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Ecuador, in fila davanti a una farmacia di Guayaquil Ecuador, in fila davanti a una farmacia di Guayaquil 

Covid-19, Ecuador: l'opera dei missionari tra diseguaglianze e povertà

A Duran, città-sobborgo alla periferia di Guayaquil, una coppia di missionari laici fidei donum risponde all’emergenza coronavirus sostenendo la popolazione locale con kit alimentari e presenza costante

Elvira Ragosta - Città del Vaticano

Terzo Paese dell’America Latina per numero di contagi da Covid-19, dopo Brasile e Perù, l’Ecuador registra ufficialmente 24.258 positivi, con 871 vittime. Il ministro della Salute ha dichiarato che il 60% della popolazione ecuadoriana avrà contratto il coronavirus entro 4 mesi dall’inizio del contagio nel Paese, ossia il 29 febbraio. Intanto, il Comitato permanente per la difesa dei diritti umani della città di Guayaquil chiede di dichiarare la crisi "umanitaria" e non solo "sanitaria" nella città.

La città più colpita è Guayaquil, densamente abitata e sede di un importante porto commerciale e di molte aziende. Dal vicino sobborgo di Duran due missionari laici italiani, i coniugi Francesca Lo Verso e Alessandro Brunone, del Centro missionario diocesano di Padova, raccontano a Vatican News la realtà del Paese alle prese con la pandemia, tra le difficoltà del sistema sanitario e le diseguaglianze sociali, e di come la missione si stia adoperando per dare un sostegno concreto alla popolazione della zona. “A Guayaquil – racconta Alessandro -  gli ospedali sono collassati. Qui la sanità è privata e le strutture sono poche e difficilmente accessibili. Vivere in un sobborgo di favelas vuol dire avere contagi che crescono sempre in modo esponenziale. La situazione è critica”.

Ascolta l'intervista ad Alessandro e Francesca

La pandemia aumenta il divario tra ricchi e poveri

Le differenze sociali ed economiche in Ecuador si accentuano in questa fase di epidemia. “Il problema - continua Alessandro - è che c'è una divisione netta tra ricchi e poveri. Ci sono pochi ricchissimi che vivono in ciudadelas private con ville enormi e a fianco, al di là del fiume, ci sono realtà di campesinos che vivono in palafitte, o realtà di baraccopoli dove le case sono capanne di bambù e lamiere, senza nessun servizio di base, a volte nemmeno l’acqua corrente”. C’è chi ha tanto, tantissimo, anche molto più di noi europei, e chi non ha proprio niente”.

Il lockdown modifica i progetti della missione

La missione del centro diocesano di Padova in Ecuador è composta da due sacerdoti, don Saverio e don Mattia, dai coniugi Alessandro e Francesca e da 3 suore elisabettine, più una postulante. Due le parrocchie seguite nella città di Duran, la Nuestra Señora del Perpetuo Socorro e quella di San Francisco de Asis. “Da quando è scattato il lockdown - dice Francesca - abbiamo dovuto sospendere tutte le attività che stavamo portando avanti perché ovviamente implicavano il contatto con la gente. Attualmente, i sacerdoti seguono le parrocchie via web, trasmettendo le Messe in streaming. Al momento è fermo il nostro progetto ‘Semilla de mostaza’, una sorta di doposcuola che, oltre ad aiutare a fare i compiti, è uno spazio pomeridiano che offrivamo ai bambini che vengono da famiglie fragili”.

La solidarietà da parte di tutti

Non potendo portare avanti i progetti bloccati, i due missionari hanno pensato a come aiutare la comunità locale, nel rispetto delle norme per il distanziamento sociale per evitare i contagi. “Quello che stiamo facendo adesso per stargli vicino – continua Francesca - è distribuire dei kit alimentari. Al momento raggiungiamo circa 300 famiglie. Loro vivono soprattutto di pesca e ora, non potendo uscire, non hanno entrate. “E’ stato bello vedere come questo ha mosso tutte e due le comunità parrocchiali che seguiamo qui - sottolinea Alessandro - perché i parrocchiani anche quelli più poveri hanno voluto contribuire, anche con poco. Una solidarietà del popolo per il popolo che non si è dimenticato che esiste chi ha meno”. E anche dall’Italia non è mancato il sostegno alla missione, con offerte arrivate da associazioni e privati di Padova, tramite il centro missionario.

La pandemia e il coprifuoco pomeridiano hanno sicuramente modificato la vita di missione. “Dobbiamo restare in casa e ora l’interrogativo è: ma quindi io adesso a cosa servo? Non posso fare niente, non riesco a portare avanti quello che stavamo facendo prima - conclude Francesca -. Però ci rendiamo conto che la nostra presenza è comunque di sostegno per le persone. Anche la telefonata per sapere come stiamo e come stanno loro, per fare due chiacchiere, è importante. Ci chiedono anche come stanno le nostre famiglie ed è un bel segno che si preoccupino per i nostri cari in Italia”.

Caritas Ecuador: aiuti a 300mila persone

In tutto il Paese, intanto, continua il lavoro della Caritas per supportare le famiglie anche in questo periodo di emergenza sanitaria. Secondo il rapporto della Social Pastoral Network-Caritas dell'Ecuador, sono oltre 74mila i nuclei familiari, di cui 4.943 migranti, raggiunti dalle 22 Caritas diocesane nelle ultime sei settimane. Grazie alla campagna "Non lasciare nessuno indietro", sono state raggiunte circa 300mila persone, con kit alimentari e igienici, alloggio, accompagnamento spirituale, cure mediche, assistenza agli anziani e ai minori orfani. La relazione della Caritas evidenzia che la capacità e la capillarità dell'assistenza umanitaria sono state rese possibili attraverso la collaborazione di società civile, imprese e della cooperazione internazionale.

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29 aprile 2020, 11:36