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La bandiera croata e quella dell'Unione Europea La bandiera croata e quella dell'Unione Europea  (AFP or licensors)

Presidenza Ue: passaggio di consegne tra Finlandia e Croazia

Con il 2020 debutta alla presidenza semestrale di turno dell’Unione Europea la Croazia, ultimo Paese ad essere ammesso nell’organismo continentale. Importanti le sfide che attendono Bruxelles nei prossimi mesi, a cominciare dalla Brexit. La nostra intervista

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

Questo 2020 vede il debutto della Croazia alla presidenza semestrale dell’Unione Europea. Il Paese balcanico, a meno di 30 anni dalla sua indipendenza, riceve il testimone dalla Finlandia e, a sua volta, a luglio prossimo, lo passerà alla Germania. Si tratta di un evento che a Zagabria viene vissuto con particolare attenzione per la visibilità internazionale che la guida dell’Unione comporta. La Croazia vi fa parte dal 1° luglio 2013 e quindi è il Paese più giovane dell’organismo europeo. “Un’Europa più forte in un mondo di sfide”: questo il motto scelto per il semestre di presidenza. Sono poi quattro i punti centrali del programma adottato dal governo guidato dal premier conservatore Andrej Plenkovic: sviluppo, infrastrutture, sicurezza e un forte impatto dell'Europa su scala globale. Ma nei prossimi mesi la Croazia dovrà gestire anche altre questioni importanti. Secondo Federiga Bindi, esperta di questioni europee e docente all’Università romana di Tor Vergata, a margine sicuramente c’è la Brexit, che, tuttavia, vede coinvolti principalmente organismi nominati ad hoc, ma c’è anche il tema dell’immigrazione, che sinora Zagabria ha affrontato con una politica interna di forte chiusura nei confronti degli ingressi di extracomunitari.

Ascolta l'intervista a Federiga Bindi

L’immigrazione ancora al centro delle priorità dell’Europa

In questa presidenza semestrale tra i temi a cuore della Croazia, secondo Federiga Bindi, anche la promozione della maggiore apertura ai Balcani dell’Europa. Zagabria, dunque, potrebbe farsi promotrice di iniziative per velocizzare il processo di adesione di altre Paesi, come l’Albania e la Macedonia del Nord, e avviare il dialogo con la Serbia. Ma è evidente che al centro delle priorità dell’Unione Europea rimane la ricerca di una posizione comune nella gestione degli ingressi degli immigrati, un tema che, di recente, ha creato forti divisioni tra i Paesi membri. La chiusura dei Paesi dell’est mette in crisi qualsiasi intesa sull’accoglienza degli immigrati che ne avrebbero diritto. Lascia perplessi, afferma Federiga Bindi, che Paesi, i cui cittadini anni fa hanno ricevuto piena accoglienza in Europa alla dissoluzione del blocco comunista, oggi non mostrino la volontà, se non altro per mera riconoscenza, di accogliere chi arriva dalla fame e dalla guerra.

 

02 gennaio 2020, 13:02