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Coronavirus: lezioni virtuali Coronavirus: lezioni virtuali  (ANSA)

Coronavirus: la scuola va avanti anche da casa

La chiusura delle scuole, tra le prime misure adottate per fronteggiare l’epidemia di Covid-19, non ha impedito agli istituti di portare a termine l’anno scolastico grazie a tante iniziative di istruzione a distanza, anche nella zona di Bergamo, una delle più colpite dall’epidemia in Italia. Con noi la preside Stefania Ambrosini di Mapello

Giancarlo La Vella – Radio Vaticana

Computer, tablet, smartphone: la scuola italiana adotta i nuovi strumenti di comunicazione per trovare una via d’uscita alla crescente epidemia di Coronavirus. In Italia la diffusione del Covid-19 ha causato, tra le prime misure adottate, la chiusura degli istituti di ogni ordine e grado, dagli asili alle università. La decisione del governo ha suscitato subito grande preoccupazione tra i docenti e gli studenti, a causa della possibilità che l’anno scolastico possa essere invalidato, un grave problema, soprattutto per quelle classi che quest’anno si trovano ad affrontare gli esami. A questo punto si è fatto ricorso alla tecnologia per evitare che l’emergenza Coronavirus possa avere ricadute negative sugli studi dei ragazzi italiani. Tutte le scuole hanno, quindi, avviato in brevissimo tempo progetti di comunicazione a distanza, attraverso i quali è stato possibile portare avanti i programmi, con lezioni, compiti, interrogazioni giornaliere. Insomma, questa volta è la scuola che è andata a casa dei ragazzi e non viceversa.

Didattica a distanza per sperare e rimanere vicini

La sperimentazione della scuola a distanza sta avvenendo anche nelle zone più duramente colpite dal Coronavirus, laddove la vita è stata sconvolta dal necessario cambiamento radicale delle abitudini, ma soprattutto dalla perdita, a centinaia, di tanti cari. Una di queste è la provincia di Bergamo. Dall’Istituto Comprensivo di Mapello, a pochi chilometri dalla città lombarda, la dirigente, la preside Stefania Ambrosini ci ha raccontato telefonicamente questa esperienza del tutto nuova per il mondo scolastico italiano. Il dolore per le persone scomparse non ha abbattuto nei docenti e nei ragazzi la speranza in un ritorno alla normalità, che, ci si augura, possa avvenire prima possibile. Questo nuovo modo di fare scuola, afferma Stefania Ambrosini, non ha lo scopo di perpetuare il rapporto tradizionale tra insegnante e allievo, attraverso compiti e interrogazioni a volte indigesti per i giovani, ma di condividere un modo diverso di vivere il rapporto tra le varie realtà della scuola italiana, sia pure alla luce dell’attuale emergenza e, per questo, sicuramente più responsabilizzante per tutti, in cui scuola non vuol dire “fare compiti e fare lezione, ma condividere la vita”.

Ascolta l'intervista alla preside Stefania Ambrosini
24 marzo 2020, 10:56