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Amnesty, diritti e indipendenza giudiziaria sotto attacco in Europa

Prosegue nei Paesi europei e in quelli dell’Asia centrale l’attacco ai diritti e all’indipendenza giudiziaria, ma le proteste di massa accendono la speranza. Lo rileva il rapporto 2019 di Amnesty International sull'Europa, quinta di sei panoramiche regionali sulla situazione dei diritti umani lo scorso anno

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Repressione delle proteste dei popoli da una parte, erosione dell’indipendenza della magistratura dall’altra. Sono le due facce della stessa medaglia che Amnesty rileva a carico di molti Paesi europei come Polonia, Ungheria, Romania o Turchia, dove i giudici, che difendono l’indipendenza del sistema giudiziario, hanno subito attacchi dai governi impegnati ad evitare di dover rispondere del proprio operato.

Inasprita la repressione delle manifestazioni di popolo

Amnesty International menziona il coraggio di chi è sceso in piazza nel 2019 in Europa e in Asia centrale per “difendere i propri diritti e quelli degli altri”. Sembra – commenta a Vatican News il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury – “che il denominatore comune sia la paura dei governi di essere controllati attraverso meccanismi indipendenti giudiziari e di essere controllati dall'opinione pubblica attraverso proteste e manifestazioni di massa. Quello che abbiamo visto nel 2019 in Polonia, in Ungheria, in Russia, in Turchia è stato un crescendo di questi attacchi”. In tutti i modi, è la grave accusa dell’organizzazione, si è voluto reprimere il controllo che il popolo ha cercato di esercitare, ed ecco che nel 2019 in molti Paesi sono state imposte “restrizioni alle dimostrazioni”. “L’elenco – prosegue Noury – è numeroso. Un esempio ne sono Russia e Turchia, dove le proteste hanno riguardato l'autoritarismo della gestione del potere. Un capitolo a parte merita la Francia, che ha visto continue manifestazioni di massa contro le riforme e contro le politiche di austerità, manifestazioni che in alcuni casi hanno avuto tratti violenti, ma che hanno incontrato una risposta da parte delle forze di polizia sicuramente sproporzionata”.

Ascolta l'intervista con Riccardo Noury

Accoglienza e solidarietà, parole sempre più sotto accusa

La grande preoccupazione di Amnesty è verso la criminalizzazione della solidarietà che sta dilagando in Europa. “È una duplice azione – precisa Noury – da una parte politica, attraverso normative che rendono difficile, se non impossibile, lo svolgimento della ricerca e del soccorso in mare da parte delle ong, e poi giudiziaria, attraverso procedimenti nei confronti di chi manifesta concretamente solidarietà”.  Esempi ne sono la Svizzera, l’Italia, la Francia, perché “in generale è proprio l'idea di avere nel vocabolario parole come accoglienza, come soccorso e solidarietà, che viene messa in discussione sempre più spesso in Europa”.

Le politiche migratorie mirano solo alla protezione dei confini

Capitolo costante delle denunce dell’organizzazione sono le violazioni dei diritti umani legate alle migrazioni. Gli Stati europei continuano a non rispondere delle conseguenze di politiche migratorie che danno priorità alla protezione delle frontiere piuttosto che a quella delle vite umane. In questo rientra la collaborazione con la Libia, Paese in cui migliaia di persone sono in detenzione. “È una politica – specifica Noury – che non mostra segni di discontinuità, tant’è che all'inizio di novembre è stato rinnovato per altri tre anni l'accordo tra Italia e Libia”. Allo stesso modo, proseguono i risultati “nefasti e sciagurati dal punto di vista dei diritti umani”, dell’intesa del 2016 Ue-Turchia. Ankara, aggiunge Noury, nel 2019 ha proseguito “la sua repressione contro giornalisti e difensori dei diritti umani ed è stata protagonista del rimpatrio forzato di migliaia di rifugiati siriani ancora prima che iniziasse l'offensiva militare in Siria, con la motivazione ufficiale che avrebbe dovuto creare il posto in cui riportare i siriani all'interno del loro Paese”.

La difesa dei diritti fondamentale nell’era del Covid-19

La società civile, i giornalisti, tutti coloro che hanno chiesto ai governi di rispondere del proprio operato hanno subito pressioni, tuttavia continuare a farlo “sarà ancora più fondamentale durante la crisi del Covid-19 e nel periodo successivo ad essa”. E' in queste settimane che si delineerà il mondo post coronavirus, e Amnesty International teme ciò che ne potrà scaturire. “Con ogni probabilità – conclude Noury - diritti come quello al lavoro, ma anche quello alla riservatezza, saranno sotto attacco, inoltre rischieranno di passare in secondo piano attività fondamentali come quelle di soccorso, di difesa dei più deboli e dei gruppi vulnerabili”. La speranza è che “poiché Covid-19 ha colpito in Europa centinaia di migliaia di persone, queste persone, nei prossimi mesi e anni, scendano in piazza per rivendicare giustizia, sapendo che sulla loro pelle è stata compiuta una strage di diritti nel corso di questa pandemia”. 

16 aprile 2020, 11:54