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La presidente della Commissione Von Der Leyen e il presidente del Consiglio in videoconferenza con i leader Ue La presidente della Commissione Von Der Leyen e il presidente del Consiglio in videoconferenza con i leader Ue 

Via libera del Consiglio Ue al Recovery Fund

Il Consiglio europeo ha approvato il fondo di aiuti insieme con gli altri provvedimenti economici presi, ad esempio, contro la disoccupazione, per venire incontro ai Paesi più colpiti dal Coronavirus. Il pacchetto di misure consiste in cifre considerevoli ma non è ancora deciso se la parte del cosiddetto Recovery Fund sarà in qualità di finanziamento o di prestito. Con noi l'economista Paolo Guerrieri

Fausta Speranza – Città del Vaticano

I capi di Stato e di governo riuniti (virtualmente) nel Consiglio europeo hanno subito approvato le misure su cui i loro ministri delle Finanze avevano già trovato l'accordo. Hanno approvato anche il cosiddetto Recovery Fund ma dando l'incarico di concretizzare le modalità alla Commissione europea, che è chiamata a presentare proposte entro il 6 maggio.

Le misure subito operative

Via libera al pacchetto fino a 540 miliardi di euro con nuovi prestiti per le imprese da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) e al cosiddetto Sure (sicuro) da 100 miliardi per integrare i fondi per la cassa integrazione nei Paesi membri e al Fondo salva-Stati (Mes) per le spese sanitarie. Queste misure saranno operative entro inizio giugno. A frenare il nervosismo dei mercati è stata la Banca centrale europea (Bce).

L'approvazione del Recovery Fund

Due settimane fa, i ministri delle Finanze si erano trovati d’accordo solo nel dire che di Recovery Fund se ne sarebbe parlato più avanti in occasione del prossimo Consiglio. Questa era già stata una concessione strappata in extremis ai Paesi del Nord, a partire dall'Olanda, da sempre contrari a qualsiasi forma di mutualizzazione dei debiti. In queste ultime settimane, però, i timori sulle conseguenze del lockdown sull’economia e sull’occupazione si sono esasperati anche per i drammatici dati sulla perdita del Pil forniti, tra gli altri, dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dalla Bce. E' arrivato, dunque, anche il via libera per il Recovery Fund, ma è stato dato mandato alla Commissione di elaborare una proposta entro due settimane che possa delineare i dettagli tecnici.

I nodi da sciogliere

Si dovranno definire questioni di non poco conto. Innanzitutto, quella dell’ammontare complessivo del Fondo. Alcuni leader si sono spinti a dire che non si tratterà solo di miliardi, ma di migliaia di miliardi, senza però fornire ulteriori chiarimenti. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha affermato che i versamenti degli Stati potrebbero addirittura raddoppiare, quanto meno per alcuni anni. Non è chiaro però se l’aumento sarà uguale per tutti i Paesi. L’idea è quella di poter usare il (più consistente) bilancio Ue quale garanzia per una emissione comune di titoli tripla A, sui quali, quindi, pagare un basso tasso di interesse. Non è chiaro come verranno ripagati i titoli in scadenza. Una parte potrebbe venire da nuove risorse proprie della Commissione (ad esempio tramite imposte comuni su attività inquinanti), mentre un’altra parte potrebbe essere pagata dai Paesi sulla base di quanto avranno ricevuto. In definitiva, bisogna capire se si tratterà di finanziamenti o di prestiti da ripagare. Un altro punto chiave è la tempistica. Per utilizzare il bilancio Ue 2021-2027 questo dovrebbe essere approvato in fretta. Ma, anche se così fosse, potrebbe essere utilizzato solo a partire dal prossimo anno. I Paesi del Sud hanno insistito nel sottolineare l’assoluta urgenza del fondo auspicandone l’attivazione nella seconda metà di quest’anno. Si potrebbe trovare un modo per utilizzare prima, almeno in parte, risorse comuni destinate al periodo 2021-2027. Delle incognite che restano, delle misure già messe in campo dalla Banca centrale europea (Bce), di quelle previste per inizio giugno, ma anche delle dinamiche politiche che accompagnano il dibattito tra Paesi europei e della solidarietà, che non solo è doverosa ma conviene a tutti, abbiamo parlato con l’economista Paolo Guerrieri:

Ascolta l'intervista con Paolo Guerrieri

I dati mostrano quanto la crisi per l’emergenza Covid-19 ovviamente sia simmetrica ma con potenziali diverse conseguenze nei vari Paesi: più pesanti per la Spagna e per l'Italia, molto meno per i Paesi del Nord. Il divario tra Nord e Sud aumenterà anche in relazione alla disoccupazione. Un gap che rischia di diventare socialmente e politicamente insopportabile se non si trovano ingenti risorse di sostegno all’economia e all’occupazione. Inizia a delinearsi anche l’enorme impatto del lockdown in termini di indebitamento su tutti i Paesi membri, che sarà ancora una volta maggiore (di molto) per quelli del Sud. Sull’impennata dell’indebitamento poco potrà fare il pacchetto di misure già approvato. Anzi, sia il Sure che il Mes opereranno concedendo prestiti ai Paesi e ne faranno quindi lievitare il debito pubblico, anche se meno rispetto al reperimento delle stesse risorse sui mercati. La Bce con le sue ultime misure - a partire dal programma di acquisto dei titoli (Pepp) che mette in campo oltre 1.000 miliardi - sta guadagnando tempo prezioso. Purtroppo però l’intervento della Bce non potrà proseguire all'infinito. Al ritmo dei recenti acquisti di titoli pubblici e privati la sua capacità potrebbe esaurirsi già entro ottobre. Inoltre, le principali agenzie di rating potrebbero declassare il debito dei Paesi del Sud dell’Eurozona (Italia inclusa) fino a rendere impossibile l’acquisto dei relativi titoli da parte della Bce in quanto junk bond. Già oggi la Bce sta derogando alla regola che gli imporrebbe di acquistare da ogni Paese una percentuale di titoli non superiore alla quota che il Paese detiene nel capitale della banca stessa. Una deroga che però non può essere a tempo indeterminato perché le regole europee lo vietano. L’eccesso di acquisti di titoli da un Paese dovrebbe essere compensato da un maggiore acquisto di titoli dagli altri Paesi in un momento successivo. La Corte di Giustizia europea o, a livello nazionale, anche una alta Corte (non ultima la Corte costituzionale tedesca) potrebbero bloccare l’intervento della Bce ritenendolo (invero con qualche ragione) un salvataggio di uno o più Paesi membri, cosa proibita dai Trattati. Insomma, come da tempo va ripetendo la stessa presidente Lagarde, la Bce fa la sua parte ma non può fare tutto da sola. Da qui l’esigenza del Recovery Fund.

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24 aprile 2020, 16:43