma il teatro non è il cinema, vuol dire togliergli la sua umanità".

Trovare la bellezza anche nella desolazione

Herlitzka si guarda bene dall'invocare di riaprire i teatri a tutti i costi se non ci sono le condizioni: "Le restrizioni sono necessarie per sconfiggere questa specie di peste. Non bisogna rischiare. Si andrà a teatro quando si potrà". Intanto, nel danno che la chiusura genera, ci si gode la bellezza del silenzio: "Una città in silenzio e vuota è una meravigliosa cornice in cui stare. Il raccoglimento, il non abbandonarsi a questa specie di concerto discorde che ci trascina normalmente è un modo anche per ritrovare se stessi e pensare a se stessi, anche agli altri, ma in modo più mirato, più preciso, non casuale".

Immersi nel presente per tornare cambiati

La Bergamasco è convinta che "non si ripartirà dal punto che abbiamo lasciato e anche quando tutto questo sarà finito ci avrà lasciato dei semi di qualcosa di doloroso, drammatico ma anche qualcosa che ci deve portare al meglio, qualcosa che ci deve far pensare, creare, dare una voce nuova". Sguardo al futuro ma profondamente innestati nell'oggi: "Sicuramente desidero che tutto questo non sia inutile, che non si ritorni alle dinamiche che già conosciamo, del chi ha troppo e chi ha troppo poco, ai problemi dell'ambiente che abbiamo come riscoperto in questa bolla magica e tragica che ha lasciato spazio alla natura... Però mi piace anche vivere il presente perché non voglio sfuggire ai problemi di questi giorni che sembrano tutti uguali. Sono grata alle parole di Papa Francesco e grata a tutte le persone che in questo momento fanno, credendoci fino in fondo. Per chi come me non può fare il proprio lavoro, il compito è più strano, più singolare, ma è un compito non meno prezioso, quello di stare senza arrendersi, cercando di comprendere e di desiderare un futuro migliore. Vivere anche questo presente è una esperienza enorme per ciascuno di noi, che ci cambia".

28 aprile 2020, 16:23