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Covid-19, il Portogallo regolarizza i richiedenti asilo

La decisione ha subito ricevuto l'apprezzamento dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e presenta almeno due ragioni valide. L'intervista al presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Siamo tutti sulla stessa barca e nessuno si salva da solo. Sono questi alcuni dei passaggi ripresi con più frequenza dai media dopo lo storico momento di preghiera di Papa Francesco - in una piazza San Pietro vuota – di venerdì 27 marzo. La fragilità umana si mostra a tutti, ciascuno è chiamato non solo ad affrontarla, ma innanzitutto a riconoscerla. In questo senso, è altrettanto importante ed urgente non disconoscere i diritti di coloro che sono ancora più fragili. Tra queste persone vi sono anche i richiedenti asilo, chi da tempo attende un riconoscimento, uno status che gli permetterà di ricevere, tra l'altro, l'assistenza sanitaria del Paese in cui si trova.

La decisione del Portogallo

A Lisbona si sono posti il problema: cosa fare con chi attende un riconoscimento da tempo in un momento di emergenza assoluta qual è quello della pandemia di Covid-19? La prima risposta è stata allentare le maglie della burocrazia. La seconda concedere ai richiedenti asilo ciò che aspettano da mesi, se non da ancora più tempo. Il Portogallo ha così annunciato che, almeno fino a mercoledì 1 luglio 2020, regolarizzerà i richiedenti asilo nel Paese, per garantire loro l'assistenza sanitaria durante la pandemia. I casi di contagio in Portogallo sono circa 6mila, con almeno 120 vittime registrate. La misura vale per tutti quelli che hanno già presentato la richiesta. Con questa regolarizzazione gli stranieri potranno cercare un lavoro regolare e accedere a tutti i servizi pubblici e affittare una casa senza ricorrere al mercato nero.

L'apprezzamento dello Iom

Richard Danziger, direttore regionale dello IOM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, si è complimentato con il governo portoghese, guidato dal 2015 dal socialista António Costa. “Le persone non dovrebbero essere private dei loro diritti alla salute e al servizio pubblico - ha scritto Danziger - solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata. In questi tempi eccezionali, i diritti dei migranti devono essere garantiti”. Il motivo, da un lato, è dunque quello di garantire a queste persone dei diritti fondamentali. Poi vi è un'altra ragione.

La sicurezza nazionale

Monitorare la situazione in tempi di pandemia è compito di ogni Governo. Poterlo fare con il maggior numero possibile delle persone che si trovano nel Paese è il modo migliore per raggiungere tale obiettivo. Di conseguenza, Lisbona ha deciso di regolarizzare i richiedenti asilo anche per evitare di avere situazioni di emergenza dettate da un'assenza di dati. Persone fantasma, impossibili da monitorare. Il contagio di un lavoratore nepalese nelle serre dell’Algarve, aveva convinto le autorità a confinare in una scuola un'ottantina di suoi connazionali, molti dei quali sono fuggiti temendo di essere stati confinati per un immediato rimpatrio forzato. Un caso che rischiava di ripetersi su tutto il territorio. Esempio lampante di una situazione che non riguarda, ovviamente, solo il Portogallo.

“Così si tutela la sicurezza di tutti"

Una decisione quella di Lisbona apprezzata anche dalla Comunità di Sant'Egidio. Il presidente Marco Impagliazzo nell'intervista a VaticanNews sottolinea infatti come "in questo modo si tuteli la salute di tutti e ciascuno". "Un'occasione - aggiunge - per regolarizzare lavoratori precari, si pensi ad esempio alle badanti, e per risolvere questioni pendenti come quelle dei richiedenti asilo". Secondo Impagliazzo, la misura presa dal Portogallo è da esempio per altri Paesi europei, compresa l'Italia. "Ognuno - specifica - nel rispetto del proprio ordinamento". 

Ascolta l'intervista a Marco Impagliazzo
30 marzo 2020, 12:16