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Libia: i protagonisti della recente Conferenza di Berlino Libia: i protagonisti della recente Conferenza di Berlino  (ANSA)

Libia: diplomazia al lavoro per garantire la tregua

Dopo la Conferenza di Berlino sulla Libia, la diplomazia internazionale si muove su vari fronti per dare più forza alla fragile tregua in atto tra le forze di al Sarraji e del gen. Haftar. Domani riunione del Consiglio di Sicurezza europeo, per ridisegnare la missione Sophia in chiave di controllo dell’embargo delle armi. La nostra intervista

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

La recente Conferenza di Berlino sulla crisi in Libia ha sicuramente consentito di fare ordine sui progetti della diplomazia internazionale per quanto riguarda il futuro del Paese nordafricano, ancora alle prese con i contrasti scoppiati nel dopo Gheddafi. L’incontro, voluto dal cancelliere tedesco, signora Angela Mekel, ha avuto il merito di coinvolgere nel processo diplomatico la Russia e la Turchia. Mosca e Ankara appoggiano, più o meno dichiaratamente, l’una il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, l’altra il premier Fayez al Sarraji, che guida il governo di accordo nazionale, riconosciuto dall’Onu, con sede a Tripoli. Tuttavia a Berlino non c’è stato modo di far incontrare e discutere i due contendenti. Proprio per questo l’attuale tregua in corso risulta molto fragile e avrebbe bisogno di un preciso intervento sul terreno da parte di forze garanti neutrali.

Coinvolgere i Paesi confinanti

Secondo Luciano Ardesi, esperto di nord Africa, sarebbe opportuno coinvolgere nella crisi libica anche i Paesi confinanti: Tunisia, Algeria, Niger Ciad, Sudan ed Egitto, quest’ultimo già presente alla conferenza di Berlino. Questo passo – afferma Ardesi nella nostra intervista – consentirebbe un maggiore controllo dei confini libici soprattutto nella parte meridionale, che da anni sono terreno incontrollato del traffico di esseri umani e di armi. E proprio oggi il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, è ad Algeri, per una riunione sulla Libia con i ministri degli Esteri dei Paesi confinanti. Scopo dell’incontro: informare dei risultati della Conferenza di Berlino, che si è tenuta domenica scorsa, e raccogliere adesioni sui programmi che verranno decisi dalla diplomazia internazionale.

Ascolta l'intervista a Luciano Ardesi

Stop all’ingresso di armi in Libia

La crisi libica ha visto l’importante ritorno dell’Europa nelle vesti di mediatore internazionale. Dopo la Conferenza di Berlino, domani in programma la riunione del Consiglio di Sicurezza europeo, per ridisegnare la missione Sophia, che dovrebbe avere nell’immediato futuro un ruolo decisivo nel blocco del commercio di armi destinate alle forze dei due eserciti in lotta. L’operazione dovrebbe amplificare i controlli, estendendo il pattugliamento dalle acque internazionali a quelle territoriali, per poi dare vita anche ad interventi di terra, su richiesta del governo libico. Dunque Sophia, da controllo dell’immigrazione che aveva, sembra destinata ora ad avere nuova vita con rinnovati compiti, operando sempre nell’area del Mediterraneo. Una sorta di fiore all’occhiello per l’Unione Europea, che potrebbe finalmente parlare in politica internazionale con una voce sola. Unico neo, secondo Luciano Ardesi, è che le armi giungono in Libia non solo via mare, ma anche attraverso i confini sahariani ed è proprio lì che occorrerebbe un controllo più efficace. Premessa alla buona riuscita di tutto il programma è che al Sarraji e Haftar decidano di sedersi al tavolo delle trattative con l’obiettivo di giungere ad un accordo.

23 gennaio 2020, 14:45