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Unicef in Siria: smettete di uccidere e mutilare i bambini

Quasi 5 milioni di bambini siriani sono nati durante la guerra, circondati da violenze, privazioni, morte. Mentre si aspetta da anni una soluzione diplomatica al conflitto, l’Unicef indice una raccolta fondi per proseguire i programmi salvavita

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

All’indomani del drammatico anniversario dell’entrata in guerra della Siria, ben 9 anni fa, risuona nelle coscienze dei responsabili delle parti in conflitto l’accorato appello della direttrice generale dell’Unicef, Henrietta Fore: “Smettete di colpire scuole e ospedali. Smettete di uccidere e mutilare bambini. Concedeteci di raggiungere chi ne ha bisogno”.

L’infanzia segnata da nove anni di guerra

Al ritorno da una missione la scorsa settimana nel martoriato Paese, Fore, chiede di porre fine ad una carneficina che vede milioni di bambini entrare nel decimo anno di guerra, circondati da violenza, morte, dolore, privazioni, sfollamenti e fughe all’interno della Siria e all’estero.

7,5 milioni di bambini bisognosi di aiuto

L’Unicef ricorda al mondo intero che in 9 anni di guerra 4,8 milioni di bambini hanno visto la luce sotto il fragore delle armi e un altro milione è nato nella condizione di rifugiato nei Paesi vicini. In totale sono 7,5 milioni i minori siriani bisognosi di aiuto. Di questi, 5 milioni si trovano in Siria, per metà sfollati all’interno del Paese e 2,5 milioni sono fuggiti negli Stati limitrofi.

9 mila minori uccisi e 5 mila reclutati

“Il bisogno di pace non è mai stato così pressante”, dichiara Fore. Ad oggi 9 mila bambini risultano uccisi o feriti e circa 5 mila sono stati reclutati nei combattimenti. A queste cifre in difetto - riferite ai dati verificati dal 2014, anno di avvio di un monitoraggio ufficiale, al 2019 – si aggiungono le disastrose conseguenze belliche sul territorio: quasi mille strutture scolastiche e mediche sono state attaccate; 2 scuole su 5 non sono utilizzabili perché distrutte o danneggiate o convertite in rifugio per sfollati o per scopi militari, per cui 2,8 milioni di scolari in Siria e nei Paesi vicini mancano dai banchi; oltre la metà delle strutture sanitarie non sono funzionanti; quasi 20 mila bambini sotto i 5 anni sono malnutriti a rischio della vita; i prezzi degli articoli di base sono aumentati nel periodo bellico di 20 volte, con ricadute disastrose per il sostentamento delle famiglie.

Si aggrava lo scenario bellico nel nord ovest

Lo scenario di guerra si è perfino aggravato negli ultimi mesi nel nord ovest della Siria, dove dal primo dicembre è sfollato quasi un milione di persone,  per oltre la metà bambini, soggetti oltre alle privazioni di ogni genere anche alle intemperie del tempo per le basse temperature invernali.

682 milioni di dollari per i programmi salvavita

L’Unicef tiene a riferire quanto ha potuto fare lo scorso anno per aiutare questo popolo in sofferenza: vaccinando quasi 750 mila bambini; dando supporto psicosociale ad oltre 1 milione di minori; fornendo un'istruzione formale e non formale a quasi 3 milioni di scolari; procurando acqua potabile ad oltre 5,3 milioni di persone; aiutando quasi 2 milioni di persone con acqua, strutture igienico-sanitarie e servizi igienico-sanitari. Sono programmi salvavita con finanziamenti limitati. Da qui l’appello dell’Unicef ai donatori pubblici e privati per una raccolta fondi di 682 milioni di dollari. 

Fermare la guerra per via diplomatica

“L'assistenza umanitaria non porrà fine alla guerra, ma aiuterà a mantenere in vita i bambini”, sottolinea Ted Chaiban, direttore regionale dell’Unicef per i Medio oriente e Nord Africa. “L’unica soluzione alla crisi in Siria  - aggiunge dal suo particolare osservatorio -  è attraverso la diplomazia”.

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16 marzo 2020, 14:52