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Accordo Gantz-Netanyahu: svolta in Israele

Gantz è il nuovo presidente della Knesset, ma a breve dovrebbe diventare ministro degli Esteri in un Governo di unità nazionale guidato da Netanyahu. Tra un anno e mezzo il leader di Blu e Bianco prenderà il posto del premier. L'accordo è arrivato in piena emergenza coronavirus

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

La soluzione alla lunga crisi politica sembra essere arrivata. In piena emergenza pandemia. Un paradosso, forse, o la naturale evoluzione democratica di un Paese che si è recato tre volte alle urne in meno di un anno. Lo scenario per Israele non è mai mutato: un sostanziale pareggio tra il Likud del premier uscente Benyamin Netanyahu e Blu e Bianco di Benny Gantz. Il presidente israeliano Reuven Rivlin aveva affidato a quest'ultimo, dieci giorni fa, l'incarico di formare un nuovo Esecutivo dopo le elezioni di martedì 3 marzo. Alle urne aveva ottenuto più consensi Netanyahu, ma dopo le consultazioni il leader del partito Blu e Bianco aveva ricevuto l'endorsement di 61 deputati contro i 58 ottenuti dal premier uscente. Non abbastanza, comunque, per governare. Poi, la svolta.

L'accordo arriva 23 giorni dopo il voto

Nella giornata di ieri, giovedì 26 marzo, cambia tutto: Benny Gantz - anche grazie ai voti di Likud - è stato eletto presidente della Knesset, il parlamento israeliano. Un incarico a brevissimo termine, visto che l'accordo con Netanyahu prevede - salvo ulteriori novità - la formazione di un Governo con il premier uscente confermato per 18 mesi e lo stesso Gantz agli Esteri. Dopo l'estate 2021 quest'ultimo dovrebbe andare alla guida dell'Esecutivo. Una vera e propria staffetta, dunque, per porre fine ad una crisi politica che non aveva precedenti nella storia di Israele. L'accordo è arrivato nella settimana in cui sarebbe dovuto iniziare il processo contro il primo ministro Netanyahu, accusato di truffa e corruzione. Processo rinviato di almeno due mesi a causa della pandemia di Covid-19.

Gantz chiede unità, ma la coalizione si spacca

Il leader centrista è stato eletto presidente del Parlamento con 74 voti a favore e 18 contrari. Decisivi, come detto, quelli di Likud. Nel primo discorso da presidente dell’Assemblea, ha invocato la necessità di un governo di unità nazionale per fronteggiare la pandemia di Covid-19: “Non stiamo vivendo tempi normali, siamo chiamati a prendere decisioni difficili. La cosa migliore che possiamo fare per non compromettere la democrazia è impegnarci tutti insieme”. I due alleati di Benny Gantz in Blu e Bianco, Yair Lapid e Moshe Yaalon, hanno però formalmente richiesto di separarsi dall'alleanza dopo la decisione del leader di candidarsi alla presidenza della Knesset. Una scelta che, in sostanza, rompe la coalizione di centro costruita proprio per sfidare il Likud.

“Il coronavirus ha deciso i tempi della crisi”

“Sicuramente la pandemia è stata decisiva per arrivare ad un accordo, giunto nell'arco di poche ore, ma il vincitore vero rimane il premier Netanyahu”. Lo afferma nell'intervista a VaticanNews il giornalista Giorgio Bernardelli, esperto di Medio Oriente. Bernardelli sostiene che la mossa di Gantz, dettata dal fatto che il Paese non poteva restare senza Governo in un momento di eccezionale emergenza, ha di fatto rotto la coalizione di centro, nata proprio per sfidare la destra nazionalista da anni al potere. Sui possibili scenari di politica estera, l'esperto evidenzia poi come “sia Netanyahu che Gantz siano d'accordo sul piano Trump per Israele, dunque potrebbe esserci un'accelerazione in questo senso, ma sempre al netto dei tempi di durata della pandemia”.

Ascolta l'intervista a Giorgio Bernardelli

La pandemia

Più di 3mila casi e 10 morti. Questi i numeri, aggiornati alla mattina di venerdì 27 marzo, della pandemia di Covid-19 in Israele. Da domenica saranno dispiegati 500 militari per far fronte all'emergenza, mentre 400mila nuovi tamponi saranno disponibili da domani. Secondo fonti ufficiali, sarebbero una cinquantina le persone ricoverate in gravi condizioni. 

Nel Paese si moltiplicano, intanto, le iniziative di preghiera. Ieri a Gerusalemme i rappresentanti di ogni religione si sono trovati al municipio della Città Santa, di fronte al New Gate, ad un passo dal Patriarcato Latino e dalla Custodia di Terra Santa, per recitare una preghiera ciascuno secondo la propria tradizione.

27 marzo 2020, 11:39