Cerca

Vatican News
Congresso mondiale a Celje della Fraternità Cristiana Intercontinentale dei Malati Cronici e Disabili Fisici (Frater) Congresso mondiale a Celje della Fraternità Cristiana Intercontinentale dei Malati Cronici e Disabili Fisici (Frater)  La storia

Ho accettato l'amore di Dio

Per il tema del Messaggio per la 28° Giornata mondiale del malato, il Papa ha scelto le parole di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11, 28). Un Messaggio nel quale Francesco sottolinea il ruolo cruciale degli operatori sanitari. Protagonista della nostra storia è Tone Planinšek , disabile fisico, che ha sperimentato la vicinanza e la “salute” di Dio e vuole condividere questa sua esperienza con altri

Jože Potrpin – Ljubljana

Percorriamo, in sintonia con la Giornata del malato, la storia di Tone Planinšek: “La sofferenza può essere sia benedizione che maledizione. Dipende da come l’accettiamo. Nelle prove che accompagnano ogni vita umana, la sofferenza aiuta alla crescita spirituale e così la vita si arricchisce spiritualmente. Ma può essere anche un fastidio, quando la riteniamo una punizione divina. La sofferenza è un dono di Dio, ma noi ne abbiamo paura. Forse è anche perché ha un prezzo cosi inestimabile, che la conosciamo cosi poco. Per noi è significativo, perché conosciamo la strada sulla quale Maria ci aiuta a camminare dietro Gesù e a non sbagliare. A Lourdes Lei ha scelto una pastorella semplice, povera e sempre malata, di nome Bernardette. Anche lei ha molto sofferto a causa degli interrogatori e delle umiliazioni. Gesù infatti ha proclamato i poveri, eredi del Regno dei Cieli”.

Lo spirito sano nel corpo fisicamente disabile

Uno spirito sano può esistere anche in un corpo malato e fisicamente disabile? “Sono nato come ragazzo sano, primo di sette figli in una famiglia contadina. Forse non avevo neppure un anno quando hanno notato che la mia schiena cominciava a curvarsi come conseguenza del rachitismo. Così, fino all’inizio della scuola primaria (in quel tempo in Slovenia la scuola cominciava a 7 anni e durava 8 anni), ho girato per ospedali. Ho frequentato la scuola primaria nel mio paese di nascita, e la scuola professionale nell’Istituto per la formazione dei giovani disabili, dove ho studiato per diventare sarto. Dopo l’apprendistato ho cominciato a lavorare. Non era facile trovare lavoro nella fabbrica di pelle. All’inizio c’erano problemi a causa della mia altezza, sono alto 130 centimetri. Più tardi ho lavorato con macchine speciali e diversi altri strumenti. Sono diventato anche l’innovatore dell’anno. Dopo venti anni di lavoro mi sono ritirato in pre-pensionamento a causa di frequenti problemi di salute. Ma nel pensionamento non sono rimasto fermo. Sono diventato attivo nella Fraternità Cristiana Intercontinentale dei Malati Cronici e Disabili Fisici (Frater). Sono “caduto” anche nelle acque del giornalismo. Per tanti anni sono stato membro del consiglio pastorale parrocchiale e più volte animatore dei cresimandi”.

) La famiglia allargata gioiosa in festa
) La famiglia allargata gioiosa in festa

Il piccolo sole o il raggio

“Tutto è cominciato con la fede, quella tradizionale. Dopo, essa ha cominciato a crescere in me perché ho cominciato a leggere anche qualcosa di spirituale. Frequentavo anche il catechismo per i giovani. Durante la scuola professionale nell’Istituto per la formazione ho sperimentato quale significato ha la fede nella vita. A causa di un libro arrivato tramite posta all’indirizzo dell’Istituto dalla casa editrice Družina, perché sono stato disegnato in una partecipazione, mi hanno quasi espulso dall’Istituto. Alla Messa non potevamo andare, soltanto di nascosto. Durante questo periodo avrei potuto rinunciare alla fede, invece l’ho abbracciata ancora più fortemente. Cominciavo anche a domandarmi il perché della sofferenza. Perché la gente soffre? Tramite la meditazione e la lettura di contenuti spirituali sono arrivato al riconoscimento che questa infatti è la mia missione. Anche Gesù ha sofferto. Con la sofferenza ha redento il mondo. Perciò ho concluso che la sofferenza è il più alto modo di amare; altrimenti Dio ne avrebbe scelto un altro. Adesso ormai che alla disabilità si sono aggiunti diversi dolori e problemi, offro tutto questo a Gesù per alcune intenzioni concrete. ‘La sofferenza già di per sé ci spinge al cielo. Ma comunque non andrà avanti senza la nostra collaborazione’, mi ha scritto un sacerdote anni fa. Anche lui ha sofferto molto. In breve, ho ricevuto l’amore di Dio nel mio cuore. Ogni tanto dice qualcuno che sono un sole, un piccolo sole o un raggio”.

Pellegrinaggio nazionale dei malati, disabili e anziani al santuario nazionale a Brezje.
Pellegrinaggio nazionale dei malati, disabili e anziani al santuario nazionale a Brezje.

