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Palestina: estesa la chiusura di tutti i luoghi di culto

L'emergenza coronavirus ha toccato anche i luoghi di culto cari alla cristianità. Per 14 giorni, al fine di ridurre il contagio, tutta la Palestina sarà blindata, secondo le disposizioni del Patriarcato Latino di Gerusalemme

Tiziana Campisi - Città del Vaticano 

Non più solo parrocchie, chiese, cappelle, case religiose e qualsiasi altro luogo di culto di Betlemme, Beit Jala, Beit Sahour e Gerico dovranno restare chiusi. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha disposto che venga applicato in tutta la Palestina il provvedimento in ottemperanza al decreto del ministero della salute palestinese, che ha stabilito la chiusura di scuole, moschee e chiese per 14 giorni, al fine di ridurre il più possibile il contagio del corona virus. Lo spiega l’amministratore apostolico, monsignor Pierbattista Pizzaballa, che invita “le comunità di tutta la diocesi, in Giordania, Palestina, Israele e Cipro ad unirsi in preghiera solidale”, anche in seguito allo stato di emergenza dichiarato in tutto il Paese dal presidente Abou Mazen.

“Preghiamo innanzitutto per le vittime di questo virus, non solo tra noi, ma in tutto il mondo – scrive monsignor Pizzaballa –. Preghiamo anche per tutti coloro che indirettamente sono stati colpiti, perdendo il lavoro, per le tante famiglie che, in una situazione già difficile e precaria, si trovano ora di fronte a difficoltà economiche e sociali ancora maggiori. In questi momenti –prosegue l’amministratore apostolico – vogliamo rimanere uniti e solidali, nella preghiera innanzitutto, e in tutte le forme possibili di aiuto e sostegno reciproco”.

Non dubitiamo, la fede ci sostiene

Soltanto giovedì il Patriarcato Latino di Gerusalemme aveva pubblicato una serie di indicazioni esclusivamente per Betlemme, Beit Jala, Beit Sahour e Gerico, invitando tutti al senso di responsabilità e di unità, esentando i fedeli dall’obbligo della partecipazione domenicale alle Messe, suggerendo a tutti i parroci di organizzare celebrazioni in streaming e attività di catechismo e iniziative simili attraverso l’uso dei media; di tenere i funerali nei cimiteri, con il minor numero possibile di persone, ma non in spazi chiusi; di cancellare tutte le attività ecclesiali e pastorali e quelle di gruppi giovanili e scout. Ieri le disposizioni sono state estese in tutta la Palestina. “Non dobbiamo lasciarci prendere dal panico, ma avere la consapevolezza che anche nell’attuale situazione riusciremo a superare questa prova – conclude monsignor Pierbattista Pizzaballa –. Non dobbiamo dubitare, la fede in Gesù ci aiuta e ci sostiene sempre. I Cristiani sono coloro che decidono di vivere nell’amore e non nella paura. Rimaniamo sereni e saldi nella speranza”. 

07 marzo 2020, 13:31