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Carceri, pandemia: “Siamo preoccupati ma vogliamo collaborare”

Ai microfoni di Radio Vaticana Italia parlano i detenuti di Roma e Viterbo

Danide Dionisi - Città del Vaticano 

“Il nostro primo pensiero va a chi sta fuori e alle sofferenze che stanno patendo i nostri familiari nel combattere un nemico invisibile. L’Amministrazione ha compreso questo nostro ulteriore disagio e ci ha offerto la possibilità di comunicare più frequentemente con i cari.” Il sentimento di riconoscenza nei confronti della Direzione e degli agenti di Polizia Penitenziaria è costantemente espresso dagli ospiti degli istituti italiani, ma loro stessi hanno voluto che il loro “grazie” venisse manifestato attraverso una diversa cassa di amplificazione. I detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia e quelli di Viterbo (Mammagialla) hanno scelto I Cellanti, il programma settimanale di Vaticannews-Radio Vaticana interamente dedicato al carcere che nella puntata di domani (in onda alle 16.30) ospiterà le loro voci.

Il racconto alla radio

Racconteranno le loro esperienze di solidarietà, le loro paure e il disagio nel dover rispettare le nuove regole per evitare il contagio. I protagonisti hanno voluto mettersi a nudo nelle loro fragilità e debolezze in un contesto segnato dalla paura del virus. Ma la drammaticità del momento gli ha fatto scoprire la voglia di sentirsi utili, li ha motivati a cambiare atteggiamento, li ha stimolati in maniera più incisiva a scegliere di vivere ispirandosi a principi positivi. Hanno ricominciato, insomma, a guardarsi da un’altra prospettiva.

La lezione che stanno imparando da questa esperienza rimane comunque quella di rendere partecipi gli altri della loro sofferenza interiore. L’obiettivo è sempre quello: non rimanere soli. Quella che prevale è la loro preoccupazione per quanto sta accadendo fuori e per gli scenari futuri che il dopo Coronavirus potrà disegnare. Emerge, inoltre, una ferma volontà di collaborare e di rendersi utili attraverso iniziative di solidarietà e progetti di lavoro mirati (realizzazione di mascherine su tutti). C’è infine chi, tra le dodici voci che spiegheranno il loro carcere al tempo della pandemia, racconta la sua emozione in modo diverso: “Dopo anni di reclusione, grazie alle videochiamate, ho rivisto casa mia, le pareti delle mie stanze e, soprattutto, i volti dei cari che non ho più incrociato. E’ stata per me una immensa gioia, indescrivibile. La stessa gioia hanno provato anche i miei compagni nel rivisitare i luoghi dove sono cresciuti e hanno vissuto, anche se da remoto. Me ne sono accorto fin da subito perché i loro occhi sono cambiati”. 

04 aprile 2020, 13:30