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75 anni dalle bombe su Magonza. Pax Christi: lavorare più attivamente per la pace

Dalla Seconda Guerra mondiale ad oggi troppe guerre e troppe violenze, occorre un maggiore impegno. La Chiesa tedesca: mettiamo in pratica i principi cristiani

Isabella Piro - Città del Vaticano 

Era il 27 febbraio 1945 quando un raid aereo delle Forze Alleate distruggeva la città di Magonza, in Germania. Oggi, a 75 anni da quella funesta pagina della Seconda Guerra Mondiale, la Chiesa locale rilancia l’invito a lavorare attivamente per la pace. E lo fa attraverso una dichiarazione del vescovo di Magonza, nonché presidente di Pax Christi in Germania, monsignor Peter Kohlgraf.

“Il male produce sempre altro male – scrive il presule – e la guerra è sempre causa di ulteriore violenza, di morte e di povertà”. Monsignor Kohlgraf sottolinea, poi, che “le conseguenze della guerra non sono terminate con la fine del conflitto perché i sopravvissuti, ovunque, sono rimasti traumatizzati, segnati da esperienze di violenza e sofferenza”. Ed anche “le generazioni successive sono state influenzate da queste esperienze”, tanto che “le ferite della guerra sono visibili” ancora oggi, e non solo “nel paesaggio urbano di Magonza”.

Troppa violenza nel mondo, educhiamo alla pace

Ma la commemorazione del 75.mo anniversario del bombardamento è anche – dice il presidente di Pax Christi in Germania – un monito a “lavorare attivamente per la pace”, soprattutto in un momento storico in cui, in tutto il mondo, si assiste ad una nuova fase di “riarmo”, ad una “crescente disponibilità all’uso della violenza nei pensieri, nelle parole e nelle azioni”. Per questo, continua monsignor Kohlgraf, è importante mettere in pratica i principi cristiani, “rifiutando ed opponendosi all’odio e al disprezzo”, promuovendo al contempo “nelle famiglie, nelle scuole e nelle associazioni ecclesiali un’educazione alla pace”. In tal modo, la commemorazione della distruzione di Magonza potrà “aiutare a gettare il seme del bene, come il chicco di grano che sprofonda nella terra per portare frutto”.

Non vendetta,ma preghiera

Infine, monsignor Kohlgraf ricorda un episodio significativo: il 27 febbraio 1945, a Magonza, fu distrutto anche il convento delle Clarisse dell’Adorazione Perpetua; 41 di loro morirono, una sola sopravvisse e, dopo la guerra, ricostruì il Convento, attivo ancora oggi. “Questa comunità di preghiera – sottolinea il presule – è la prova concreta delle parole di Gesù: dalla morte nasce nuova vita, dalla guerra non deve derivare per forza la vendetta, bensì la preghiera amorevole”. Il monastero delle Clarisse, dunque, è “ancora oggi un incoraggiamento per tutti noi a dare spazio alla pace nei pensieri, nelle parole e nelle azioni”.

27 febbraio 2020, 08:16