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Famiglia di sfollati in Afghanistan Famiglia di sfollati in Afghanistan 

Allarme profughi nella lotta al Covid19: aiuti umanitari a rischio

Pubblicato oggi il Rapporto globale 2020 sugli sfollati interni: sono oltre 30 milioni quelli rimasti nei propri Paesi, in aggiunta agli oltre 25 milioni fuggiti all’estero. Le loro precarie condizioni di vita possono essere veicolo incontrollabile di contagio.

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Un dramma nel dramma quello dei profughi nell’emergenza del Covid19. “La pandemia globale li rende ancora più vulnerabili”, denuncia Alexandra Bilak, direttrice del Consiglio norvergese per i rifugiati (Nrc), commentando il Rapporto globale 2020, pubblicato oggi, sugli sfollati interni, che sono in aumento. Ben 33 milioni e 400 mila persone - 5 milioni in più rispetto al 2018 – sono state costrette lo scorso anno ad abbandonare le proprie case, sfollate all’interno dei confini nazionali.

Sfollati per disastri naturali

Quasi 25 milioni (24,9) quelle forzate da disastri naturali, registrati in 140 Paesi e regione, in massima parte (23,9) collegati alle condizioni metereologiche, tra cui i cicloni Fani in India e Bangladesh, Idai e Kenneth in Mozambico, l’uragano Dorian alle Bahamas, le piogge torrenziali in Africa.

Fuggiti da violenze e guerre

Altre 8 milioni e mezzo quelle fuggite da conflitti e violenze registrate in 50 Paesi, in particolare in Siria, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Burkina Faso ed Afghanistan. Questa umanità dolente in fuga si è concentrata al 60 per cento nel sudest del continente asiatico, per un altro 25 per cento nell’Africa Subsahariana e un 10 per cento in Medio Oriente e Nord Africa.

Record di sfollati interni: oltre 50 milioni

Il numero totale degli sfollati al mondo è salito quindi ad oggi alla cifra record di 50,8 milioni, di cui 47,7 milioni a causa di conflitti e violenze e 5,1 milioni per catastrofi naturali. Una popolazione di esiliati nei propri Paesi, di cui oltre 18 milioni sono minori sotto i 15 anni e 3,7 milioni sono ultrasessantenni. A questi si devono aggiungere 26 milioni di rifugiati all’estero e si arriva alla cifra complessiva di oltre 75 milioni di profughi dentro e fuori i confini nazionali nel mondo intero.

La pandemia e la sfida degli aiuti umanitari

Una condizione di precarietà aggravata dalla pandemia, vivendo queste persone “in campi sovraffollati, rifugi di emergenza e insediamenti informali con scarso o nessun accesso alla cure mediche”, come ricorda la direttrice del Consiglio norvergese per i rifugiati, osservando che “sarà difficile trovare un equilibrio tra gli aiuti umanitari e la lotta alla diffusione del Covid19”, come ad esempio nel caso di evacuazione per disastri naturali senza ricorrere ad affollamenti in campi di raccolta, aumentando i rischi di contagio.

28 aprile 2020, 13:14