La disabilità può anche essere un privilegio

“Spesso i ‘sani’ sbagliano perché troppo spesso vogliono fare al posto del disabile o del malato quello che sa fare, o che deve fare, da solo. Questo comincia già nella propria famiglia. Io invece a casa non ho mai sentito: ‘Tu comunque non puoi. Tu non devi, faremo noi al tuo posto’. Ma è altrettanto vero che noi bambini ci siamo aiutati a vicenda. Ciascuno ha il dovere di fare quello che può e di chiedere aiuto solo per ciò che è per lui impossibile. Disabile allora non è una persona meno capace o una persona con bisogni speciali. A me sembra più opportuno chiamarlo: persona con una missione speciale. Sto pensando alla missione dataci da Dio, e l’ha data ad ogni persona. La disabilita può essere un privilegio se l’accogliamo come dono di Dio, che ci aiuta a scegliere la strada della santità. Sì, per molti il disabile è un piccolo sole, quando per lui la sua disabilità non rappresenta un peso, ma intende sé stesso come una persona con i suoi talenti. Questi sono piccoli soli, e ne conosco tanti”.

Ha trovato la sua missione speciale

“Talvolta basta un incoraggiamento, affinché una persona riesca a dare il meglio di sé stessa. Noi disabili e malati non siamo soltanto persone che ricevono aiuto e compassione, ma possiamo anche dare. Essere utile ad un altro essere umano: in questo consiste la mia felicità. Nel mio caso questo è accaduto già nell’anno 1975 durante l’incontro dei malati e dei disabili nel Santuario mariano di Brezje, quando mi sono messo in contatto con la Fraternità Cristiana Intercontinentale dei Malati Cronici e dei Disabili Fisici e in questo ho trovato la mia propria strada. Allo stesso tempo ho conosciuto la rivista Prijatelj (Amico). Ho partecipato a numerosi incontri, pellegrinaggi, esercizi spirituali, a tanti fine settimana di preghiera, alle vacanze, alle feste di capodanno, alle visite. Alcune volte ho accettato di organizzare mostre di oggetti artigianali, accompagnate da concerti o da tavole rotonde su diversi temi con vari ospiti. Più volte sono stato rappresentante della Slovenia a congressi europei o internazionali della Frater. Ho reso testimonianze durante le Messe in diverse parrocchie o in diversi gruppi come oratori, scout… Nel 2009 sono stato eletto responsabile della Fraternità Cristiana dei Malati Cronici e dei Disabili Fisici in Slovenia e lo sono ancora oggi”.

Tone è stato fotografo ufficiale al congresso eucaristico a Celje.
Tone è stato fotografo ufficiale al congresso eucaristico a Celje.

La fotografia dice più che mille parole

“L’importante è scoprire e coltivare i talenti che abbiamo. Nonostante alcune privazioni, forse possono essere anche più di ciò che pensiamo. Fotografare è la mia gioia più grande e questo già dalla scuola primaria. Ho unito questa gioia all’utile e per questo mi piaceva sempre più fotografare la vita della Fraternità Cristiana dei Malati Cronici e dei Disabili Fisici. Ho pubblicato le mie fotografie nella rivista Prijatelj (Amico), nel settimanale Družina (Famiglia), nel mensile Ognjišče (Focolaio) e anche in altri media. Ho fatto due fotografie molto belle e anche espressive quando l’arcivescovo Alojzij Šuštar è rimasto da solo nel presbiterio sulla sua sedia a rotelle, mentre gli altri fotografi dopo la cerimonia sono andati via seguendo i politici. Ero anche fotografo ufficiale della rivista Prijatelj (Amico) durante entrambi i viaggi apostolici di Papa Giovanni Paolo II in Slovenia. Adesso a causa della malattia l’attrezzatura fotografica è troppo pesante per me e a causa di ciò non partecipo più a grandi eventi”.

L’arcivescovo emerito Alojzij Šuštar è rimasto da solo nel presbiterio
L’arcivescovo emerito Alojzij Šuštar è rimasto da solo nel presbiterio

Il motto della Frater: “Alzati e cammina”

“Gesù ha detto questa frase ad uno zoppo duemila anni fa. Queste parole sono valide per i disabili anche oggi. Più volte ho ripetuto che le cose buone fatte da noi disabili devono arrivare anche nei media, così non ci rappresenterebbero più come povere creature. Ho cominciato a descrivere diversi eventi, soprattutto quelli ai quali hanno partecipato anche disabili e malati. E' per questo che alla fine sono arrivato alla Radio Ognjišče, dove da 25 anni preparo il programma dal titolo Alzati e cammina, esattamente un anno in meno di quelli che ha la radio. Qui sicuramente ho ascoltatori quanto in una grande parrocchia”.

Tone prepara il programma Alzati e cammina con la conduttrice già da 25 anni
Tone prepara il programma Alzati e cammina con la conduttrice già da 25 anni

Il programma che accarezza e incoraggia

“Nel programma mi rivolgo alle persone tra le quali ci sono anche io. Chi può aiutare meglio costoro se non uno di loro, che sa indentificarsi con loro, che ha esperienze simili alle loro, perché parla della sua vita. Preparo questo programma con il cuore, non con il sapere, dal di dentro. Il programma non ha lo scopo di consolare, ma con i suoi contenuti cerca soprattutto di incoraggiare i malati, i disabili e tutti i sofferenti a rivolgere lo sguardo al futuro e a domandarsi a che cosa può servire la malattia o la disabilità”.

A modo di conclusione

Il malato e il disabile non devono essere solo oggetto di aiuto, ma soprattutto soggetti attivi, portatori di un pellegrinaggio nella fede e nella speranza, testimoni dei miracoli dell’amore e della gioia pasquale.

12 febbraio 2020, 06:45