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Crisi Medio Oriente e Libia: a Lampedusa fiaccolata per la pace

L’iniziativa nasce nel cuore del Mediterraneo e guarda agli accadimenti che in Iraq ed in Libia hanno visto soffiare venti di guerra all’inizio del nuovo anno. Intervista al parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

La crisi in Libia, con il mancato cessate il fuoco richiesto dalla comunità internazionale, e l’escalation di tensione in Medio Oriente, con le frizioni tra Stati Uniti ed Iran dopo l’uccisione da parte americana del generale iraniano Soleimani, hanno reso questo inizio anno un tempo di forte preoccupazione a livello mondiale. C’è chi ha parlato anche del rischio di un terzo conflitto mondiale e si moltiplicano gli appelli al dialogo. 

La fiaccolata per la pace

Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, non ha dubbi. “Quello che sta avvenendo in questi giorni non riguarda solo il Nord Africa o il Medio Oriente – afferma -, ma c’entra con ciascuno di noi”. Da questa convinzione ha preso forma l’iniziativa per la pace nel piccolo comune siciliano che domenica 12 gennaio darà vita ad una fiaccolata in Piazza Garibaldi, a pochi metri dalla parrocchia di San Gerlando. Il tentativo di dire, proprio dal cuore del Mediterraneo, che la pace è possibile purché si favorisca subito il dialogo tra le parti. Mettendo al centro, come ricorda la Chiesa, l’uomo ed il suo sviluppo integrale.

“L’indifferenza e l’abitudine portano alla guerra”

Don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando a Lampedusa, sottolinea nella nostra intervista come la fiaccolata voglia essere un segno di speranza nei venti di guerra che hanno caratterizzato questo inizio 2020. “La globalizzazione dell’indifferenza di cui parla Papa Francesco – afferma – si registra anche dinanzi al rischio della guerra”, davanti al quale si reagisce come con “uno spot pubblicitario”. “Ci stiamo abituando a tutto – aggiunge don La Magra – dimenticando le lezioni della storia”.

Ascolta l'intervista a don Carmelo La Magra

Lampedusa e Papa Francesco

I migranti sono prima di tutto persone, non questioni sociali. Parole, queste di Papa Francesco, che risuonano nelle coscienze di ciascuno, compresi gli operatori dell’informazione chiamati a comunicare il fenomeno migratorio. Persone, dunque, alle quali il Santo Padre ha sempre volto lo sguardo, un’attenzione che fa rima con inclusione. Non va dimenticato che il primo viaggio apostolico del suo pontificato, la prima visita ufficiale fuori dalla diocesi di Roma avvenne proprio a Lampedusa l’8 luglio del 2013. In quell’occasione Francesco incontrò un gruppo di extracomunitari e, accompagnato in barca da pescatori dell’isola, lanciò una corona di fiori nel punto dove si trova una statua della Madonna del Mare, posta ad oltre dieci metri di profondità, in memoria delle vittime del Mediterraneo. Quindi la Santa Messa, con l’omelia dove sottolineò come “in questo mondo della globalizzazione, siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza”. La stessa indifferenza che, oggi, sembra esserci anche nei confronti della guerra.
 

11 gennaio 2020, 13:05